SACRO CUORE: STASERA L’ULTIMO SALUTO A PADRE ENZO

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Una Chiesa del Sacro Cuore davvero gremita ha accolto in un ultimo, affettuoso abbraccio il “suo” padre Enzo Quadraccia, scomparso mercoledì scorso dopo lunghe sofferenze. Padre Enzo aveva 83 anni.
Molta è stata la commozione sia tra i concelebranti sia tra le tante persone, oristanesi e non, accorse in questa giornata di Pasquetta per l’ “Addio” ad un prete ma soprattutto ad una persona che ha lasciato certamente un bel ricordo di sé! Riservato, sobrio ed essenziale, tanto da esser definito dai suoi confratelli “il francescano”, come ha simpaticamente ricordato padre Roberto Amici, Superiore Generale dell’Ordine dei Figli di Santa Maria Immacolata, padre Enzo era giunto ad Oristano come parroco del Sacro Cuore, nel 2003. Ormai settantenne si trovava per la prima volta a reggere una parrocchia, per di più con l’impegnativo compito di non far rimpiangere il “mitico” padre Franco Marinelli, suo predecessore, ritornato in Liguria.
Nativo di Amelia in Umbria, Enzo Quadraccia aveva iniziato adolescente il suo lungo percorso di fede e di servizio, svolto in sessant’anni di sacerdozio e in una lunga e appassionata attività di docente – era laureato in Lettere a Firenze – e di educatore. Fu infatti apprezzato insegnante e preside in vari istituti del suo Ordine, a Genova (al Piccardo), a Roma e a Fiumicino. Solo in un secondo tempo, dopo il suo arrivo a Cagliari, la sua attività pastorale si dispiegò nell’ambito delle parrocchie, prima a Cagliari, in due distinti periodi, e poi, appunto dal 2003, ad Oristano, dove giunse lasciando l’amata sede del Santissimo Nome di Maria, nel popoloso quartiere di La Palma. Non  a caso stasera sono venuti a salutarlo tanti suoi “ex parrocchiani” cagliaritani.
Nel 2009, per raggiunti limiti d’età, padre Enzo ha dovuto lasciare l’incarico di parroco, sostituito dall’allora giovanissimo padre Dominic Tabal. Tuttavia non ha lasciato quella che era ormai la sua parrocchia, ma, anzi, fino all’ultimo ha dato una fondamentale mano al suo successore e tanto affetto e conforto a tutte quelle persone che in lui li hanno cercati. La toccante emozione di questa sera, le lacrime negli occhi di molte persone, giovani e meno giovani, sono il lascito più autentico del legame tra questo bravo sacerdote e la gente, al di là di ogni panegirico di circostanza. Come mi ha detto un amico, che lo conosceva bene, “Padre Enzo, oltre ad essere un vero appassionato del caffè e un ostinato fumatore, era soprattutto una persona che sapeva ascoltare. Era sempre disponibile ad ascoltarti. Magari sorseggiando proprio una tazzina di caffè, e poi due, tre. Sapeva ascoltare per capire e poi, se possibile, aiutare o almeno darti un buon consiglio. In questo era davvero speciale”. In effetti le sue omelie, tante volte, diventarono una buona occasione per parlare dei doni, anzi proprio per ricordare quei tanti doni che l’uomo giorno dopo giorno riceve da Dio, senza però mai considerarli tali; per prendersela con una modernità superba, mal vissuta e spesso disumanizzante; per rammentare l’incommensurabile generosità di Dio, generatrice di luce e di speranza, quando ci si decide a cercarla, e cioè a sollevare lo sguardo dal proprio ombelico verso l’alto. Temi che nelle sue parole ritornavano spesso, molto spesso, quasi ossessivamente. Una fede solida dunque quella di padre Enzo. Solida e semplice. Una fede che lo ha accompagnato fino a questo ultimo viaggio lassù, dove troverà sicuramente anche padre Giovanni Timossi, scomparso nel 2011. In quell’occasione Monsignor Sanna nella sua omelia disse: “Lo accompagniamo con il dolore per la perdita di un amico sulla terra e la fiducia della conquista d’un amico nel cielo. Ecco, oggi in cielo abbiamo due amici.
Ciao Padre Enzo. (ADRIANO SITZIA)