ORISTANO: ORIZZONTI DI GLORIA? [ADRIANO SITZIA]

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L’affollato carnevale oristanese è anche una buona occasione per incontrare vecchie conoscenze scomparse dai radar. E ieri, fortunatamente, non è stata un’eccezione. Uno di questi “incontri” dopo i soliti convenevoli è sfociato in un curioso dialogo: “Beh, pronto per le comunali?”. “Chi? Io? Per cosa? Ma sono l’anno prossimo!”, ho risposto un po’ bruscamente. “Eh ma bisogna muoversi già adesso!”. Questa conversazione, evidentemente banale, ha però un recondito fondo di non trascurabili verità. Intanto quella più generale, ovvia e, se vogliamo, più preoccupante, per cui la maggior parte delle persone identifica la democrazia esclusivamente con le elezioni. E poi le verità locali per cui chi ha intenzioni o anche ambizioni “politiche”, deve muoversi per tempo e a 360 gradi, prescindendo dalle aree politiche e/o dai progetti. Insomma una versione democratico-oristanese di quel cagliaritano che divenne fascista, perché, come racconta Lussu (“Marcia su Roma e dintorni”, cap. III), voleva i fatti, anzi più esattamente … “La rivoluzione! Dateci una rivoluzione e noi vi seguiremo!”. Non importava quale, non importava il “colore”, purché fosse una bella rivoluzione. E i fascisti gliela diedero. Allo stesso modo, anche se meno bellicosamente, molti “politici” oristanesi o aspiranti tali vorranno domani la candidatura. “Dateci una lista e noi ci candideremo!” diranno convinti!
Questo gagliardo spirito agonistico che ha consentito alla politica oristanese, in grande anticipo rispetto almeno al resto dell’Isola, di dividersi e moltiplicarsi elezione dopo elezione, fino a raggiungere il quasi insuperabile record di 25 liste e 750 candidati, ma anche di esprimere sempre più deludenti amministrazioni, ne siamo certi che si manifesterà anche l’anno prossimo. Molto probabilmente proseguirà il variopinto filone “civico”, già padrone, con i suoi fantasiosi disegni e colori, del lenzuolo elettorale del 2012, e ora rinnovato ampiamente almeno nei simboli: i volti infatti rischiano di essere più o meno sempre gli stessi, anche per ovvia mancanza di fisiche alternative!
E i “vecchi” partiti? Beh, i pochi sopravvissuti all’ultimo ciclone, il “Renzi”, e alla libecciata “Tendas”, appaiono, a destra, al centro e a sinistra, messi piuttosto male. Il partito che esprime l’attuale Sindaco, il PD, è stato sottoposto ad una cura dimagrante talmente efficace che lo ha reso trasparente. Ma le cose non vanno meglio in Forza Italia e neppure dalle parti democristiane.
In questo modo il “corpaccione” politico cittadino al contrario del PD ha preso molti chili, anche dopo la perentoria “chiusura” del “governo” (sic!) provinciale: infatti nelle sue arterie e vene circolano tanti globuli “ex” rossi, “ex” bianchi ed “ex” biancorossi e con cinquanta sfumature di nero, forse persino troppi. Ma lo sfigmomanometro non deve allarmarci: con le prossime elezioni la pressione tornerà normale, almeno fino allo spoglio.
Tra gli “ex” ve ne sono anche di validi, di importanti, dal passato glorioso, ma dal presente molto incerto. Che cosa faranno? Come si muoveranno? Avranno ancora buone carte da giocare (meglio se assi nella manica)? Solo il futuro ce lo dirà. Per ora Radio Piazza trasmette notizie di vari incontri, palesi o meno, di pranzi e cene di lavoro, di aspiranti Sindaci più o meno immaginari, di “civiche” in fieri. Ovviamente bisognerà capire anche il destino del nostro caro GT: vorrà ricandidarsi? Vorrà altro? Si faranno le primarie, con il rischio di vedervi votare solo gli extracomunitari? E che faranno gli amici di GT, i vari “Insieme”, “NoiOr”, o almeno quello che n’è rimasto? Soffrono ancora di dubbi amletici oppure hanno già salde certezze?

Comunque il rischio – molto concreto! – è che da una situazione come questa, solo apparentemente dinamica, in realtà oristanesemente “slow-moving”, non possa che scaturire l’ennesimo menu politico di scipite minestre riscaldate, nel quale si dovrà cercare il solito e famoso “meno peggio”. A quel punto l’alternativa sarà l’astensione, che anche qui potrebbe diventare piuttosto forte, soprattutto in assenza di novità politiche davvero tali ed interessanti.
Già, le novità, ma da dove e da chi? Il Movimento 5 Stelle e, in alternativa, la poco compatta area indipendentista sono le risposte più ovvie e probabili. Questi soggetti politici del resto hanno l’opportunità di intercettare il malcontento innanzitutto di tanti cittadini, ma anche di militanti delusi, allontanatisi dai loro riferimenti politici, scontenti delle ultime esperienze amministrative (non solo comunali) e alla ricerca di nuovi stimoli.
Un’altra prospettiva ad oggi però ancora indefinibile sarebbe quella di qualche progetto politico di matrice oristanese ma con un DNA concretamente sardo, in grado di diventare un catalizzatore per tutti coloro che non si rassegnano ad una città bloccata e marginale e ad un’isola povera e ubbidiente. Un progetto dunque che non muoia con le Comunali, ma si ponga traguardi importanti in termini di elaborazione, di proposta e di prospettive. Un tale progetto sarebbe l’ideale, anche se i “ma” in un contesto sociale com’è oggi l’oristanese, prostrato da decenni di immobilismo e di delusioni, forse sono troppi.