LA CRISI DELLA POLITICA ORISTANESE TRA DC E PD: QUALCHE RIFLESSIONE [ADRIANO SITZIA]

2
238

02072015640

30062015639

In questi giorni di forte fibrillazione per la situazione ellenica e per quell’epocale referendum che, soltanto per esser stato indetto, sta mettendo ufficialmente a rischio tutte le irrazionali certezze su cui s’è finora retto il castello di carte eurounionista e anche il nostro frivolo europeismo, ad Oristano si è presentata l’occasione per riflettere sulla politica, sulla sua sostanza, sui suoi modi e sui suoi mali (purtroppo non di stagione). E non mi riferisco agli ormai quasi quotidiani articoli di stampa dedicati alla disastrosa e disastrata Amministrazione locale, galleggiante senza rotta nel salatissimo mare del disinteresse. Mi riferisco alla presentazione, martedì sera, di un volume su Matteo Piredda, protagonista della politica oristanese per almeno un quarantennio. Il grosso (382 pagine) libro intitolato “Matteo Piredda. Storia di un’esperienza politica”, curato da sua moglie e da Paolo Desogus, ripercorre attraverso parti descrittive, integrate da molti documenti d’epoca (interventi, relazioni, interviste dello stesso Piredda, articoli giornalistici, ecc.), il percorso politico dell’ex parlamentare democristiano, originario di Paulilatino, mettendo a disposizione di un lettore attento diversi elementi e spunti per capire com’era e come si faceva la politica ai tempi della Balena bianca, vera e propria padrona dei destini di quella che, ad un certo punto, fu la capitale della Sardegna giudicale.
L’ex consigliere regionale Stefano Pinna, nella sua articolata presentazione dell’opera, ha efficacemente descritto la base su cui Piredda ha costruito il suo “essere politico” e, dunque, anche le sue fortune: il trinomio “formazione”, “amicizia” e “territorio”. Ecco, senza voler fare paragoni imprudenti con l’attualità – nel frattempo troppe cose sono cambiate! – si può però affermare che questi tre elementi non sono più alla base dell’ “essere politici”. La loro progressiva scomparsa, sostituita ormai sempre più spesso da un rozzo arrivismo o da un’improvvisazione fatta di broscia, linguate e … altro, adesso si avverte drammaticamente nell’incapacità, innanzitutto politica, di far fronte alle difficili sfide di una tormentata contemporaneità, di un progresso troppo rapido, complesso e, sovente, tragico per poter essere governato a suon di promesse, di slogan e di guasconate. E, invece, proprio la rivalutazione della formazione, dell’amicizia e del legame con il proprio territorio, con le proprie radici, permetterebbero il recupero anche di quel lavoro di squadra, fatto con passione, vicinanza, lealtà e competenza, che, solo, può condurre a significativi risultati, anche a prescindere dai colori politici (peraltro sbiaditi), superando il particolarismo egoistico oggi dominante.
Sfogliando le pagine del libro su Piredda ad un certo punto (pp. 276-277) ho letto: “ Sostanzialmente favorevoli al ricorso alle urne si sono detti sempre ieri i sardisti, che hanno riunito gruppo consiliare e sezioni cittadine. «Se oggi non sussistono le condizioni per cambiare idee uomini e metodi … l’unica via percorribile è quella seria e democratica di rimettere nelle mani dei cittadini il mandato consiliare, perché si ricreino le condizioni per un buon governo della città». I sardisti rompono così un lungo periodo di silenzio sulle vicende del Comune capoluogo, condannando «l’inefficienza,l’arroganza e la miopia politica che hanno portato alla paralisi amministrativa la nostra città». Al Comune di Oristano, si legge ancora nel documento …, le forze politiche di maggioranza sono squallidamente impegnate chi in faide interne, chi nel mantenimento ad oltranza di posti di potere, chi nel tentativo di ottenere profitti più personali che collettivi. «La trasversalità dei gruppi di potere che si è venuta a creare negli ultimi anni ad Oristano – continua la nota – ha omologato il metodo di governo, ha snaturato anche la normale azione amministrativa, ha appiattito idee e uomini, vanificando così ogni tentativo di un corretto governo della città» ”. Sembra davvero una dettagliata descrizione dell’attuale stato di salute della politica oristanese. Invece è un brano dell’articolo di Roberto Petretto, uscito sulla “Nuova Sardegna” il 4 ottobre 1992, con il titolo “Comune a un passo dalla crisi”!!! Sì, 1992!!! Dunque, dopo ben 23 anni non è cambiato niente? No, anzi oggi è molto peggio!!! A Oristano così come nel resto dell’Italia, anche per certe (sciagurate) riforme elettorali, e, soprattutto, per la crisi innanzitutto di credibilità dei partiti, incapaci di darsi leggi e regole serie di democrazia interna e di disciplina etica – il primo articolo della Costituzione da sottoporre a riforma avrebbe dovuto essere proprio il genericissimo 49!!! – e non più in grado di formare valida classe dirigente, ma al massimo di cooptare uomini-immagine o presunti tecnici, per il resto favorendo sempre – perfino “genealogicamente” – la continuità con il passato!!! Chiaramente in una realtà locale piccola, povera e chiusa come la nostra, le cose non potevano che precipitare ancor più velocemente rispetto a centri più grandi e più dotati dal punto di vista economico e culturale.
Del resto, se proprio vi ostinate a non credere neppure ai vostri occhi, potete prendere “L’Unione” di oggi 2 luglio. Vi troverete l’articolo riportato nella foto, “Il PD scarica Guido Tendas“, l’ennesimo di una lunga serie, tanto che perfino i titolisti pare che abbiano esaurito le combinazioni verbali.