L’INUTILE POLITICA O LA POLITICA DELL’INUTILE? [ADRIANO SITZIA]

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AULA CONSILIARE
In questi giorni il dibattito politico cittadino, dopo mesi e mesi di letargo, s’è finalmente animato per due (ennesimi) accidenti: l’ufficializzazione della cancellazione di Oristano quale sede di prefettura e la (c)accademica discussione in Consiglio comunale sul “caso” Abbanoa. Altri due fatti che dimostrano qual’è la situazione di questa città e del suo territorio.
Per quanto riguarda la Prefettura, che Oristano oggi sia una città “declassata” è ormai un dato di fatto persino per chi, abituato fino a non molti anni fa a baloccarsi in fugaci illusioni (aeroporto, scalo croceristico, industrializzazione, polo turistico …), e ora però costretto a confrontarsi con la dura e cruda realtà! Che poi sia in atto una progressiva smobilitazione dello Stato da questo territorio lo si era perfettamente capito dopo che una serie di importanti uffici (Provveditorato, Tesoreria provinciale, CamCom …) sono stati “accorpati” altrove. Ora è il turno della Prefettura, domani chi lo sa (ma le notizie non tarderanno ad arrivare). Ancora, che gli organi “superiori”, quando devono “accorpare”, guardino subito ad Oristano, è persino ovvio, dal momento che gli stessi Oristanesi a cominciare dai loro rappresentanti istituzionali, si sono ormai convinti d’essere “a 40 minuti da Cagliari”!!! Ma quest’ultimo atto è significativo soprattutto perché rende inequivocabilmente e inconfutabilmente chiaro, in primis agli “illusi” ancora rimasti, un dato fondamentale: Oristano non conta un c***!!! Non conta a Roma e non conta neppure a Cagliari. Non conta certo perché Oristano è una povera realtà periferica e marginale, ma anche perché non riesce più ad esprimere figure politiche realmente rappresentative ed autorevoli, capaci di mobilitare e stimolare le energie locali e di rappresentarne istanze, interessi e progetti (sic!) con competenza, originalità e convinzione, magari coinvolgendo altre realtà ugualmente marginalizzate. E non li esprime perché i suoi abitanti sembrano essersi definitivamente rassegnati al ruolo di impotenti vittime sacrificali, forsanche con la valigia pronta. Non si può spiegare altrimenti per esempio il voto per l’abolizione delle province, espresso evidentemente senza aver ben ponderato i rischi e i contraccolpi politico-amministrativi e anche economici che tale scelta, in mancanza di buone alternative, avrebbe potuto causare nella nostra debole realtà. Un voto peraltro stimolato anche da parte della politica locale, che antepone la visibilità e al momentaneo consenso agli interessi del territorio.
Quella stessa politica che, peraltro, continua a somministrare in abbondanza vitamina B+S (Balle Spaziali) ai suoi cittadini-sudditi. Come giudicare altrimenti l’assurda vicenda comunale del contratto (capestro?) con Abbanoa? I suoi “padri” che, solo qualche anno fa, lo avevano concepito e poi, festanti, registrato all’anagrafe, creando non pochi problemi contabili all’Ente, oggi lo hanno disconosciuto e ripudiato, stracciandosi le vesti, urlando “non sesi fizzu meu” e “masaniellizzando” i cittadini incazzati con proclami da rivolta civile. Invece i suoi passati detrattori, in particolare i “piddini”, oggi sono pronti ad adottare questo figlio di nessuno. O, meglio, si sentono in dovere di farlo, perché fedeli al loro comandamento “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e tu, cittadino, più non dimandare!!!” Certo, gli hanno cambiato nome, lo hanno ribattezzato ATO, ma sempre di quella supposta si tratta. Ed ecco Guido Emanuele III partire proprio alla volta della corte di ATO per – ne siamo sicuri (eja!) – riuscire laddove gli altri fallirono – e fallarono. Nel mentre si spera di vincere la causa economica con Abbanoa per mancate entrate – sempre e solo stimate – dovute da quest’ultima.
Tutto questo è accaduto dopo che, davanti ai cittadini con i coltelli fra i denti, e, come nel caso del Termodinamico, con la decisione già presa, si era cercato al solito di traccheggiare prima con molte chiacchiere confuse e poi istituendo addirittura una commissione consiliare incaricata di trovare il modo migliore per “riprendersi” l’acqua!!! Ovviamente, tanto la Maggioranza, che appunto aveva da tempo deciso, quanto parte della Minoranza, alla ricerca di facile consenso, hanno agito come se questa commissione non ci fosse!!!
Infine ancora una volta va sottolineata l’ambiguità del partito di via Canepa, che su questa come su tante altre faccende è sempre, costantemente “ermetico”. In particolare sul suo gruppo consiliare, da qualche tempo, dopo la (volontaria?) uscita di quei consiglieri non allineati con il non-programma della Giunta, sembra sia definitivamente calata la “pax soriana”! Oggi Quartu appare lontana più di … quaranta minuti, domani chissà!