LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA (ADRIANO SITZIA)

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Stamane, appena alzato, ricevo un sms: “vai su … il segretario provinciale del PD finalmente ha detto qualcosa!“. “Bah, e chi se ne frega!” stavo per rispondere. D’altronde nel PD a decidere la rotta certamente non è né questo segretario, né la direzione o qualsiasi altro organismo interno, ma è “l’eletto”, padrone di – per usare le parole del Segretario – quella “maggioranza ben riconoscibile”, che ha vinto il congresso del 2014.
Tuttavia, alla fine ha prevalso la curiosità. La stessa curiosità che nei giorni scorsi – destino? – mi aveva spinto a dare un’occhiata proprio al sito personale del Segretario, scoprendovi un pezzo “La paura di morire”, davvero interessante, proprio perché descrive il contesto di  una generazione (la sua) e, in particolare, di chi – lui per primo? – ha poi “scelto di diventare grande”, uccidendo metaforicamente quella sua stessa compagnia anagrafica rimasta felicemente a bambocceggiarsi (si fa per dire). “La politica non è mai morte – scrive il Segretario quasi in conclusione della sua analisi – ma è sempre vita” (soprattutto con lauti vitalizi). Evidentemente il Segretario ha avuto la buona sorte di non scontrarsi mai con la delusione: sia con quella – oggi quasi ovvia ma non per questo meno pesante – dei cittadini che, voto dopo voto, governo dopo governo, amministrazione dopo amministrazione, vedono le cose andar sempre peggio; sia con quella amarissima di militanti e dirigenti, a destra come a sinistra, che, pur volendo e potendo dare importante e sincero contributo al reale cambiamento della stessa politica, si sono visti chiudere le porte in faccia da chi a quegli “schemi partoriti da vecchie logiche e compromessi al ribasso” (sono ancora parole del Segretario) non ha potuto o voluto rinunciare, pur essendo (anagraficamente) “nuovo”.
Il segretario PD, rispondendo a quella parte consistente del suo stesso partito, che lo ha messo nel mirino (dimenticandosi però di GT), affronta due temi intrecciati tra loro: la crisi dei “Dem” oristanesi e la (deludente) amministrazione del nostro mitico GT (e dei suoi “compagni”!). Sulla situazione critica del partito, che in città avrebbe perso nel giro di un paio d’anni 143 tessere, il segretario la gira così: “Ragazzi, parlate come se in tutte le Province d’Italia ci fosse un moto d’affezione al PD e non un progressivo fenomeno di abbandono”, dimenticandosi però che le difficoltà oristanesi sono iniziate ben prima dello stesso Renzi, attraverso una vera e propria spietata epurazione interna per favorire determinate parti! Un’epurazione alla quale lo stesso Segretario peraltro sembra alludere, allorché parla appropriatamente di: “giochi al tiro al bersaglio, la cui finalità è uccidere il proprio vicino affinché egli non ci sopravviva”!!!
Oh, – continua il Segretario – la colpa non è mica mia, se “movimenti e forze politiche più in sintonia di noi con la società civile (ma dai!) ci sottraggono progressivamente consensi senza che chi rappresenta il PD nei livelli più alti delle istituzioni faccia nulla per invertire la rotta o proporre un esame collettivo di responsabilità”. Segretario, a parte il tuo silenzio sull’astensionismo e sulla stessa fuga da via Canepa, a parte “l’esame collettivo di responsabilità”, che non hai mai fatto, non ci avevi promesso di “rovesciare la scatola”, come diceva il tuo slogan congressuale!? L’hai fatto? Siii? Nooo? O forse l’hai rovesciata quando era già vuota? Troppo facile scaricare le responsabilità sui “livelli più alti“!
Due domande se le saranno fatte – prosegue dritto il Segretario – quei dirigenti che attaccano la Segreteria … senza accorgersi che, da dirigenti di partito e amministratori comunali ad Oristano, non comprendono neppure che il Sindaco in città ha fallito”. Anzi – ipse dixit! – questa stessa dirigenza (nota bene: di minoranza) che nel 2014 sosteneva l’unitarietà di gestione interna, oggi, oltre ad attaccare l’augusta Segreteria, incredibilmente “prende tempo e rinvia continuamente le riunioni in cui si dovrebbe parlare di proposte concrete da sottoporre ad un’assemblea degli iscritti per l’individuazione di un nuovo leader cittadino, mentre la Segreteria Provinciale cerca a fatica l’unitarietà che è stata il grande cavallo di battaglia della minoranza proprio nel periodo congressuale del 2014”!!! Ma guarda un po’!!! Incredibile!!! Siamo al solito gioco del rimpallo di responsabilità!? Questa sarebbe la grande, coraggiosa novità di chi non ha paura di morire!? Mah!
Poi, per carità, non si può dare torto al Segretario quando parla della sordità di GT e di una maggioranza consiliare che si è (quasi) sempre schierata acriticamente a favore delle “volontà” sindacali, e contro chi “rema contro” (sic!); o quando accenna a un’amministrazione totalmente scollegata dalla Città. Ma, scusa Segretario, tu dov’eri? Dove sei stato in tutto questo tempo? Perché non hai MAI E POI MAI alzato la voce?
Oggi, questo PD – conclude malinconicamente il suo segretario provinciale – rappresenta ben poco di ciò che avrebbe potuto. E’ diventato (diventato? prima che era?) il Pd degli eletti e non dei dirigenti. E chi lo vorrebbe governare fra i molti che oggi attaccano la Segreteria Provinciale ha probabilmente perso la bussola dell’interesse collettivo (sic!). C’è un nuovo nord, in quelle bussole. Quello di ragionamenti che si muovono sotto traccia, senza farsi notare, e che governano realmente i processi. Di pavidità che si realizzano nella carne e nelle ossa (fragili) di giovani che non sono giovani, di falsi rivoluzionari, di opportunismi che seppelliscono ogni coscienza e che hanno perso ogni orizzonte. Finché avrò la forza di rappresentare il Partito Democratico in Provincia di Oristano combatterò (parola grossa, Segretario!) in ogni modo questa deriva, e lascerò poco spazio (ah!!!) a chi deciderà di assecondarla. Le persone comuni, le Comunità, la società civile, il mondo reale, chiedono tutt’altro, e noi dobbiamo capirlo, o in alternativa, politicamente, non sopravviveremo. La prossima direzione provinciale misurerà, politicamente e numericamente, la percezione e la condivisione anche di queste riflessioni. Al fine di sollevare ogni dubbio sulla direzione che questo Partito dovrà intraprendere nel prossimo futuro”.
Beh, credo che queste parole finali, queste frasi fatte prese pari pari dall’edizione aggiornata del Banalitario progressista italiano, siano l’esatta, impietosa rappresentazione di una politica perfettamente inutile, e di cui il massimo prodotto intellettuale è, per dirla con i latini, “asinum asellus culpat”.