TANTO PE’ CANTA’ [ADRIANO SITZIA]

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Piazza Mannu
Un conoscente, dopo aver letto il pezzo sulla perduta cultura oristanese, mi ha gentilmente fatto notare che, nel programma Tendas, contrariamente a quanto da me scritto, c’è addirittura un capitolo, il “4”, dedicato a “Cultura istruzione e formazione”. Ringraziandolo per il rilievo, gli ho però risposto che conoscevo abbastanza bene quelle pagine, e che le stesse sono semplicemente il solito elenco elettorale di luoghi, di beni (c’è di tutto e anche di più: archivi, chiese, musei, biblioteche vecchie e nuove, pinacoteca, Foro Boario, teatri, monumenti …) e di ambiziosi propositi (non progetti) ma senza filo conduttore, senza neppure un’idea generale di ciò che dovrebbe essere “Cultura” a Oristano e di Oristano. Volete un esempio? Andiamo a p. 11: “Beni culturali: promuoveremo la conoscenza dell’ingente (esc!!!) patrimonio culturale di Oristano; ai fini dello studio renderemo visitabile tutto l’anno (esc!!!) il patrimonio pubblico: che gli archivi comunali, arcivescovili e di stato siano facilmente disponibili al pubblico, che le collezioni pubbliche si arricchiscano di nuove opere, che sia riconosciuto il valore del patrimonio architettonico pubblico anche recente – sibillino riferimento al Palazzo Telecom o a quello ex ENEL, “valorizzati” dal PPCS? – e che su di esso si attuino adeguati interventi conservativi, che si faccia una schedatura approfondita di tutto il patrimonio architettonico storico e artistico comunale per promuovere una vera e propria azione divulgativa presso tutta la cittadinanza a partire dalle scuole”.
Ora, a prescindere da alcuni “sconfinamenti” e dall’enfasi elettoralistica, a colpire l’occhio è, come detto prima, proprio la vana genericità di tutto questo insieme di intenzioni, più simile ai fioretti dei bambini nel tempo dell’Avvento che a seri ed organici programmi amministrativi. Ma poi, di tutto ‘sto coacervo di roba che cosa è stato realizzato o, quantomeno, impostato in quasi trentanove mesi di amministrazione? Boh! Francamente non si saprebbe che cosa rispondere.
Prendiamo il passaggio sul riconoscimento del “valore del patrimonio architettonico pubblico” sul quale attuare “adeguati interventi conservativi” e poi facciamo un salto in una delle piazze principali della città, la Piazza Mannu o Manno (secondo i gusti?), già Piazza de Sa Majoria – in questo caso però la vanagloria del nostro attuale Mayor non c’entra niente. A parte lo stato a dir poco precario dei principali edifici che vi s’affacciano (l’ex Carcere e la Scuola Media); a parte il disordine generale dell’insieme dei (pochi) arredi ancora tali e del verde; a parte quell’aspetto quasi da ripostiglio condominiale che caratterizza questo grande spazio, beh a dare una chiara idea delle sue condizioni è la pavimentazione, se tale può ancor essere definito quel disastrato piano di calpestio. Le due recentissime foto di sopra sono più eloquenti di mille parole.
Se la memoria non m’inganna, nei primi Anni 2000, credo a cura dell’UT, era stato realizzato un progetto per il recupero estetico e funzionale della Piazza. Di questo lavoro così come di tante altre buone intenzioni si sono perse le tracce, per cui la situazione è … quella che è. Nel frattempo soldi ce ne sono sempre meno, mentre l’importante patrimonio storico-architettonico – e immobiliare! – disponibile rischia davvero di andare in rovina in assenza di una seria politica di intervento, di utilizzo e di valorizzazione. Ma non può non lasciare perplessi una politica che ha abbandonato e continua a trascurare una delle parti più importanti della città, tuttora vera porta “a mari” del suo centro, a parte qualche estemporanea riparazione almeno dal lato della scuola. Ad essere onesti, qualcosa di clamoroso è avvenuto nell’attigua rotonda: la posa di un grande stemma giudicale al centro della stessa, realizzato dagli allievi del “Contini”. C’è soltanto un piccolo, trascurabile inconveniente: l’opera è visibile soltanto da … Peter Pan (a Fenosu non ci vola più niente!). Come si dice? “Geniale!”.