LE SOLITE “QUATTRO TESSERE”? CHISSA’ [ADRIANO SITZIA]

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In questo fine settimana sono state formalizzate alcune “uscite” di un certo peso dal Partito Democratico sardo. Tra queste, in città ha destato interesse o comunque curiosità quella di Gianni Sanna, già consigliere e assessore comunale e, soprattutto, primo segretario provinciale del partito ora in mano a Renzi. Sanna, schierato con Pippo Civati, sembra non aver avuto esitazioni nel seguire il suo “leader” di riferimento in questo distacco. La stessa decisione ha preso anche il cagliaritano Thomas Castangia, altro civatiano, che alle ultime primarie sarde per la successione a Silvio Lai nella segreteria regionale, aveva tentato, con scarso successo, di contendere a Renato Soru l’ambito incarico. Evidentemente, si tratta di due apripista, che tenteranno di mettere in piedi anche in terra sarda quel soggetto politico di nuova sinistra, spesso evocato ed invocato ma rimasto finora nell’immenso contenitore delle buone intenzioni. Tale progetto infatti rischia di essere l’ennesimo flop politico in un panorama che tende sempre di più alla concentrazione, malgrado il proliferare di simboli e sigle utili soprattutto alla sopravvivenza di qualche “ex” degli anni che furono.
Gianni Sanna ha scritto su facebook di avere grosse difficoltà a riconoscersi nella recente “trasformazione” del PD, ormai ben lontano dal partito che egli aveva “immaginato” e aiutato a costruire. Un partito, quello “suo”, che chi vi scrive ha avuto l’opportunità di conoscere bene, tanto da decidere, in tempi non sospetti, di andarsene. Comunque, a detta di Sanna, oggi il PD sarebbe un “contenitore senza più un’anima e senza neppure un popolo”. Evidentemente, secondo questa sua ricostruzione, il “suo” PD oristanese, era invece una perfetta fusione di “anima e popolo”! Beh!, permettemi di esprimere a questo proposito qualche dubbio.
S
ulla gestione del PD provinciale di Gianni Sanna siamo più volte intervenuti, stigmatizzandone atti, comportamenti, modi di fare, silenzi ecc., talvolta anche interessati, per cui non è il caso di riscaldare nuovamente la solita minestra. Qui è sufficiente sottolineare, oltre allo stato comatoso in cui versa oggi questo partito qui da noi, il fatto che molte delle accuse mosse dalle minoranze interne alla gestione Renzi, sono più o meno le stesse che a Oristano alcuni iscritti, diventati “ex”, – all’inizio pochini poi sempre più numerosi –  avevano rivolto proprio alla gestione Sanna, già a partire dai “criteri” – si fa per dire! – per l’individuazione delle candidature alle Provinciali del 2010.
Quando, nel febbraio 2011, io ed altri lasciammo il Partito Democratico, un importante esponente piddino disse che in fondo si trattava di “quattro tessere”. Da allora le tessere non rinnovate sono state ben più di quattro, nell’indifferenza di Sanna, di chi con lui e più in alto di lui controllava – e controlla – il partito, e, con loro, di molti iscritti, che magari però adesso tuonano contro Renzi. Vedremo se ora le tessere mancanti saranno quattro o sei o soltanto una, cioè se qualche altro democratico seguirà l’ex segretario in questa sua decisione e nella probabile nuova avventura politica. Per ora, così a naso, sembra prevalere la … prudenza, anche da parte di chi s’era schierato, più o meno apertamente, con Civati e con Castangia, come l’attuale segretario provinciale oristanese. La stessa … prudenza che deve aver finora inibito agli stessi parlamentari civatiani l’uscita dal partito. Infatti, politicamente parlando, una cosa è la testimonianza indolore e senza rischi; decisamente altro è mettere a rischio posti e carriere. Questo vale sia nel grande PD sia nei piccoli soggetti politici locali.
Da parte nostra, a Sanna, a Civati e a Castangia, va l’augurio – sincero! – di riuscire in questo loro progetto, per ora solo abbozzato, di costruzione di una nuova sinistra. Francamente, in questo momento, non riesco ad immaginare cosa potrà essere né quali saranno le novità ideologiche e programmatiche. Non posso arrivarci neppure ripensando a quello che è stato il PD pre-Renzi, cioè proprio quello di Gianni Sanna: né più né meno la Quercia con, di contorno, alcune margherite, quasi tutte ben presto avvizzite. Ma, adesso, le cose sono molto diverse, sono cambiate, così come gli scenari (uguali rimangono “soltanto” gli uomini). Magari, Gianni Sanna, ritornato “ex”, troverà nuova ispirazione e più forti motivazioni per una sua ennesima “epifania” politica. In bocca al lupo, Gianni!