APPUNTI MUSICALI 2: IN QUEEN WE TRUST – PUNK E DINTORNI [MARCO CERVASIO]

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sex pistols

I am an anarchist…” e “God save the queen, The fascist regime, They made you a moron, Potential H-bomb”, cantavano i Sex Pistols nel lontano 1977 e i testi dei loro primi due singoli, “Anarchy in the U. K.” e God Save The Queen” (grande successo di vendite) rappresentavano davvero lo specchio di quei tempi. Tempi duri, arrabbiati, ribelli, pesantemente insofferenti e irriverenti!
Per comprendere bene il fenomeno Punk, occorre però fare qualche passo indietro risalendo ai mitici Anni ’60, quando band come MC5 e Stooges (sì, proprio quelli di Iggy Pop), cominciarono a prendere le distanze dagli stilemi del rock classico per proporre un tipo di musica maggiormente basato sull’impatto sonoro e la velocità di esecuzione. Siamo dalle parti di Detroit e New York e, insieme ai citati gruppi, emergono, ben prima del movimento Punk 77 – riconosciuto come fulcro del Punk Rock della prima ora – gruppi come le New York Dolls, i Television, Patti Smith Group, ognuno anticipatore di una particolare differenziazione del genere, che fosse Glam, Anarcho-Punk o Street Punk.
Negli Usa, il primo vero gruppo ad essere ufficialmente considerato punk, furono i Ramones, eredi di un garage rock con influenze surf, diretto ed immediato, grazie al quale, la band si fece conoscere ed apprezzare, considerando sempre e comunque il ristretto mondo dei club alternativi. Ma, mentre negli Stati Uniti, il punk assume connotazioni politiche non meglio identificate, tra rigurgiti antigovernativi e attacco alla politica imperialista americana, è invece la vecchia Europa ad offrire le migliori occasioni affinché il genere fiorisca, con l’Inghilterra a fare da apripista al movimento. Qui, il punk si caratterizzò per una politicizzazione più netta, spiccata, alimentata da lotte sociali, disoccupazione (soprattutto giovanile), disuguaglianze, crisi economica. E fu proprio la perfida Albione ad incarnare al meglio lo spirito dissacratorio e anarcoide del punk. Paradigmatici furono i citati Sex Pistols, con i loro concerti esasperati e al limite della censura. Con loro ovviamente i Clash, altro gruppo-chiave del movimento. Ma presso sua Maestà la Regina Elisabetta, fu tutto un fiorire di punk band (The Damned, i primi a pubblicare un singolo punk – “New Rose” – nel 1976; Sham 69, Buzzcocks, Penetration, The Stranglers, gli stessi Discharge, i Generation X di Billy Idol ecc.), ciascuna delle quali, a proprio modo e come negli USA, incarnò quello spirito ribelle che caratterizzò quel periodo, peraltro culturalmente molto fecondo e musicalmente, anche se breve, intenso e ricco di stimoli, e che gettò (almeno in parte) le basi di ciò che sarebbe seguito.