IL DECLINO DEL CONSIGLIO COMUNALE [ADRIANO SITZIA]

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Pochi giorni fa, attraversando una luminosa Piazza Eleonora, per caso ho ascoltato la divertente conversazione tra una bella mamma ed il suo vivace bambino, impegnato ad osservare con un certo stupore la statua della giudicessa. “Chi è?”, ha chiesto il bimbo alla madre. “Era una regina!”, gli ha risposto la signora sorridente. “Una regina? Davvero! E abitava lì?”, le fa il vispo bimbetto indicando il prospiciente Palazzo degli Scolopi. “No, amore, lì c’è il consiglio comunale”, risponde la madre. “Il consiglio comunale!?” – replica il piccolo – “Mamma, che cosa fa il consiglio comunale?”. Non ho potuto ascoltare il seguito del dialogo, essendomi allontanato eccessivamente, ma m’è venuto quasi naturale chiedermi: “Già, che fa il Consiglio comunale di Oristano?”. Del resto avevo ancora nella testa il non esaltante ricordo delle ultime sedute (14 gennaio e seguenti) dedicate alle partecipate e alla lottizzazione di via Ghilarza, nelle quali – ancora una volta! – il rango, il ruolo, se vogliamo la dignità stessa del Consiglio – e di chi ne è componente – ne sono usciti davvero malconci. Come altrimenti giudicare per esempio le inutili riunioni sulle partecipate, fatte a poco più di un anno dalla fine di questo mandato amministrativo, e in cui, tra le altre cose, il rappresentante del Comune in seno ad un cda ha affermato – con disarmante onestà intellettuale – che poco avrebbe potuto aggiungere sulla gestione di quella società al di là di quanto contenuto in una breve relazione scritta, preparata in tempi rapidissimi e presentata al Presidente del Consiglio: “Non intendo fare una relazione, …, non è, credo, il mio compito, non è nelle mie competenze; d’altronde il tempo molto ristretto che mi è stato assegnato, di quattro giorni ecc. ecc.”. E come giudicare l’ennesimo show del Sindaco, il quale, per ben due volte (Consorzio industriale e Fondazione “Sa Sartiglia”), ha potuto presentare quello che è ormai diventato il pezzo forte del suo repertorio, e cioè l’esposizione delle Res Gestae Divi Guidi! Il tutto di fronte ad una sovente sparuta platea di consiglieri, dove, in certi momenti, ha pure fatto bella mostra di sé la quasi totale assenza del gruppo più numeroso, quello PD, rappresentato per larghi tratti dal solo consigliere Spahiu.
Chi come me, ha potuto vedere e conoscere sia la Prima sia la Seconda Repubblica, può facilmente fare un confronto tra le riunioni consiliari di allora e queste odierne e tra il peso politico di quei Consigli e quello (scarsissimo) di questi. Non avrà difficoltà a riscontrare un evidente declassamento dell’organo consiliare, a tutto vantaggio del Sindaco, vero e proprio Componidori della situazione– chiedo scusa per il paragone – e della sua … pariglia. Questo al di là dell’elenco di funzioni, competenze e diritti dei consiglieri e delle minoranze, quali si trovano elencate nel Dl. 267/2000, articoli 42, 43 e 44. Infatti l’introduzione, assieme all’elezione diretta del Sindaco (e del “governatore” regionale), della clausola “simul stabunt vel simul cadent” per ovviare all’instabilità amministrativa, ha pesantemente condizionato il ruolo politico del Consiglio, congelando la maggioranza e riducendo gli spazi di manovra dell’opposizione. Se poi a tutto ciò si aggiunge la scomparsa dei soggetti politici organizzati, sostituiti da comitati elettorali fini a se stessi, e, invece, l’exploit di organizzazioni “civiche” – in realtà, a volte più “ciniche” che “civiche” – che, come tali, sono politicamente fragili in quanto legate allo specifico momento amministrativo, risulta ancor più grave lo “squilibrio … egemonico” a favore del Sindaco e, dunque, l’assenza di quella dialettica politica, linfa vitale del buon andamento di una democrazia.