SI DIMETTE LUCIA MOCCI. E GT SI RIPARA SOTTO L’ALBERO DI ELEONORA [ADRIANO SITZIA]

0
344

12062015605

Qualche giorno fa, sfogliando un vecchio “Dizionario dei termini marxisti”, mi sono imbattuto in una citazione presa da Engels, e riguardante il significato di “contraddizione”: “Se consideriamo le cose in stato di riposo e prive di vita, – scriveva l’illustre ideologo – ciascuna per sé, l’una accanto all’altra l’una dopo l’altra, è certo che in esse non incontreremo nessuna contraddizione. Ma è invece tutt’altra cosa allorché consideriamo le cose nel loro movimento, nel loro cambiamento, nella loro vita, nella loro azione reciproca. Qui cadiamo subito in contraddizioni”. Non so come mai, ma subito m’è venuto in mente GT ed il suo ormai triennale modo di condurre la città e, soprattutto, i rapporti politici, considerando “le cose in stato di riposo e prive di vita, ciascuna per sé, l’una accanto all’altra l’una dopo l’altra”, dunque senza contraddizioni. Invece, nella realtà, tutto si muove, e le parti si agitano, si avvicinano e si allontanano, conflagrano o “se ne vanno”! E non basta certo qualche tardivo e sterile “Confiteor” – quando viene recitato! – per sistemare ‘ste benedette cose!
Oggi, leggendo i quotidiani e, insieme, sentendo le ultime sul moto ondoso agli Scolopi, questo accostamento mi si è nuovamente presentato davanti. Infatti c’era un che di – come dire? – dissonante, bizzarro, sproporzionato nel confronto tra il roboante titolo – per di più in prima pagina! – “Stemma, Arborea scaccia i Savoia”, e la magra amministrativa, gli scarsi risultati, il disastro politico di colui che, sempre più criticato e ormai abbandonato anche da molti dei suoi, fa squillare le trombe per … sostituire nello stemma comunale la croce piemontese con l’albero di Eleonora. Ora, nulla da dire sull’importanza simbolica di questa iniziativa, e, soprattutto, sull’albero deradicato – che a me personalmente emoziona molto più dei Quattro mori! – ma penso che il nostro glorioso simbolo debba – finalmente! – essere portato alto per difendere gli interessi della città e dell’oristanese tutto, per conquistare peso e autorevolezza fuori dai confini della città, per farsi sentire dove si prendono – quasi sempre sulla nostra testa – le decisioni importanti.
Oggi poi tale “titolone” suonava ancora più strano dopo aver letto la durissima lettera con cui Lucia Mocci ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio comunale. “Sento il dovere di scusami con gli elettori – scrive tra le altre cose l’ex consigliera PD – per le tante aspettative disattese, e per non essere riuscita ad essere più efficace nel pretendere che quanto promesso in campagna elettorale, in particolare il progetto di una città “insieme”, una comunità nella quale le decisioni non calano dall’alto ma sono frutto di un progetto elaborato e condiviso con l’intera cittadinanza, fosse realmente realizzato. Ho sempre manifestato apertamente, con lealtà il mio dissenso, sopportando anche l’ostilità per aver espresso col voto la mia contrarietà a scelte che, a parer mio, contrastano le promesse fatte, mi sono arroccata “sull’Aventino” per mesi chiedendo non poltrone, a cui non sono avvezza, ma il rispetto del programma elettorale e tempi più celeri”. Che dire? Una bocciatura senza appello per GT e la sua Amministrazione, da pare di un consigliere della sua maggioranza e del suo partito, che poi rincara la dose parlando di “tradimento di fondo” e – ma guarda un po’ – di “troppe CONTRADDIZIONI tra richieste della gente e risposte date … tra quanto promesso e quanto tradotto in azioni pratiche”!!! Già, appunto, quelle contraddizioni che GT non potrà mai vedere, se continuerà a considerare “le cose in stato di riposo e prive di vita, ciascuna per sé, l’una accanto all’altra l’una dopo l’altra”, ora distratto anche dalla contemplazione del suo nuovo, nobile stemma!
Intanto si continua a parlare di rimpasto. “Coraggio lasciare tutto indietro e andare. Partire per ricominciare. Non c’è niente di più vero di un miraggio” (Cesare Cremonini, “Buon viaggio”).