SOL CHI NON LASCIA EREDITA’ DI AFFETTI E DI CATTEDRE …

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Sepolcri
Tre anni fa il professor Stefano Allesina, uno dei molti ricercatori italiani costretti ad attraversare Alpi e pure oceani per portare avanti il loro lavoro – attualmente è docente presso l’Università di Chicago -, ha deciso di evadere dal suo specifico ambito di studi (biologia – zoologia) per intraprendere una ricerca un po’ particolare dal titolo “Measuring nepotism trough shared last names: the case of italian Academia”, più o meno “Misurare il nepotismo attraverso cognomi condivisi:il caso del mondo accademico italiano”. Inchieste ed articoli su questo fenomeno, particolarmente diffuso tra i lontani discendenti di Cesare e di Cicerone, non sono certo mancati tanto a livello nazionale quanto per ambiti geografico-professionali più ristretti, ma questa volta l’approccio è stato veramente scientifico, dunque a prova di contestazioni. Forse proprio per questo, che cioè era una roba seria – tra l’altro finanziata dalla locale National Science Foundation! -, nel Bel Paese – il famoso formaggio non c’entra – dei chiacchieroni fanfaroneschi e degli onorevoli da interrogazione sulla porchetta di Vattelapesca, non ha suscitato molto interesse. E sì che per questo studio il valente ricercatore ha pure creato un programma informatico “ad hoc”! In pratica Allesina ha effettuato uno studio statistico sulla ricorrenza dei cognomi nelle università italiane, utilizzando gli oltre 60000 nominativi di docenti e ricercatori universitari contenuti nell’apposito database del Ministero. Il suo obiettivo era quello di scoprire se particolari cognomi ricorressero più spesso del normale in un dato settore disciplinare. Qui non interessa riproporre i risultati di questa interessante ricerca, per i quali un link è: http://www.linkiesta.it/universita, quanto soffermarci su uno dei dati ottenuti da Allesina, e cioè la classifica dei “migliori” atenei nazionali per quanto riguarda il nepotismo. Classifica che vede sul gradino più alto del podio la Libera Università Mediterranea “Jean Monnet” di Casamassima (Bari), affiancata però – non ci crederete mai! – d
alle nostre due università, nell’ordine Sassari seconda e Cagliari terza. Una performance di tutto rispetto dunque, migliore addirittura di quelle della “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, di Catania, di Messina, o dell’Università della Calabria, tutte piazzatesi nelle posizioni immediatamente a ridosso del podio. Se si fosse trattato di una competizione sportiva o culturale o scientifica, staremmo qui ad esultare entusiasti. Invece …
Prendendo le mosse proprio da questa ricerca, Alessandra Carta, alcune settimane fa, ha pubblicato sul sito d’informazione “Sardinia Post” un’inchiesta in tre puntate, che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio il terzo classificato, l’ateneo cagliaritano. A leggere il suo dettagliato resoconto si possono incontrare vere e proprie dinastie, fatte da genitori e figli, ovviamente nipoti con relativi zii, ma anche generi e nuore, cognati e cugini ecc. Per i particolari non vi resta che leggere questi interessanti pezzi della Carta:
http://www.sardiniapost.it/inchieste/universita-nepotismo-1-i-parenti-dei-rettori/

http://www.sardiniapost.it/inchieste/universita-nepotismo-2-dinastie-medici-giuristi/

http://www.sardiniapost.it/inchieste/universita-nepotismo-3-le-dinastie-scientifiche/.

Qui invece si vuole sottolineare un altro dato. Da decenni in Italia si parla, si straparla, si strepita e si urla, in tv come sulla stampa, in piazza come nei bar, contro raccomandazioni, parentopoli, nepotismi e affini. Eppure colà dove si puote ciò che si vuole, si continua a fare come se nulla fosse, persino nonostante gli ormai numerosi interventi della magistratura. Anzi, guai se qualcuno – p. es., rimanendo nel settore universitario la mitica Gelmini provò a fare qualcosa con un ennesimo articolo 18 (“Chiamata dei professori”), quello della legge 240/2010, che prevede, al comma b, il divieto di chiamata ad incarichi per “coloro che abbiano un grado di parentela o di affinita’, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo” – dicevamo, guai se qualcuno profanare il tempio di questa divinità tanto venerata in Italia!!! Guai a lui!!! Subito i garantisti, i pariopportunisti e gli animalisti si levano sdegnati contro chi attenta a queste sacrosante libertà individuali!!!
Eppure non ci vuole molto: occorre solo fare buone leggi in materia. Compito questo peculiare, precipuo dei parlamentari, cioè della politica, che invece attinge buona parte – e qualcosa in più – della sua rappresentanza proprio da questi empirei. E infatti il nostro parlamento, quando non è impegnato a
riSformare le istituzioni, a fare leggi elettorali, a votare sulla discendenza presidenziale di qualche giovinotta, o a legiferare su diritti che fanno tendenza, perché interessano i salottisti con la “r” francese, con le giacche di cashmere e i foulard al collo – invece i diritti veri, quelli se ne possono pure andare a … -, si diletta appunto con le proposte di legge sulla mitica porchetta di Vattelapesca. Che giustamente va protetta dalle volgari imitazioni.
Ma dove vogliamo andare se neppure queste cose riusciamo a fare?
Vabbè, non ci resta che difendere gli orsi: fa più notizia!