GRAMMATICA-MENTE 3: “CAPRO ESPIATORIO” [ADRIANO SITZIA]

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Eccoci nuovamente con quello che avrebbe dovuto diventare un appuntamento periodico di “Appunti oristanesi”. Infatti per “Grammatica-mente” avevamo previsto una cadenza addirittura bisettimanale. Purtroppo una serie di problemi ci hanno impedito di portare avanti questa nostra idea. Nel frattempo si sono accumulate anche diverse richieste e quesiti, ai quali tenteremo di rispondere, ovviamente per quanto è nelle nostre limitate possibilità di semplici appassionati.
Cominciamo proprio con un quesito, vecchio ormai di mesi, ma che ben s’attaglia con questo blog proprio perché spesso ospita articoli politici: e cioè l’origine di “capro espiatorio”.
A rispondere è Adriano Sitzia, che ringrazio per la rinnovata disponibilità.
Buona lettura. [MARIO SALIS]
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La capra è animale ben presente nell’ambito cultuale antico. Infatti, per rimanere dentro i confini mediterranei, sia nell’antica Grecia politeista sia nella Bibbia ebraica sia, poi, nel Nuovo Testamento, la capra, ma soprattutto il capro o becco, rivestono ruoli davvero importanti. Si pensi soltanto all’origine della parola “tragedia”, dal greco tragoidia, termine formato da tràgos, cioè “capro” e oidè, “canto”, e che rimanda ai “tragoidòi”, da intendersi o come cantori in costume di capro, o come cantori che gareggiano per vincere un capro o competono in un agone in cui si sacrifica un capro/a. L’ambito cultuale è quello legato a Dioniso, divinità connessa tanto ai culti misterici e, dunque, alla vita ultraterrena, quanto alla sfera della fertilità e dell’eros. Infatti i numi del suo corteggio, i satiri, caratterizzati dai falli prominenti, erano spesso raffigurati anche con parti anatomiche caprine (arti inferiori, coda, orecchie), mettendone in rilievo la loro incontrollabile lussuria. E il capro è animale noto per la spiccata esuberanza sessuale.
Il quesito relativo al “capro espiatorio” conduce invece all’Israele biblico, esattamente al tempo di Mosè. Così il Levitico capitolo 16: Il Signore parlò a Mosè dopo la morte dei due figli di Aronne, …: «… Ecco in qual modo Aronne dovrà entrare nel Santuario: prenda un giovenco destinato al sacrificio d’espiazione e un montone per l’olocausto; vesta la sacra tunica di lino, …Quindi riceva dalla comunità dei figli d’Israele due carpi da sacrificarsi in espiazione del peccato e un montone per l’olocausto. Dopo che Aronne avrà offerto il montone in sacrificio per il proprio peccato, e avrà compiuto il rito di espiazione per sé e per la sua casa, prenda i due capri e li presenti davanti al Signore alla porta del Tabernacolo di convegno. Getti quindi le sorti sopra di essi: una sorte per il capro da immolare al Signore e l’altra per quello da inviare ad Azazel. Il capro su cui è caduta la sorte per il Signore, lo offra in sacrificio d’espiazione per il peccato. Invece il capro su cui è caduta la sorte per Azazel, sia presentato vivo davanti al Signore, per fare sopra di lui l’espiazione e poi mandarlo ad Azazel nel deserto. … Terminata l’espiazione del Santuario, del Tabernacolo di convegno e dell’altare, faccia avvicinare il capro vivo. Aronne gli posi le due mani sopra la testa e confessi su di lui tutte le colpe dei figli d’Israele, tutte le loro trasgressioni e tutti i loro peccati; e dopo averli messi sulla testa del capro, lo mandi nel deserto per mano d’un uomo a ciò designato. Il capro porterà sopra di sé tutte leloro colpe, in una terra disabitata. … Questa sarà per voi una legge perpetua: nel settimo mese,il decimo giorno del mese, voi digiunerete e non farete nessun lavoro, … In quel giorno si fa a vostro favore l’espiazione per purificarvi …». E’ questa la descrizione dell’istituzione e del rito dello Yom Kippur, o “Giorno dell’espiazione”, in cui appunto il nostro “capro espiatorio” viene immolato come sacrificio per la purificazione dalle colpe; colpe che poi vengono “trasferite” sull’altro capro, detto “emissario”, mandato nel deserto per il misterioso Azazel, spirito malefico ostile a Dio (forse uno dei suoi angeli).
I riti di trasmissione del male non appartengono soltanto alla religiosità ebraica. Esempi fors’anche più antichi sono accertati per quanto riguarda la magia assiro-babilonese, e nello stesso ambito cultuale greco sia mitico sia storico, dove le vittime sacrificali sono però spesso umane. Interessante il rito praticato nell’isola di Leucade e descritto da diverse fonti (Fozio, Strabone, Suida): ogni anno dal promontorio su cui era stato eretto un tempio di Apollo, veniva gettato in mare un criminale, poi recuperato e mandato in esilio, carico di tutta la lordura del popolo, come un rifiuto.
Infine un riferimento alla storia del Novecento, nella quale il nome “Yom Kippur” da il titolo ad un fondamentale capitolo del tragico conflitto arabo-israeliano. Infatti il 6 ottobre 1973, giorno appunto dello Yom Kippur, durante il quale, come abbiamo visto, i fedeli devono praticare soltanto preghiera e digiuno, astenendosi da ogni altra attività, gli eserciti egiziano e siriano attaccarono all’improvviso Israele, dando inizio ad un conflitto breve – tre settimane – quanto intenso e sanguinoso. Dopo una prima settimana favorevole in particolare alle forze armate egiziane, le truppe di Tel Aviv, mobilitate in tutta fretta, riuscirono a prendere l’iniziativa, ricacciando rapidamente i nemici al di là dei precedenti confini.
Importanti furono poi le conseguenze di questo conflitto. In Israele pochi mesi dopo la leggendaria Golda Meir, grande statista di origine ucraina che segnò indelebilmente lunghi tratti della storia dell’Israele moderno, ritenuta però responsabile dell’iniziale impreparazione – pare che fosse stata informata dell’imminente attacco proprio dal re di Giordania -, diede le dimissioni, aprendo così la strada all’avvento di Rabin prima e poi del falco Begin. L’Egitto di Sadat invece, proprio grazie alle iniziali vittorie e alla momentanea riconquista dei territori perduti nel ’67, ritrovò l’orgoglio patrio, smarrito dopo le numerose sconfitte patite in precedenza, ma, nello stesso tempo, anche la via diplomatica che condusse, pochi anni dopo, agli accordi di Camp David.
Altra conseguenza di questa guerra fu la prima grave crisi petrolifera: infatti, per ritorsione contro gli aiuti occidentali ad Israele, molti paesi arabi chiusero un pochino i rubinetti del petrolio.
Curiosamente, lo Yom Kippur dell’anno 1973 coincise anche con il Ramadan: così, anche le truppe siriane ed egiziane andarono all’attacco digiune.