PREFETTURA DI ORISTANO: PER ORA NON SI CHIUDE! E POI? [ADRIANO SITZIA]

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Prefettura

Dunque la Prefettura per ora è salva. Dopo le voci in questo senso degli ultimi giorni, è stato lo stesso ministro degli Interni Angelino Alfano ad annunciare le intenzioni del Governo di non portare avanti la parte della riforma Madia con cui venivano cancellate ben 23 Prefetture, tra cui quella di Oristano. Il Ministro ha voluto ribadire l’importanza delle Prefetture, vere e proprie “antenne dello Stato sul territorio”. Secondo Alfano “mai come ora la loro presenza capillare è fondamentale per i cittadini in termini di sicurezza e garanzie sociali”!
Questo intervento governativo, dopo la mobilitazione dei diversi territori interessati e il deciso intervento dei sindacati, che hanno scosso perfino qualche parlamentare sempre troppo distratto, scongiurerebbe anche altre ventilate chiusure di servizi ed enti governativi qui in città: Questura, Camera di commercio, Tribunale. Bisogna però capire se il pericolo è davvero scongiurato, oppure se si tratta più semplicemente di uno strategico passo indietro, di un rinvio a tempi “più favorevoli”, magari dopo il Referendum costituzionale, previsto (e, da Renzi, temuto) in caso di definitiva approvazione della sua riforma.
La chiusura di 23 prefetture, secondo i calcoli governativi, avrebbe fatto risparmiare 23 milioni di euro. Ma secondo i Sindacati tale provvedimento, oltre a mettere a rischio ben 1300 posti di lavoro, avrebbe causato diversi disagi ai cittadini interessati. Per esempio nel caso dell’accorpamento di Sondrio a Bergamo, distante oltre 120 km, un sondriese sarebbe costretto a lunghe ed onerose trasferte.
Val la pena di ricordare che, nelle intenzioni del Governo, entro il 31 dicembre 2016 era programmata la soppressione, oltre a Sondrio ed Oristano, delle seguenti Prefetture: Asti, accorpata ad Alessandria; Benevento, accorpata ad Avellino; Belluno, accorpata a Treviso; Biella (> Vercelli); Cremona (> Mantova); Enna (> Caltanissetta); Fermo (> Ascoli); Isernia (> Campobasso); Lecco (> Como); Lodi (> Pavia); Massa-Carrara (> Lucca); Piacenza (> Parma); Pordenone (> Udine); Prato (> Pistoia); Rieti (> Viterbo); Rovigo (> Padova); Savona (> Imperia); Teramo, accorpata a L’Aquila, Vibo Valentia accorpata a Catanzaro e Verbano-Cusio-Ossola a Novara. Probabilmente a smuovere il nostro granitico esecutivo potrebbe non essere estraneo il fatto che la gran parte di questi accorpamenti interessava proprio il Nord Italia, e, in particolare, la Lombardia (4) e il Piemonte (3).