GRAMMATICA-MENTE 2: LA PAROLA “GREMIO” [ADRIANO SITZIA]

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Dopo la pausa natalizia, riprendiamo anche la nostra rubrica dedicata alla lingua italiana. In questo periodo ci sono giunte diverse proposte e alcuni quesiti, che stiamo prendendo in considerazione, tenendo conto delle nostre limitate possibilità.
Oggi abbiamo deciso di rispondere ad un amico che ci ha chiesto qualche informazione sulla parola “gremio”. La risposta è affidata ad ADRIANO SITZIA.

GREMIO – Il sardo “gremiu”, come ben si sa, ha lo specifico significato di “corporazione professionale o di artisti”, o “confrarìa”, come nello spagnolo cinquecentesco “gremio”, nel catalano “gremi (de artesanos)”, e cioè “colegio, cofradìa, germanidad”, come indica per esempio il Wagner (DES, ad vocem). L’italiano “gremio” è di fatto altra forma, antica (attestazione prima metà XIV sec.) e letteraria, di “grembo”, derivando entrambe dal latino “gremium”, nel caso di “grembo” incrociato con “lembo” (cfr. CORTELAZZO – ZOLLI (Dizionario Etimologico della Lingua Italiana”, 2, p. 520), per indicare “quanto si può abbracciare e stringere al seno” e quindi quello spazio che, in una persona seduta, si forma tra ginocchia e petto. In sardo la parola corrispondente è “coa”, “coedda”, “cuedda”.
Per quanto nel “Grande Dizionario della Lingua Italiana” UTET (a cura di S. Battaglia) si trovino indicati come significati anche “gruppo di persone”, “ambito sociale/religioso”, “nucleo sociale”, “comunità”, tuttavia il vocabolo sardo “gremiu” – e il corrispondente spagnolo – deriva il suo senso dalla locuzione “mettersi in gremio”, cioè appunto “in grembo”, “sotto la protezione” della Vergine Maria o di un santo evidentemente “patrono”, cioè “protettore”. E infatti i “gremi” oristanesi superstiti, quello dei Contadini, quello dei Falegnami e il gremio dei Muratori, sono tutti identificati dal nome dei loro Santi, rispettivamente San Giovanni Battista, san Giuseppe e santa Lucia, con i loro rispettivi luoghi di culto (chiese o cappelle omonime).
“L’origine dell’istituto – scrive Antonello Mattone in AA. VV. “Storia dei Sardi e della Sardegna”, vol III, “L’Età moderna”, MI 1989, p. 391 – è catalano-aragonese e coincide con l’immigrazione nelle città sarde di artigiani catalani, valenzani maiorchini, che avevano finito per trapiantare nell’isola i loro antichi ordinamenti associativi. Gli statuti più antichi risalgono alla prima metà del XV secolo …”.
Questo tipo di associazione nella Penisola italiana era chiamata con altri nomi: ad esempio a Firenze “arte”; “fraglia” e “scuola” a Venezia; “maona” poi “albergo” a Genova.
In epoche più antiche i gremi oristanesi erano certamente di più. Tra essi quello dei Ferrai, legato a Santa Caterina e all’omonima chiesa che sorgeva fino agli anni Trenta del Novecento in piazza Roma, lato via Garibaldi, vicino alla Torre di San Cristoforo, poi abbattuta con la stessa disinvoltura con la quale sono stati buttati giù diversi altri edifici storici della città (vedi piazza Manno). Certamente esistettero anche i gremi dei Sarti, dei Figoli e dei Calzolai.
A Sassari, probabilmente il centro sardo con il maggior numero di corporazioni, i gremi attivi sono ben 13, dei quali 10 partecipano alla “Faradda” o “discesa” dei Candelieri, l’antichissima manifestazione devozionale del 14 agosto, quasi sicuramente di origine pisana e divenuta dal 2013 anche Patrimonio dell’Umanità, dopo il riconoscimento dell’UNESCO.