IL CHITARRISTA MARCO PINNA PREMIATO IERI SERA AD ORISTANO [Adriano Sitzia]

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In Italia e in giro per il mondo ci sono diversi Oristanesi che hanno costruito qualcosa di importante, e che meritano di essere non ricordati ma veramente “cercati” dai loro concittadini. E’ ciò che è accaduto ieri all’Hospitalis Sancti Antoni, dove la città, rappresentata dal Sindaco e dall’Assessore allo spettacolo Naitza, ha voluto rendere ufficialmente merito al bravissimo chitarrista e compositore Marco Pinna, oristanese doc ma ormai da decenni fuori dalla nostra terra per proporre la sua arte in tanti palchi europei e americani, fino ad approdare sulle sponde del Cumberland, nella “città della musica” per eccellenza, cioè Nashville!
Marco Pinna si appassiona alla musica ed alla chitarra grazie ai Beatles, ammirati un giorno in tv. Da allora suonare e suonare bene diventa un vero chiodo fisso. Del resto, Oristano negli Anni settanta godeva di buona salute dal punto di vista culturale e musicale, offrendo un panorama sicuramente molto più stimolante di quello attuale. Benito Urgu, i “Barritas”, i Salis ecc. per un giovane che aveva passione ed entusiasmo, costituivano esempi importanti, da prendere come riferimento. E fu proprio Francesco Salis a dare i primi fondamentali rudimenti a Marco, che poi farà il suo esordio sul palcoscenico con Benito Urgu.
Ma Marco vuole fare ulteriori esperienze, confrontandosi con altre, diverse scene musicali. Decide perciò di varcare il Tirreno. Si trasferisce dapprima a Vienna, dove collabora con il bassista Kurt Weizman, e poi a Milano, dove ha subito modo di lavorare con Giorgio Strehler al “Faust”, allestito dal grande regista triestino nel suo “Piccolo Teatro” (1989).
Il percorso musicale di Pinna prosegue abbracciando anche generi estremi come il “metal”: infatti collabora con la ormai storica band old school “Essenza” dei fratelli salentini Rizzello, tuttora in attività.
I suoi successivi progetti musicali coinvolgono validi musicisti come i chitarristi Andrea Nichetti, Enrico Beretta, e Paolo Canola, o il pianista Fabrizio Grecchi. Ma è soprattutto con un altro grande chitarrista, sessionman e produttore sardo, Roberto Diana (Luras 1983, attualmente nei “Lowlands”), che Pinna, che nel frattempo ha raggiunto un alto livello tecnico nell’uso della chitarra classica e della chitarra con corde di nylon, ha modo ancora una volta di mostrare il suo talento. I due artisti infatti creano, nel 2007, il progetto “Ses Cordas” (six strings in Sardynian language), dal quale nasce lo spettacolo “Mediterranean Journey Live” (2009-2010) e un omonimo lavoro discografico, dove le sonorità mediterranee abilmente intrecciate ne costituiscono parte essenziale.
Nel 2011 ecco l’importante decisione – quasi una sfida – di varcare l’oceano, incoraggiato dalla proposta di un manager americano, che aveva apprezzato diversi suoi lavori, e che gli propose un interessante contratto. Questa nuova esperienza sta per dare i suoi frutti: infatti non manca molto all’uscita del suo primo lavoro discografico a stelle e strisce, che si avvarrà della collaborazione di diversi validi musicisti e della produzione di Denny Jiosa, noto chitarrista di smooth jazz – un jazz orientato al melodico e sensibile alle influenze fusion –, che s’è già guadagnato diverse nominations ai Grammy Award.
E ieri sera Marco ha ricambiato l’affetto dei suoi concittadini, presenti in buon numero, offrendo alcuni notevoli momenti della sua arte chitarristica, dopo che il pubblico aveva potuto apprezzare anche la bravura della giovanissima ed emozionata cantante Marta Loddo, accompagnata dalle note di Gianfranco Fedele.
Un plauso va sicuramente a tutti coloro che hanno stimolato l’Amministrazione ad organizzare questo appuntamento, come il gruppo facebooksiano “Sei di Oristano se …”, che ha voluto a sua volta dare un piccolo omaggio – la sua maglietta – a Pinna, e soprattutto l’amica Gabriella Picconi, da sempre attenta alla scena musicale e artistica oristanese e sarda, che si è spesa con impegno per l’evento.
L’auspicio è che questi appuntamenti non siano “una tantum”, ma trovino il loro importante spazio nel calendario oristanese, come sembra promettere anche il recente progetto “Oristanesi nel mondo”.