LA SINDROME DI ORISTANO [ADRIANO SITZIA]

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Ieri pomeriggio agli Scolopi, di fronte ai sempre più esterrefatti Santi Evangelisti, si è svolta un’assemblea provinciale sulla probabile chiusura del nostro tribunale. Sarebbe l’ennesima di un elenco ormai lungo. Leggendo e sentendo vari commenti sull’evento, sembrerebbe essersi trattato di un grande, affollato e partecipato raduno di popolo a difesa di uno dei principali servizi che ancora abbiamo. In realtà, se non si può sicuramente discutere il lato partecipativo, con alcuni interventi qualitativamente e/o emozionalmente degni di nota (su tutti quello del Sindaco di Marrubiu Andrea Santucciu; interessanti anche quelli di Federica Tilocca della CISL e degli avvocati Pinuccio Motzo e Graziella Ardu), sui numeri invece le cose cambiano. Infatti di cittadini se ne sono visti davvero pochi, mentre i politici, onorevoli e consiglieri, si potevano contare sulle dita delle mani! C’erano, è vero, molti rappresentanti delle professioni forensi, ma almeno altrettanti erano assenti. D’accordo l’orario scelto non era dei più felici – ma quale lo è? – così come un po’ limitata è stata la pubblicizzazione dell’evento. Ma alle nostre latitudini purtroppo la scarsa partecipazione è ormai una preoccupante costante. E ancor più preoccupante lo è quando riguarda pericolose e dolorose mutilazioni in fatto di servizi e presidi pubblici! Non è che i discendenti di Eleonora e Mariano soffrano di una sorta di “sindrome di Oristano”, simile a quella di Stoccolma, per cui più prendono mazzate e più amano chi gliele da? Infatti diversi attenti osservatori si stanno rendendo conto del particolare stato d’animo oristanese: un diffuso mix di mesta rassegnazione ed egoistica indifferenza e, insieme, un evidente ripiegamento nel privato e, a volte, nel guicciardiniano “particulare”. Così sono scomparsi i partiti politici; così sono sempre meno le associazioni politiche e, anche, culturali; e sono ancor meno i momenti di reale confronto su temi fondamentali e/o caldi, che invece dovrebbero essere pane quotidiano dell’opinione pubblica. Certo, resistono bene alcuni tradizionali presidi associativi, ad iniziare dalle Parrocchie, ma alla città servirebbe sicuramente altro. Infatti non appare un caso se Oristano non riesce ad esprimere leadership autorevoli ed importanti, o almeno figure in grado di rappresentarne compiutamente ed originalmente l’anima e saperla portare fuori dal perimetro urbano. La nostra afasia politica e, ancor di più culturale, oggi purtroppo è una pesante cappa sul futuro stesso di questo territorio!
Per rendersi conto di ciò sarebbe bastato ascoltare ieri gli imbarazzanti interventi della deputata Pes – fra l’altro presentata all’assemblea come on. Caterina Cabiddu (sic!) – e del Sindaco Tendas. Per fortuna almeno in Provincia c’è ancora qualcuno capace di dire bene “cose politiche”! Ed ecco che l’accorato intervento di Andrea Santucciu, che, facendo nomi e cognomi, ha rimarcato le pesanti responsabilità della politica e dei politici in questa delicatissima situazione, ha avuto il merito di riportare la discussione dentro il quadro generale di ciò che, sotto l’etichetta riformista, sta accadendo da qualche anno a questa parte. Parliamo  dello smantellamento dei servizi nelle zone più deboli a tutto vantaggio di quelle già forti, e, insieme, dell’azzeramento degli spazi democratici al servizio di una visione fortemente piramidale e centralista, nonché velleitariamente elitaria, dell’amministrazione, della gestione e della politica, ambiguamente chiamata “razionalizzazione”, e che, per quanto riguarda la giustizia, prevede la riduzione a 12 delle Corti d’appello e, insieme, la blindatura del processo di primo grado, così da evitare gli altri di giudizio, che dunque rimarranno solo sulla carta. Peraltro i fantomatici rimedi ipotizzati, come per esempio le Unioni di Comuni, almeno in termini di costi rischiano di essere ben peggiori dei mali attuali. Allora perché non pensare ad accorpamenti o a macroregioni, magari in un’architettura finalmente e autenticamente federale dell’Italia futura?
Al contrario, il Sindaco Tendas ha ancora una volta ribadito uno dei suoi comandamenti scolpiti sulla pietra di Busachi e che i suoi fedeli devono impegnarsi ad osservare, per non subire dure penitenze: “a me interessano i servizi, non le cariche; mi interessa mantenere i servizi connessi alla prefettura ma non avere un Prefetto, anche perché il vero rappresentante dello Stato presso i cittadini è il Sindaco” (cioè, tanto per esser chiari, lui!). Giustamente la segretaria della CISL Tilocca gli ha fatto notare che se qui non c’è la testa, non c’è neppure la minima garanzia che il corpo, cioè quei servizi tanto cari a GT, rimasto “acefalo” continui a vivere. E l’avv. Motzo ha ricordato che a Oristano da tanto tempo, e nel silenzio generale, non si svolgono più processi d’assise, mentre Nuoro li ha mantenuti, perché ha battuto i pugni sul tavolo. Altri intervenuti hanno poi sottolineato l’importanza dell’esistenza dei presidi pubblici in loco, in particolare del tribunale, perché la giustizia deve poter operare ed interagire dentro uno specifico contesto territoriale, cominciando dal giudice di prossimità.
Se – ha concluso la Tilocca – le teste di Oristano staranno, come sembra, una a Cagliari, una a Nuoro e una a Sassari, come farà l’Oristanese a programmare e a decidere sul suo futuro?”. Già, caro Sindaco Tendas, come farà? Ma forse il problema qui è un altro: è quello di sapere o di capire dove stiano le teste di GT e di coloro che ancora lo tengono sulla sedia gestatoria. Infatti forse hanno già trasferito la residenza a Cagliari.