SINDACO, NON CERCARE FUORI DI TE! (ADRIANO SITZIA)

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Ogni soldato francese porta nella sua giberna il bastone di maresciallo di Francia”! Con questo motto il Napoleone di Oristano, alias GT, ha affrontato da par suo, pugna dopo pugna, tutti i suoi avversari, senza mai lasciar loro scampo, a differenza del suo illustre maestro. E anche ieri, in un tormentato Consiglio dedicato al bilancio, con Waterloo dietro l’angolo, la sua fredda, lucida determinazione e la solita brillante strategia hanno avuto ragione dell’agguerrito nemico. Infatti gli avversari, soprattutto quelli interni, dopo un inutile assalto alla baionetta urlando “NoiOr!”, hanno dovuto alzare, ancora una volta – l’ennesima in questo opaco quadriennio – bandiera bianca, inchinandosi deferenti al loro sire. Al quale ormai manca soltanto una cosa : dare alla sua città l’agognato vessillo con l’albero eradicato e la scritta in oro “IVI, veni, vici”!
In cosa consiste però l’abilità strategica di GT? Facile, nel saper vincere proprio le battaglie perse. Certo, facile a dirsi, però difficile a farsi. Ma – ahimè – le cose stanno proprio così. E’ inutile allora tentare arditi (anche dal punto di vista prettamente amministrativo) colpi di mano, come quello strano, isolato emendamento al bilancio venuto da “NoiOr” che, cambiando le carte in tavola (un bando di affidamento appena pubblicato!), vuole restituire all’area camper di Torregrande anche la funzione di campeggio. Un emendamento, – l’unico a questo bilancio!!! – forse “ispirato” da qualcuno, che però dimostra sia la ben nota mancanza totale di confronto dentro la maggioranza e dentro la stessa Giunta (in cui l’assessore con delega a Torregrande è proprio di “NoiOr”!), sia il fatto che per la borgata marina come per la città tutta si sia finora andati alla cieca, a tentoni, senza idee chiare, senza linee guida delineate e senza una benché minima programmazione.
“Saper vincere le battaglie perse? Cavolo, ma come fa?”” vi state sicuramente chiedendo. Beh, forse il suo segreto ieri lo hanno spiegato acutamente un paio di consiglieri. “Il mio problema – ha esordito Marco Piras citando Don Milani e lo stesso GT del 2012 – è anche il tuo. Uscirne da soli è egoismo; uscirne insieme è la politica. … Che per lei, signor Sindaco, diventa: decido io, anzi ho già deciso!
Questo signore – ha aggiunto Stefano Mureddu, leggendo un passo di Carofiglio – … probabilmente è inconsapevole della sua condizione di ingiusto privilegio, vive in una bolla di autoreferenzialità, ed è dunque incapace di vedere se stesso dal di fuori, in prospettiva. E’ incapace di cogliere i grotteschi rituali del potere di cui è partecipe, è incapace di capire come la sua inconsapevolezza e quella di tanti come lui stia letteralmente uccidendo, più ancora del malaffare e della corruzione, la speranza di una politica in cui i cittadini possano riconoscersi”.
Difficile non esser d’accordo con queste analisi, che certo non possono essere riferite alla sola, deprimente, amministrazione e politica oristanese: il “renatismo”, il “matteismo”, il “ghe pensi mì” ecc. sono soltanto alcune varianti di un modello, di un agire politico, in cui rientra perfettamente anche il nostro GT. Del resto “Lasciate ogni speranza voi che non entrate” viene scritto a lettere cubitali nei moderni dizionari di politica accanto alla parola “insieme”! Che, tradotto nella lingua comune, significa: “se non ci sei non conti un c****. E, se ci sei e vuoi continuare ad esserci, zitto e mosca”.
Già “zitti e mosca”! Così come hanno fatto in questi anni – ha ricordato il consigliere Spahiu – diversi consiglieri comunali della maggioranza, che solo ora, in piena campagna elettorale, stanno trovando la … forza (???) per alzare la testa. Mai come nell’ultimo quadriennio infatti, l’aula degli Evangelisti ha riacquistato la sua funzione sacra con tante, continue genuflessioni davanti all’altare e all’officiante. A qualcuno le ginocchia si sono piegate perfino ieri, in pieno scontro, momento buono invece per atti di … coraggio! Così, come il lupo che ulula alla luna, a un consigliere, che forse avrebbe voluto fare il Cesare sul Rubicone, gli è uscito fuori solo un: “beh, questa è l’ultima. Da domani si cambia”. Peccato per la mancanza di un organista pronto a contrappuntare la voce dell’eroe! Di questo passo bisognerà provvedere.

Questo modo di fare politica non è purtroppo morto ma è vivo e sano”, ha concluso ieri un consigliere. Già! Vivo sano e, soprattutto, prolifico!