“MASCHERADAS E SORTILLAS”: CONVEGNO AL TEATRO SAN MARTINO (ADRIANO SITZIA)

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Un interessante convegno, dal titolo “Mascheradas e Sortillas”, si è svolto ieri sera al Teatro San Martino per l’organizzazione della “Fondazione Sa Sartiglia”. A disquisire sugli spettacoli e sulle feste nella Sardegna spagnola e poi sabauda sono stati tre studiosi archivisti sardi: Ilaria Urgu, responsabile dell’Archivio Storico Comunale di Oristano, Aldo Aveni Cirino, dell’Archivio Storico Comunale di Cagliari, e Carlo Pillai, già Sovrintendente archivistico della Sardegna. Ha coordinato lo svolgimento del convegno il dottor Maurizio Casu.
La dottoressa Urgu ha presentato un documento da lei recentemente scoperto e studiato: la relazione da parte di un funzionario della città di Oristano, il Segretario Olianas, delle cerimonie svoltesi in città per la morte dell’ultimo Asburgo di Spagna, re Carlo II il I novembre 1700. Dopo aver ripercorso brevemente la storia di questo re, scomparso a soli 39 anni – ma alle sue due mogli andò pure peggio! – senza lasciare discendenti maschi, e la sua decisione di designare Filippo d’Angiò, nipote del re Sole, suo successore. Di lì a poco gli equilibri europei già instabili proprio per la crescente debolezza spagnola (politica ma soprattutto economica e conseguentemente anche militare) sarebbero stati definitivamente rotti dalla Francia, conducendo il Vecchio continente ad una lunga serie di feroci conflitti.
Il documento, illustrato dalla Urgu, descrive minuziosamente tutte le manifestazioni pubbliche legate sia alla morte del sovrano e sia all’intronizzazione di Filippo V: le messe solenni con i nomi degli officianti e dei predicatori, le processioni a cavallo, gli addobbi, le giostre equestri e le mascherate. “Alla chiusura dei conti – ha sottolineato la Urgu – il clavario Moreno liquidò lire 756 solo per le manifestazioni di lutto cittadino, una cifra importante considerando le remunerazioni dei funzionari dell’epoca”.
Dalla descrizione delle cerimonie e soprattutto delle processioni si evince l’esistenza di un vero e proprio canovaccio che ne regolava ordine e svolgimento, aspetto questo messo in luce dal dottor Aveni Cirino a proposito delle “cavalcate funebri a Cagliari in età spagnola e sabauda”. Il relatore ha fatto particolare riferimento alle quattro cavalcate funebri di cui si ha notizia per la città di cagliari, la prima delle quali avvenne nel 1689 proprio in occasione della morte, a soli 27 anni per le conseguenze di una caduta da cavallo, della regina di Spagna, Maria Luisa D’Orleans, la prima moglie di Carlo II! Tra le curiosità messe in evidenza dallo studioso vi è quella dell’organizzazione del corteo cittadino secondo il cosiddetto “ordine turbato”: in pratica per evitare dispute su chi dovesse avere il primo posto e poi i successivi nella sfilata, il consigliere anziano sceglieva sul momento il cavaliere, il quale a sua volta sceglieva i compagni e così a continuare.
La descrizione di questo corteo “mostra la teatralità di tali manifestazioni – ha concluso Aveni – in una Cagliari notturna illuminata solo dalle torce di chi sfilava, in un corteo tutto nero, a cavallo, tra le due ali di popolo che assisteva silenzioso e affascinato”. Una teatralità scenograficamente voluta, com’era sorta di regola in epoca barocca.
Carlo Pillai ha invece fornito un quadro generale delle feste in Sardegna tra Seicento e Ottocento, con una attenzione particolare alle manifestazioni equestri nelle loro varie forme. “Nella Sardegna di quei secoli il cavallo – ha precisato Pillai – era molto diffuso e non era prerogativa solo dei nobili ricchi, ma anche di artigiani e commercianti. Da qui la frequenza delle giostre, dei pali, dei tornei, dei vari tipi di corse (al gallo, all’oca, della bandiera, ecc.) sempre più popolari e richieste in occasione delle varie festività, anche se la gran parte delle quali è oggi scomparsa. A questo proposito lo studioso quartese ha osservato che la sopravvivenza della Sartiglia attraverso i secoli è legata proprio al suo essere manifestazione carnascialesca.
Tra aneddoti e cronache il Pillai ha guidato il pubblico in un interessante viaggio alla scoperta della Sardegna “a cavallo”, oggi solo vagamente immaginabile attraverso le relativamente poche manifestazioni equestri rimaste (tra cui appunto la Sartiglia, sa Carrela e nanti, la Cavalcata sarda, ecc.).