UN’ESTATE FA … [ADRIANO SITZIA]

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Un’estate fa la storia di … Zeman era un po’ come una favola. Ma l’estate va e porta via con sé anche il meglio delle favole”, si potrebbe cantare ispirandosi all’ennesima brutta avventura sportiva del tecnico praghese, nipote d’arte del grande Cestmìr Vicpàlek, rimasto in Italia dopo l’invasione sovietica del suo Paese, discreto giocatore di pallamano, diplomato ISEF, docente di educazione fisica nelle superiori, e poi, dal 1979, ufficialmente allenatore di calcio, con tanta gavetta, prima nell’amata Sicilia, tra giovanili e serie C, fino all’approdo nel Foggia dei miracoli, l svolta della sua carriera. Era quello il Foggia dei vari Signori, Baiano, Di Biagio, Kolyvanov, Salimov, Rambaudi, ecc., tutti lanciati nel grande calcio dal tecnico boemo – con loro anche Schillaci ai tempi del Messina. Dalla Puglia ecco il grande salto nella capitale, sponda biancoceleste, dove Z. Z. ottiene, almeno nei primi due anni, eccellenti risultati: un secondo ed un terzo posto in campionato, con un attacco che segna a raffica e con tanti nuovi talenti come Di Matteo, Winter, Nedved, Nesta ecc scoperti e/o lanciati nel calcio che conta.
Ma la terza stagione segna di fatto l’inizio della sua discesa con risultati sempre altalenanti, tra salvezze miracolose, nuovi talenti lanciati, e diverse retrocessioni con molti esoneri-dimissioni, in un lungo periplo dell’universo calcistico: Fenerbahce, Napoli, Roma, Salernitana, Avellino, Lecce, Brescia, ancora Lecce, Stella Rossa, Foggia, Pescara, fino al nuovo approdo (2012-2013) nella capitale, richiamato dalla nuova Roma a stelle e strisce. E’ l’inattesa ennesima grande chance, ma ancora una volta Zeman toppa alla grande, con una squadra divenuta giornata dopo giornata un colabrodo, priva di verve e di entusiasmo. Scatta così inevitabile l’ennesimo esonero, dopo una pesante sconfitta proprio con il Cagliari. Al posto di Z. Z. arrivò il saggio Aurelio Andreazzoli, che sudò sette camicie per ridare una certa identità agli spaesati e confusi giallorossi. Alla fine la Roma riuscì a giungere sesta in campionato con 62 punti, 71 goal realizzati e ben 56 subiti (la peggiore difesa tra le prime sei classificate) e a centrare la finale di Coppa Italia, dove però subì l’onta della sconfitta contro i cugini laziali.
Eppure, il già sessantasettenne allenatore, le cui battute intervallate da lunghi celentaneschi silenzi fanno audience e buona stampa, riesce sempre a trovare nuovi estimatori e a suscitare entusiasmi popolari. Così, nell’ultimo calciomercato estivo a contenderselo sono il Cagliari del neo-presidente Giulini ed il Bologna, anch’esso reduce da un travagliato cambio societario, dopo aver rischiato il baratro finanziario. Purtroppo l’hanno spuntata i rossoblu isolani!!! Risultato: penultimo posto in classifica con la miseria di 21 punti, ottenuti grazie a 4 vittorie e 9 pareggi (le sconfitte finora sono state 17!!!), ma soprattutto con la peggior difesa del torneo (58 reti nel sacco, 1,93 a partita!!!), il solito colapasta zemaniano, stavolta non controbilanciata da un attacco efficace e prolifico. Errori su errori che hanno costretto la dirigenza ad un momentaneo cambio a dicembre, con l’arrivo di Zola e di Casiraghi, che pur avendo sudato anche loro sette camicie, non sono riusciti, se non a momenti, a ridare equilibrio e concretezza ad una squadra, che pure ci prova ma puntualmente vanificando tutto con gli stessi gravi errori nella propria metà campo. Il ritorno di Zeman nella panchina cagliaritana ha, se possibile, peggiorato le cose!!! Fra l’altro il tecnico boemo sta riuscendo nel miracolo sportivo di non riuscire mai a vincere in casa (le due vittorie casalinghe del Cagliari infatti sono state ottenute sotto la guida di Zola).
E l’impareggiabile allenatore che dice? “
Peccato perché è dall’inizio del campionato che la squadra produce, ma non raccoglie, sia per i pali, sia per le prodezze dei portieri avversari, sia per gli errori arbitrali. Non ce ne va bene una! Penso che in questo momento manchi qualcosa, nei secondi tempi subiamo mentre invece prima uscivamo sempre fuori. Io continuo a crederci, dobbiamo lottare, la voglia c’è, spero che la fortuna prima o poi torni a girare, … Abbiamo bisogno di sbloccarci: se oggi uno dei tre tiri va dentro anziché colpire il palo, la squadra prende convinzione nei propri mezzi; al contrario, è normale che si abbatta“. Mah!
Un altro savio “maestro” cantava: “
Un’estate fa non c’eri che tu. Ma l’estate somiglia a un gioco, è stupenda ma dura poco”! Purtroppo.