EX DISTRETTO: UN’ALTRA POTENZIALE INCOMPIUTA [ADRIANO SITZIA]

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Domenica scorsa, nel corso di una serata organizzata dall’Associazione “50&più” sulla figura del giudice Mariano IV, il Sindaco Guido Tendas ha accennato all’ex Distretto militare, già Chiesa e Convento di San Francesco, ricordando, tra le altre cose, il fatto che ne è già stata stabilita la destinazione d’uso. Magrissima consolazione questa, perché dietro quei muri di via S. Antonio ormai da diversi anni non si sente battere neppure un chiodo e i lavori, certo molto complessi, sono ben lontani dalla conclusione. Del resto, basta ricordare quanto dichiarò nel 2012, nell’Aula degli Evangelisti, l’ingegner Tola, Soprintendente ai Beni architettonici per le Province di Cagliari e Oristano: “A motivo dei soliti problemi di finanziamento, compresi alcuni fondi FAS recentemente dirottati sulla Sassari-Olbia, questo restauro sta durando davvero molto”. E, aggiungiamo noi, mai niente è stato fatto neppure per ottenere l’acquisizione di questo bene almeno al patrimonio regionale!
Insomma, questo edificio rischia di aggiungersi al lungo elenco delle incompiute oristanesi, tra le quali rientrano a buon diritto anche quelle che, pur completate dopo alcuni decenni, hanno subito dopo necessitato o ancora necessitano di importanti interventi di riparazione, di restauro e/o di adeguamento strutturale ed impiantistico per essere fruibili: piscina, teatro, casa dello studente ecc. ecc. 

Il Distretto venne chiuso alla fine del secolo scorso. Da allora è iniziato il lungo iter per il recupero del complesso, che occupa, in pieno centro città, un’area di circa 1250 mq su una superficie complessiva di oltre 2500 mq. I lavori vennero appaltati nel 2007 ed iniziati nel 2008. Si tratta, come detto, di lavori complessi, che dovrebbero rendere nuovamente leggibile la struttura originaria tanto della Chiesa gotica quanto del complesso conventuale, almeno dove calcestruzzo e cemento armato non hanno definitivamente obliterato la pianta primitiva. Infatti, come sottolineò lo stesso Tola, “diverse ed importanti superfetazioni (aggiunte esterne come tettoie, depositi, ricoveri, baracche ecc.), spesso difficili da eliminare, come nel caso del quarto lato” rendono ormai impossibile la lettura della situazione originaria.

E’ dunque essenziale mettere insieme tutte le energie della città, sfruttando positivamente la presenza nel governo di un sottosegretario ai beni culturali sardo – Francesca Barracciu – e, in parlamento, di un deputato oristanese, l’onorevole Pes, che finora, almeno per quel che se ne sa, non pare aver conseguito risultati di rilievo. Solo in questo modo forse si riuscirà ad ottenere qualcosa.

Tutto il sistema delle risorse per i beni culturali va rivisto. L’Italia infatti rischia di perdere in poco tempo per incuria, mancato recupero, trascuratezza, tempi lunghissimi, buona parte del suo seppur ingente patrimonio storico-culturale. Occorre aprire senza indugio all’intervento privato quanto possibile diffuso, e rendere economicamente sostenibile il sistema “beni culturali”. E occorre farlo in tempi brevi!