VIOLENZA SULLE DONNE: NON STIAMO IN SILENZIO! [ADRIANO SITZIA]

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“Fem(m)inicidio” o, meno frequentemente, “femicidio”, sono due neologismi – di origine rispettivamente ispano-americana e inglese – purtroppo entrati nell’uso quotidiano a motivo del notevole aumento di questo fenomeno criminale nel nostro Paese: 152 casi nel 2014, di cui però ben 117 in ambito familiare, in genere per gelosia o simili (oltre il 32 %) e/o in conseguenza di liti/conflitti (più del 20 %). Di questi 117 ben 81 omicidi riguardano proprio l’ambito della coppia, commessi dal coniuge o ex coniuge, o da un convivente o ex convivente. Si tratta quasi sempre di crimini particolarmente efferati, carichi di rabbia e di odio: ne è prova l’uso – frequentissimo – di armi da taglio e i tipi di ferite inferte. Se poi si superano i confini nazionali il dato diventa davvero enorme: “ogni 4 anni nel mondo muoiono tante donne quanti sono stati gli ebrei uccisi nell’olocausto nazista!!!“. Lo ha ricordato stamane l’avv. Roberto Martani, intervenendo al convegno “Non stiamo in silenzio: parliamo di violenza sulle donne”, voluto e organizzato dalle segreterie territoriali di CGIL e CISL e dal Comune di Oristano, e svoltosi nella sala dell’Hospitalis, di fronte ad una affollata platea, soprattutto di ragazze e donne (pochi uomini!). E di tragici grandi numeri hanno parlato anche il professor Graziano Pinna, dell’Università dell’Illinois, per quanto riguarda gli USA e Patrizia Desole, del Centro Antiviolenza, che ha sottolineato tutta una serie di dati, riguardanti i vari di tipi di violenza perpetrati contro le donne, specialmente in ambito familiare, relativamente alla nostra realtà provinciale.
Sulla gravità del fenomeno e sulla necessità – urgente! – di fare qualcosa si sono soffermati un po’ tutti gli intervenuti (Mons. Sanna, il vice-sindaco di Oristano Uda, la segretaria della CGIL Manca, la segretaria della CISL Tilocca, che ha concluso i lavori), sottolineando nel contempo la complessità del problema, che certamente trova le sue radici in una tradizione familiare arcaica e patriarcale, e quindi in un’idea di famiglia e di società piramidale anche dal punto di vista del rapporto tra i sessi.
In particolare la relazione di Lucia Mocci, psicoterapeuta, ha affrontato, partendo dall’illustrazione del concetto di “resilienza”, le conseguenze psicologiche che le violenze domestiche hanno sulle donne ma anche sui minori, che vi assistono, le “cicatrici” che queste lasciano nella psiche delle vittime, spesso all’origine di gravi patologie neuro-comportamentali, quali sono le varie forme di stress post-traumatico. La dottoressa Mocci ha poi approcciato il tema della cura psicologica, ricordando che ogni persona è unica, che dunque non possono esserci protocolli e che invece spetta alla scienza ed alla sensibilità di chi la segue l’individuazione dello specifico percorso terapeutico più adatto ed efficace. Tra i trattamenti illustrati, la Mocci si è soffermata sull’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), che, grazie agli studi in proposito di Francine Shapiro (1989), sfrutta i movimenti oculari veloci per agire sullo stress; e sull’uso dell’ipnosi scientifica e di altri metodi terapeutici.
Il professor Pinna ha invece illustrato nei particolari le modificazioni “fisiche” che lo stress dovuto alle violenze determina a livello cerebrale ed ormonale. Infatti il PTSD (Post_Traumatic Stress Disorder) lascia delle vere e proprie ferite invisibili in una donna o bambino ogni due vittime dirette o indirette di violenza, rispetto per esempio all’uno su cinque soldati reduci da conflitti bellici. Inoltre le donne risultano tre volte più vulnerabili rispetto agli uomini per quanto riguarda proprio lo stress post-traumatico. Le conseguenze del PTSD a livello cerebrale interessano la corteccia prefrontale, l’ippocampo e l’amigdala e si manifestano con la riduzione di un neurosteroide prodotto dal progesterone e che agisce insieme al recettore GABA: si tratta del ganaxolone, attualmente oggetto di studio e sperimentazione sugli animali, per osservarne l’effetto a livello di controllo della paura dovuta a “brutti ricordi”.
Lo scienziato oristanese ha però anche ricordato quelli che sono i costi sociali di questi crimini: costi in termini di conseguenze e di sofferenze, ma anche costi economici a nove zeri. Da qui l’importanza della prevenzione e dell’aiuto immediato, per i quali però le somme stanziate sono del tutto inadeguate.
L’avvocato Roberto Martani ha invece trattato gli aspetti legati alla tutela e alla difesa delle vittime, e della necessità di intervenire prima che “la violenza produca la tragedia”. “Il legislatore italiano in questo campo è stato molto, troppo lento” – ha proseguito l’avvocato oristanese, ricordando che il delitto d’onore ed il matrimonio riparatore sono stati aboliti soltanto nel 1981 e che lo stalking è diventato reato soltanto agli inizi di questo millennio. In tale difficile percorso hanno svolto una importante funzione di stimolo le varie convenzioni internazionali, grazie alle quali la nostra politica è stata “costretta” ad adeguare la legislazione. “Ma si può e si deve fare di più: devono fare di più le istituzioni, le forze dell’ordine e la stessa Chiesa; devono fare di più e meglio gli avvocati ed i magistrati; devono fare di più gli stessi cittadini, quando, accorgendosi che qualcosa non va a livello di famiglia o anche di vicinato e amicizie strette, troppo spesso preferiscono volgere lo sguardo altrove”! Oggi con gli ordini di protezione, l’allontanamento coatto dal domicilio ed altri provvedimenti gli strumenti per intervenire subito ci sono! Ma non va mai messa da parte la capacità di mediare, di cercare dove possibile di riaprire un contatto, sempre nell’ottica di evitare il peggio e di salvare vite ed esistenze, altrimenti destinate a un futuro nero!
L’assessore Maria Obinu ha posto l’accento sulla scarsità di risorse disponibili: “le risorse sono sempre meno e stiamo facendo i salti mortali per tenere aperto questo fondamentale servizio che ha dato una mano a tante donne”!
La segretaria provinciale della CISL Tilocca, tirando le conclusioni, ha ribadito l’importanza di questi appuntamenti e la necessità di vincere il silenzio, che troppo spesso, dentro le pareti domestiche, soffoca le grida di dolore.
E’ vero: parlare dei problemi serve innanzitutto a informare e quindi a far capire e riflettere. Ecco, da questo punto di vista, forse nell’appuntamento di oggi è mancato un aspetto: si parla giustamente di vittime, tante, troppe, ma poco dei carnefici e, soprattutto, del come evitare concretamente che altri diventino “carnefici”. Alcuni accenni a determinate problematiche qua e là si sono uditi – mi riferisco per esempio a certi passaggi dell’intervento di Martani – ma sostanzialmente questo aspetto è stato dimenticato. Ecco, forse, come è stato suggerito, sarebbe opportuno allargare gli orizzonti, parlando per esempio della famiglia oggi, ma anche del rapporto uomo-donna in questa multiforme società e in questo complesso contesto di problematica modernità.