RIFLESSIONI SULLA PITTURA [Saverio Pala]

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Saverio Pala

Con queste “Riflessioni” l’amico Saverio Pala, artista oristanese di talento e sensibilità non comuni, inizia la sua collaborazione con “Appunti oristanesi”, che proseguirà proponendoci ulteriori spunti di riflessione sull’arte, sull’spirazione, sulle tecniche,  e su alcuni artisti ed opere che, per lui, sono state importanti nella sua quotidiana scoperta della pittura.

Credo che ormai non ci siano dubbi, la vera Rivoluzione culturale del secolo è stata quella della comunicazione: oggi possiamo parlare con un amico che sta in America mentre noi passeggiamo tranquillamente sul Lungomare di Torre Grande, lontani migliaia di km o, se vi va, di miglia, addirittura guardandoci in faccia. Cose impensabili anche solo treant’anni fa.
Perché “rivoluzione”? Ecco, qualche giorno fa sono stato, diciamo così, “protagonista” di un episodio che mi ha fatto 
riflettere sulla “potenza” di questi cambiamenti. Viaggiavo sul treno che da Elmas mi stava riportando a casa, quando guardandomi attorno mi sono accorto di essere in compagnia di persone tutte intente a guardare tablet iphone  ecc. (non sono grande esperto in materia), a capo chino, con gli occhi fissi su quegli “aggeggi”, chi digitando, chi gesticolando, chi più semplicemente ascoltando musica con le cuffie. Nessuno sembrava neppure badare al vicino o a quello che aveva di fronte: totalmente assenti dalla realtà. Io, fornito – povero me! – di un’ “antiquità” da quindici euro, non potendo e, soprattutto, non volendo far parte di quel gruppo di comunicatori compulsivi, in totale solitudine guardavo invece la campagna fuori dal finestrino, peraltro non molto pulito, la scrutavo, la analizzavo in molti dei suoi aspetti: colore del cielo, colore e forma delle nuvole e relative ombre. Una linea di alberi in lontananza era azzurra e man mano che il paesaggio si avvicinava al treno sfumava verso tonalità ocra verdi rosse … stavo studiando … stavo esercitando la mia percezione visiva del colore e della forma. Estraneo io a quel mondo tecnologico, estranei quelli tra loro e rispetto a me. Una sensazione strana! Non mi reputo assolutamente né più intelligente né più sensibile del mio compagno di viaggio cellular-dipendente ma ho pensato che essere pittori nel senso pieno del termine, o, comunque, tentare di esserlo vuol dire appunto stare con la testa alta e guardare fuori, davanti a sé o a centinaia e centinaia di metri di distanza, o in alto tra le nuvole, cercando di cogliere quello che accade, grande o piccolo che sia. Spettacolo dopo spettacolo, fotogramma dopo fotogramma.
In questo mi sento pittore e mi sento diverso dai “tecnologici”: faccio una cosa che non fa quasi più nessuno, e cioè
guardo la natura per quello che è dal vero. “Seu antigu”? Forse noi pittori “en plein air” siamo un retaggio del passato, siamo dei morti viventi. Ma di ciò dubito proprio quando scorgo qualche amico, che, sollevato a fatica lo sguardo dalla tastiera del suo inseparabile tablet, rimane  stupefatto, quasi incredulo davanti alla potenza dei colori, alla composizione bilanciata del quadro che gli si presenta gagliardo agli occhi.