BRRRRR … EXIT

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Dunque, lo “Iukei” ha scelto … UK! Niente “Iui”. Dunque le borse mondiali vanno giù, anzi sprofondano. Dunque la “vecchia” politica – quella che ha trasformato il sogno europeo in un incubo per tanti – dopo tanti scongiuri e riti voodoo, ha ripreso pian piano a parlare il normale politichese. Lo ha fatto prima con i suoi dotti opinion makers, che, dopo averci riempito la testa elencando puntigliosamente le catastrofi incombenti sul Vecchio Continente e sul mondo intero a causa del virus “Brexit”, ora ci raccontano (numeri alla mano) tutte le contraddizioni di un Regno Unito diviso a metà tra chi, londinese, cosmopolita, giovane, colto, con lo sguardo rivolto al futuro, ha votato bene , cioè “remain”, e chi, campagnolo, beota, bozzone e pure “antigu” ha invece votato … “leave” (ben diversi sarebbero stati i commenti sul saggio popolo di Sua Maestà  se avesse vinto “remain”). Ora comincia a farlo, in attesa dei mitici “vertici” (a due, forse tre, magari a quattro, come il formato dei fogli) anche con i suoi leader, tra cui immancabile il nostro Premier. “Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa, è il nostro futuro” è stato il suo primo tweet. Poi ecco un’altra dichiarazione, secondo il suo stile: “Se voglio dare un nome all’Europa voglio chiamarla casa. L’Europa è casa nostra. E’ la casa dei nostri figli e dei nostri nipoti. E’ una casa che ha bisogno di essere ristrutturata, rinfrescata, ma è la casa del nostro domani“. Ancor più immaginifera è stata la dichiarazione del suo diafano Ministro degli Esteri: “Questo voto è una sveglia per l’Europa, un’occasione per il rilancio della politica comune di crescita, difesa e immigrazione. L’Italia ci crede“. Politica comune? Crescita? Rilancio? L’Italia ci crede? Ma quale Italia? Ma ‘sto ministro dove è vissuto in tutti ‘sti anni? Dove stava quando, in nome della famosa “fiducia degli investitori” proprietari del nostro gigantesco debito pubblico (anch’esso diretto discendente della fantastica classe politica “mameliana”), l’Europa teutonico-finanziaria “ci chiede(va)” le famigerate riforme, ultima ma decisiva la nuova Costituzione centralista e decisionista, varata dall’attuale esecutivo grazie a un Parlamento illegittimo e sotto ricatto?
A quale casa, a quale rilancio vi riferite, cari politici? Qui ci vuole ben altro! Questa vostra “casa” nota come UE, poco democratica e molto burocratica, poco vicina ai cittadini e molto ai mercati, in mano non ai popoli ma ad istituzioni autocratiche ed autoreferenziali, creazione di oligarchie secondo visioni politiche egemoniche otto-novecentesche, va totalmente trasformata, nel senso di una vera democrazia. IN BOCCA AL LUPO! Ce ne davvero bisogno.