ANTICON: INDIE MADE IN USA [ANTONIO SERRA]

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Anticon

Oggi parliamo di musica. Non è la prima volta che ci addentriamo in questo popoloso e variegato mondo, ma questa volta lo facciamo attraverso il contributo di un nostro amico, Antonio, e la sua passione per questa particolare etichetta e per un genere non facilmente classificabile almeno secondo le tradizionali divisioni. Dunque, ecco a voi “Anticon”! Buona lettura e buon ascolto! [MARIO SALIS]

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A volte capita di imbattersi per caso in qualcosa che poi non smette più di piacerti. A me è capitato proprio con alcune produzioni targate “Anticon”, label indie di Los Angeles (California), fondata a San Francisco nel 1998 da sette musicisti, con direttore artistico Baillie Parker. Le definizioni usate per le produzioni della “formica” (questo è il singolare logo adottato) esprimono chiaramente la difficoltà di classificazione: “hip hop post rock” oppure “avantgarde hiphop”, “abstract hip hop”, mentre chi fa parte del giro “Anticon” parla più genericamente di “Music for the Advancement of Hip Hop“. In realtà ANTICON, con lo stile dei gruppi appartenenti alla propria scuderia, ha rivoluzionato il concetto tradizionale di musica “rap” sia dal punto di vista strettamente musicale sia da quello linguistico e sociologico. I punti di partenza di questo percorso sono evidentemente riconducibili alla “Old School” (in testa Afrika Bambataa ed Eric B). Ma in questa viene – come dire? – “innestata” l’elettronica, molto sperimentale (tanto per capirci, quella licenziata dall’etichetta WARP), mentre il tutto si caratterizza – quando il pezzo non è strumentale – anche per un cantato alquanto distante dal classico stile hip hop.
Per quanto riguarda i testi, i loro contenuti distano anni luce dalla autoreferenzialità tipica dell’hip hop e si caratterizzano invece per una sorta di puro nichilismo, con riferimenti costanti a temi filosofici e introspettivi e proponendo uno spirito comunitario e associativo sia nei rapporti interpersonali sia nella progettualità artistica, condividendo spesso le istanze dei movimenti più libertari e radicali della cosidetta cultura underground.
Non a caso si parla di “spirito comunitario e associativo”, perché “Anticon” è un vero e proprio “collettivo” di artisti, anche se le collaborazioni esterne e gli intrecci con altre label indipendenti sono molteplici e proficui. Un “collettivo” che ha basi e percorsi musicali e, se vogliamo, persino ideologici (ma nel senso più generico della parola) comuni; che ha una sua idea di musica e di comunicazione musicale, anche se con l’andare del tempo – e com’è nella logica delle cose – ciascun artista ha poi sviluppato propri caratteri e financo stilemi, tanto da realizzare e produrre in proprio o per altre etichette i suoi lavori. Il “collettivo” è comunque riuscito a rimanere compatto almeno finché, il 9 febbraio del 2010, Sole, alias Tim Holland, uno dei suoi cofondatori, ha levato le ancore dichiarando che era giunto il momento di andare oltre e di trovare nuove opportunità. Attualmente il collettivo “Anticon” è formato da 7 “soci” (infatti “Anticon” è anche una società divisa in parti uguali): ALIAS (Brendan Whitney), DOSEONE (Adam Drucker), JEL (Jeff Logan), ODD NOSDAM (David Madson), PASSAGE (David Bryant), PEDESTRIAN (James Brandon Best) e WHY? (Yoni Wolf). Il direttore è Shawn Koplow.
Per chi volesse approfondire, anche se non recente è utile:
http://drownedinsound.com/in_depth/2550500-anticon–ten-years-after-it-hit-the-prism