“AMICO, NON PORTARMI VIA!” Sicurezza e prevenzione nelle nostre strade [MARIO SALIS]

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“Amico, non portarmi via!”: questo è il geniale slogan ideato da uno stimato insegnante di Solarussa, innamorato del Sinis, laddove soggiorna abitualmente con altri amici, quasi a presidio di quel toponimo ambientale così sensibile e delicato. Adottato dall’Area Marina Protetta del Sinis – Isola di Maldiventre, tale slogan “supplicava” i predatori bipedi delle spiagge di quarzo di non portarsi via quel souvenir non commerciale.

Uno slogan questo che è anche diventato vera e propria preghiera recitata da chi, sulla Strada Statale 292, direzione Sassari, arriva al bivio che a destra conduce a Massama, Siamaggiore,  Solarussa, e a sinistra alla strada per Zeddiani, San Vero Milis. Qui infatti “giace” in costante agguato l’ingombrante parte di un cordolo di cemento – come testimoniano le foto –  lunga 1,44 m, alta 24 cm e larga 40, abbandonata addosso ad un cartello stradale sopra l’aiuola spartitraffico. Questo residuo  dimenticato è ciò che rimane del cordolo che delimitava la predetta aiuola, dopo i progressivi rifacimenti del manto stradale, testimonianza “archeologica” dell’incuria e della trascuratezza con cui spesso si lavora nelle strade sarde. Peraltro quel tratto è in perenne attesa di essere ampliato, come annuncia immancabilmente a scadenza periodica l’Assessorato ai lavori pubblici della Provincia. E in effetti ultimamente si sono visti da quelle parti degli intrepidi  tecnici, che, noncuranti dei rischi, si sono cimentati in ardimentose misurazioni e rilievi in mezzo alla strada e ai mezzi che la percorrono, senza  alcuna segnalazione della loro presenza.
Del resto, nonostante i frequenti incidenti, talvolta anche gravi – soprattutto quando vengono coinvolti dei mezzi pesanti – sembra che la situazione di quel pezzo di strada non attiri l’interesse di chi istituzionalmente dovrebbe occuparsene. Costoro non vi passano mai!? O quando vi passano, hanno altro per la testa!? Può darsi. Certo sembra davvero strano per esempio che i due vigili urbani in servizio per “Ognissanti” e 2 novembre, nei pressi dei cimiteri di Massama e di Nuraxinieddu per vigilare sull’attraversamento dell’arteria stradale, non abbiano notato la “cosa”. Eppure non è così minuscola! E sembra strano anche che altri loro colleghi, magari in sella ad un motociclo, imboccando il ponte del Tirso, in direzione della città, proprio all’altezza delle due colonne che reggevano i Fasci littori e della guardiola murata, non si siano ancora accorti di quella sorta di trampolino da sci nautico formatosi “grazie” ai successivi interventi di bitumatura, che fa sudare freddo gli sventurati scooteristi che, ignari, vi finiscono dentro. Praticamente chi si trova in sella ad un “due ruote” anche a velocità moderata, rischia di essere rovinosamente disarcionato, se non lo evita buttandosi sulla sinistra, con il rischio stavolta di finire sotto qualche autovettura, e in questo modo violando – ovviamente – il Codice della Strada. Ci sono problemi di competenza territoriale? Se ne deve occupare un altro ente? Può essere. Ma allora è d’obbligo il quesito: se un tutore dell’ordine assiste ad un illecito fuori dalla sua area di competenza che fa? Guarda altrove? E la sicurezza sulle strade qui da noi si garantisce soltanto con autovelox ed etilometri, ossia con strumenti che permettono di fare cassa, mentre i responsabili delle strade, che spesso fanno schifo e, soprattutto, sono pericolose, quelli non li multa mai nessuno? Altra domanda: per non scomodare sempre i soliti politici, dunque il responsabile del Corpo dei Vigili Urbani, per contratto di categoria percepisce lo stesso compenso del suo collega di Cagliari che però coordina non i 40 vigili di Oristano, bensì 340, che peraltro devono controllare una vera città e non un paesone. Allora, perché ogni tanto il comandante non trova un po’ di tempo per dare un’occhiata a queste – e diverse altre – pericolose situazioni, e poi costringe chi di dovere a porvi rimedio?
Adesso si dirà: ecco un altro populista! Beh, invece io, quando passo lì, preferisco dire: “Amico cordolo, non portarmi via!”