“LAUDATO SI'” PER CAMBIARE L’ECONOMIA [ADRIANO SITZIA]

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Miserando atque eligendo”, il motto che appare nello stemma episcopale di Papa Bergoglio, riassume bene quella che è la missione di questo Pontefice in un mondo e in una Chiesa sempre più soggiogati da quell’onnipresente economia, vera e propria divinità assoluta della modernità. L’omelia di Beda il venerabile da cui è tratto il motto papale, narra l’episodio della scelta da parte di Gesù del pubblicano Matteo come suo Apostolo. Un pubblicano, cioè un antico esattore, uno di quelli che al “dio denaro” ed al suo accumulo aveva dedicato l’esistenza, almeno prima di incontrare Cristo. Ecco perché Bergoglio insiste molto sulla necessità che la Chiesa ritorni ad essere vicina agli “imperfetti”, uscendo dalla sua fortezza e sporcandosi le mani in questo mondo dominato dall’interesse (tassi inclusi) e dagli interessi.
Lo ha ben ricordato sabato sera a San Domenico, Vittorio Pelligra, docente di economia politica nell’ateneo cagliaritano, cattolico impegnato e da sempre attento ai risvolti civili e sociali dell’economia, introducendo la sua relazione per il terzo degli incontri sulla “Laudato si’” voluti ed organizzati dal MEIC e dai Focolari con la collaborazione dell’Arcidiocesi oristanese.
Con spietata ma chiara sintesi Adam Smith, il fondatore della moderna scienza economica, sottolineava che: “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”. Mai verità umana fu esposta più efficacemente. Ma se da ciò si traggono tutte le dovute conseguenze, i risultati quali possono essere? Risposta fin troppo ovvia, soprattutto se si guarda al mondo attuale. “Eppure sembra che né la politica, né l’opinione pubblica” – ha sottolineato Pelligra – “riescano a rendersi conto che oggi l’economia è totalmente fuori controllo”. Le vecchie ideologie, ormai relegate nei libri di storia, infatti non sono state né sostituite e neppure in qualche modo aggiornate. Prevale sempre più, anche per l’apertura sregolata dei mercati e per l’omologazione culturale imperante, quella sorta di pensiero unico liberista, secondo il quale il mercato si regola da solo. Così possono essere sostenute e attuate teorie come, per esempio, quella del trickle-down (lett. “effetto sgocciolamento dall’alto in basso”), per cui elargendo benefici fiscali a chi ricco lo è già, si avranno “necessariamente” benefiche ricadute su tutta la società, poveri inclusi. Purtroppo però nei paesi dove una politica come questa è stata “sperimentata”, al posto delle benefiche ricadute si è invece avuto un vistoso allargamento della forbice reddituale tra i pochi ricchi, divenuti sempre più ricchi, e i tanti poveri, divenuti dopo la crisi sempre più poveri e sempre più … tanti! Pelligra ha fatto l’esempio degli USA, il paese più fedele a questa dottrina, dove si è arrivati al paradosso che, in termini di ricchezza, nel 2010 lo 0,1 % degli Americani, cioè circa 320000 persone, possedeva tanto quanto il 90 %, cioè 287 milioni!!!
Occorre dunque ripensare economia, politica, società, governo dei beni secondo nuove idee e nuove basi muovendo da un diverso approccio critico, libero dai troppi condizionamenti consumistico-finanziari. Lo scopo è quello di giungere ad una gestione altra dei “beni comuni”, in particolare di quelli indivisibili e a disposizione di tutti (aria, acqua, natura e risorse naturali, salute), per evitare la cosiddetta “tragedia dei beni comuni”, come la definì Hardin nel 1968, quella per intenderci che ha portato alla fine della civiltà nell’Isola di Pasqua o all’estinzione di tante specie, sfruttate senza regola alcuna o secondo criteri sbagliati. Pelligra ha parlato di “gestione comunitaria”, cioè non pubblica né tanto meno privata, e che miri ad un uso limitato e di qualità, ma soprattutto secondo criteri condivisi da tutti, secondo il principio della “custodia”, “sciamar” in ebraico, da intendersi appunto come “capacità di vivere in relazione di reciprocità, di mutuo vantaggio con l’altro”, sia esso essere umano o natura.
Altro concetto sottolineato da Pelligra è quello di “fiducia”, che proprio negli ultimi decenni è stato pesantemente scosso da tutta una serie di eventi politici, finanziari, amministrativi, che definire “nefasti” è persino riduttivo. La fiducia, secondo Pelligra, è il miglior “lubrificante” del sistema sociale. Ma per arrivarci occorre scuotersi dall’apatia, dall’acritica accettazione di tutto; occorre invece una opinione pubblica sempre più attenta ed attiva, in grado per esempio di utilizzare tutta una serie di strumenti di controllo e di valutazione già disponibili o comunque attivabili, per selezionare chi sa far bene rispetto a chi sa far … altro! Bisogna essere consumatori attivi, amministratori responsabili, elettori attenti e vigili, ed impegnarsi in prima persona anche e soprattutto quando – Pelligra ha parlato di “minoranze profetiche” – nessun altro lo fa, perché ritiene quella una battaglia persa e quindi inutile (e, bisognerebbe aggiungere, magari dannosa per la propria carriera). Ecco perché è importante riscoprire l’etica individuale, sulla cui base si possa ricostruire poi un’etica pubblica, che ci faccia iniziare le frase con il “noi” e non soltanto con l’ “io”.
Sed aliud est dicere, aliud est facere!