ORISTANO “CITTA’ NECROPOLITANA”? [ADRIANO SITZIA]

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Tra i vari “contus” che si sentono in giro, c’è anche questa storiella che ha come protagonista-strano? – il nostro Sindaco. GT va a Cagliari ad implorare dai suoi “amici” PD un munifico gesto per Oristano. “Caro G., che vorresti?”, gli chiedono. “Vorrei un assessorato, ecco magari l’agricoltura. Con tutto quello che produciamo, sarebbe anche un giusto riconoscimento”, risponde convinto GT. “L’agricoltura dici. Uhm, e perché non qualcosa di più importante, di più adeguato alla tua realtà?”, gli fanno i grandi capi: “Che ne dici di uno status specifico per Oristano?”. GT non riesce a stare più dentro i suoi panni, si sente ingrossare proprio come Hulk: “Come? A tipo Cagliari città metropolitana?”. “Di più, di più: Oristano città necropolitana, l’unica in Sardegna!”. Il Sindaco rimane interdetto, allunga il muso, abbozzando una specie di sorrisetto nervoso. Poi voltandosi verso uno dei suoi assessori, quello più grosso, gli fa: “It’adi nau? No d’appu mica cumprendiu: cittadi necropollittana? Boh, e ita ***** esti!?”. L’altro fa spallucce e gli risponde: “Dai G., è meglio che ce ne andiamo”.
Ora, lasciando perdere i frizzi e le arguzie sul simpatico GT e le sue odissee a Santa Gilla, i dati certi, incontrovertibili, inconfutabili sono, per un verso, la gravissima situazione di Oristano e del suo territorio, e per l’altro il colpevole silenzio, la totale assenza dell’opinione pubblica e soprattutto della politica locale di fronte a questo vero e proprio “genocidio assistito”. I rumori, le proteste, il casino li fanno a Nuoro, nel Sulcis, a Olbia, a Macomer non certo nella “boniscedda” Oristano, dove anzi, almeno secondo qualche organo di stampa, saremmo tutti “felici”. Mei cojoni! Pochi giorni fa “L’Unione Sarda” ha pubblicato alcuni articoli sullo spopolamento della Sardegna, dedicandone uno anche alla città di Eleonora. Quelli apparsi sono numeri da disastro, ai quali se ne potrebbero aggiungere anche altri, altrettanto “brutti”, relativamente alla provincia, che dal 2007 al 2015 ha perso quasi 6000 residenti; che nel 2014 ha registrato un tasso di natalità di 6,0 ‰, rispetto al 6,9 sardo e all’8,3 italiano; e che, viceversa, ha segnato un tasso di mortalità del 10,8 ‰ rispetto al 9,3 sardo e al 9,8 italiano. Se poi si da uno sguardo alle classi di età i numeri, se possibile, sono ancora più drammatici: infatti dal 2007 al 2015 la popolazione da 0 a 14 anni è diminuita di ben 2593 unità , passando dal 12.0 % al 10.8; quella dai 15 ai 39 anni è diminuita addirittura di 10805 unità, passando dal 32.9 al 27.4 %!!! Per contro gli over 40 sono cresciuti di 7660 unità! In pratica ogni bambino oggi sarebbe “circondato” da 7,5 anziani, un dato senza confronti in Sardegna! Allo stesso modo la popolazione in età attiva risulta essere nel 2015 appena il 64,9 %, meno 0,4% rispetto al 2014, ancora una volta il dato peggiore di tutta l’isola, mentre in molti Comuni del nostro territorio i vagiti di neonato sono suoni ormai dimenticati.
Di fronte a questo bagno di sangue demografico, che peraltro trova piene conferme anche nei dati economici di Oristano e della sua provincia, cadute in un coma apparentemente senza speranza di risveglio, avete forse sentito almeno qualche ululato della nostra politica? Macché! Nell’aula consiliare di Oristano per esempio si va avanti da tempo come se nulla fosse, continuando nel teatrino dell’elezione di membri di commissioni e di comitati analoghi, oltre a presentare e discutere stancamente interrogazioni e mozioni, magari arricchite da qualche omelia di GT e soci. D’altronde che attendersi di diverso da una città amministrata da un PD malato di un purtroppo irreversibile autismo politico, e per questo ormai scomparso dai radar insieme ai suoi inutili organismi dirigenti!?
Eppure non occorre essere degli “scienziati” per capire la criticità di tale situazione. Le nuove leve, ossia gli elementi potenzialmente più dinamici della popolazione, stanno andandosene alla ricerca di prospettive, di un futuro che queste desolanti lande non sembrano più poter neppure sfiorare. Rimangono gli adulti, soprattutto pensionati, tradizionali benestanti, e poi coloro che, forse troppo in là con gli anni per rimettersi in gioco, vanno avanti come per inerzia. L’ascensore sociale da tempo è guasto! Una città che negli Anni 60 e 70 appariva viva e ambiziosa, con industrie, agricoltura, una vivace vita culturale, a partire dagli Eighties ha cominciato a sedersi, rinunciando pian piano a produrre a favore del sicuro e del garantito. Ed oggi ne paga le conseguenze. Per questo occorre reagire, cominciando dalla politica, dall’unirsi attorno a progetti rivolti non a domani mattina – alle prossime Comunali! – ma a prospettive ben più ampie, e magari alimentati da un po’ di ambizione e di orgoglio, di sano egoismo territoriale. Sperando poi che chi decida oggi di fare politica o di ritornarvi, una volta tanto dimostri vera generosità e schiena dritta, indispensabili per cambiare le cose, cominciando dalle regole e dalle dinamiche. Alternative non ce ne sono!