COME SUPERARE ABBANOA? (LUCA PERDISCI)

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Abbanoa

   Nel precedente articolo abbiamo ripercorso le vicende del principio di unicità di gestione del sistema idrico integrato, constatando, anche attraverso il suo continuo “metti e togli“, il fatto che non si tratti di una ineludibile necessità ma semmai di una libera scelta politica del legislatore nazionale, che ha nel tempo oscillato tra il ritenere che questa fosse o non fosse la forma di governo meglio capace di soddisfare istanze di efficienza e razionalità nella gestione dell’acqua.
  Scelte comunque discutibili, come discutibile è la premessa di fondo che le accompagna tutte, cioè che anche nella gestione del servizio idrico a farla da padrona debbano essere le scienze delle organizzazioni aziendali con le relative parole d’ordine e non invece la politica, che di queste si deve servire, senza però rimanerne mai succube. Lo diciamo pur senza tacere che il pendolo si è spostato dalla parte dell’efficientismo dopo anni ed anni di sprechi di risorse e di altrettante rendite parassitarie, ma con il fermo convincimento che se la risposta è il mero accentramento dei poteri gestionali la differenza fra ora ed allora sarà solo che prima esse erano diffuse in periferia ed oggi nella ristretta corte dei nuovi principi.
Ma, siamo poi così sicuri che l’unicità di gestione porti davvero ad una maggiore efficienza ed efficacia del servizio? La maggiore efficienza dovrebbe essenzialmente essere assicurata dalle economie di scala prodotte dalla integrazione di territori a domanda debole e territori densamente popolati. In altre aumentando proporzionalmente la dimensione del servizio offerto, si dovrebbero conseguire risparmi significativi sui costi unitari medi di produzione a seguito del raggiungimento di una scala globale più efficiente. Sta accadendo? A giudicare dagli studi consultabili anche sulla rete, direi proprio di no! Così anche per Abbanoa, dove sembrano diminuire i costi operativi rapportati al numero di abitanti ma non quelli in relazioni ai metri cubi erogati, fattore questo ben più importante! E che dire dell’efficacia, ovverosia della qualità del servizio ? Meglio tacere, è sotto gli occhi di tutti!
Quanto all’altro caposaldo del sistema, ovverosia il principio “chi inquina paga“, siamo poi sicuri che sia davvero in grado di indurre un uso parsimonioso dell’acqua nel rispetto degli ecosistemi? A mio avviso per niente, poichè da un lato, trattandosi di un bene essenziale, la generalità dei cittadini continuerà ad usare l’acqua a prescindere dai costi, e dall’altro i soggetti economicamente più forti, e mi riferisco sia a privati – in particolare nelle loro “idrovore” intraprese economiche – sia a comunità locali, potranno continuare ad usare ed abusare di questo bene naturale: tanto basta pagare dov’è il problema!? E allora: “si facciano nuove dighe! “, massacrando fiumi e territori che di fatto vengono asserviti per quattro soldi ad altri territori; “si facciano nuove lunghissime condotte! Si facciano impianti di sollevamento acque! Si facciano … “, accrescendo futuri costi di manutenzione con intraprese, oltretutto, altamente energivore e quindi con rilevanti emissioni di CO2. Tutto ciò nell’assunto della irrilevanza delle naturali vocazioni e caratteristiche dei territori anche sotto il profilo della presenza dell’acqua, mentre al contrario la buona politica dovrebbe in tutti i modi favorire il principio del consumo d’acqua “a Km 0”, contemplandone lo “spostamento” solo negli stretti limiti del necessario per consentirne l’accesso alle comunità che ne sono carenti.
E’ bene, quindi, anche in materia di acqua rimanere saldamente ancorati al principio costituzionale di sussidiarietà, secondo cui l’amministrazione dei bisogni dei cittadini deve essere curata dagli enti locali ad essi più vicini (regola), salvo l’intervento dell’ente superiore in caso di impossibilità degli stessi enti locali a farlo (eccezione). Nell’attuale sistema gestorio invece questo rapporto regola-eccezione è rovesciato, posto che la regola è quella della gestione unica da parte dell’ ente sopraordinato (nel nostro caso Abbanoa), mentre solo in via di eccezione si fanno salve le preesistenti gestioni autonome dei Comuni. Ipotesi davvero eccezionali, basti vedere i requisiti cumulativamente richiesti dall’art 147 comma 2 bis lett. b) del Dlgs 152 /2006 per rendersene conto.
Ma in tema di sussidiarietà il capolavoro lo fa per l’ennesima volta la Regione Sardegna con una disposizione normativa che lascia davvero sbalorditi. Nell’art 15 della legge n° 4 del 2015 intitolato Principi di sussidiarietà, di differenziazione e di adeguatezza, il legislatore sardo riconosce l’esistenza del principio di sussidiarietà e per soddisfarlo stabilisce che la Regione cederà ai Comuni il 51% delle quote di Abbanoa (sic!). Secondo la mia libera interpretazione la Regione ci sta dicendo :” Cittadini sardi, io riconosco che il servizio idrico dovrebbe essere gestito dai Comuni, i quali ne garantirebbero meglio l’adeguatezza alle diverse esigenze territoriali, ma purtroppo il terribile Stato italiano me lo impedisce ed allora io che sono buono ed autonomista, vi dico che Abbanoa diventerà vostra! ” Evviva! Ma davvero la Regione Sardegna può essersi convinta che questo voglia dire applicazione del principio di sussidiarietà? O, in altre parole, si può realmente pensare, che, facciamo un esempio, Oristano ed il suo circondario, con la titolarità, poniamo, del 15 % delle quote, possa dall’interno di Abbanoa governare il servizio idrico del proprio territorio? La risposta negativa appare francamente scontata!
Quindi cosa è possibile fare per liberarsi da Abbanoa sulla base dell’attuale quadro normativo? Poco. Sicuramente difendere le gestioni autonome preesistenti ex art 147 comma 2 bis lett a) e b) del D.lgs 152/2006 per quei Comuni “fortunati” che ne abbiano i requisiti (sono davvero curioso di sapere in Sardegna quanti ve ne siano). Invece invocare il disposto dell’art. 147 comma 2 bis del detto D.lgs. ( che in Sardegna sarebbe astrattamente possibile, stante la presenza di un unico ambito territoriale ottimale) sarebbe invece inutile in quanto significherebbe solo ottenere distinti affidamenti del servizio idrico ma sempre in favore del gestore unico Abbanoa.
Una prospettiva più interessante potrebbe essere, invece, quella della modifica degli ambiti ottimali. Ciò che darebbe almeno una parvenza di rilevanza al principio di sussidiarietà. Questa possibilità è prefigurata dall’art 4 dalla detta Legge Regionale del 2015, il quale stabilisce che la modifica degli ambiti può avvenire ” …anche su istanza degli enti locali interessati che rappresentino non meno di 500.000 abitanti”. Ora, questa previsione la dice lunga sulla reale disponibilità in tal senso della Regione, la quale, bonta sua, allarga la possibilità di istanza anche ai Comuni, purchè rappresentino almeno un terzo degli abitanti della Sardegna ! Tuttavia l’espressione “anche su istanza” consente di ritenere che siano fatte salve le ordinarie attribuzioni di iniziativa legislativa regionale che, come stabilito dall’art 32 della Legge Statutaria n° 1 del 2008, competono oltreché ai Consiglieri ed alla Giunta, anche al Popolo sardo in numero di almeno diecimila sottoscrittori.
La proposta di riorganizzazione, dovrebbe essere supportata da una adeguato parere tecnico, ma direi che ben si potrebbe immaginare di ritornare a quei sette bacini in cui si articolava il distretto idrografico della Sardegna prima che la legge n° 29 del 1997 (oggi abrogata) li riducesse di diritto ad uno. O quantomeno giungere a non meno di quattro ambiti accorpando bacini contigui (la Sicilia, pur con ben diversi margini di autonomia normativa, individua gli ambito ottimali su base provinciale). Si tenga conto del fatto che la norma nazionale, l’art. 147 comma 2 del D.lgs 152/2006, impone alla Regioni di determinare gli ambiti ottimali nel rispetto dell’unità di bacino e di una generica adeguatezza dal punto di vista fisico, demografico e tecnico. Credo che questa sarebbe una buona soluzione per i nostri problemi consentendo di articolare meglio la gestione del servizio nel territorio, e sottoporla ad un più efficace controllo politico e di cittadinanza. Soluzione che dovrebbe anche portare alla creazione di più Autorità d’ambito con poteri di pianificazione, indirizzo e coordinamento dell’intero sistema.
Che utilità può avere, invece, il referendum consultivo di cui ad Oristano si stanno raccogliendo le firme? Sul piano politico ha sicuramente la sua dignità; invece su quello giuridico e pratico operativo credo di poter dire che non ne ha alcuna.
Sempre in materia referendaria mi permetto, piuttosto, di ricordare quello imminente sulla riforma costituzionale. Esso rappresenta una fondamentale opportunità per opporsi alla deriva centralista ed antiregionalista. Ricordate quale governo ha nuovamente imposto nel 2014 l’unicità della gestione del servizio idrico, ciò che, come abbiamo visto, costituisce il maggiore ostacolo per superare Abbanoa? Il governo Renzi.
Ecco, allora votiamo con forza NO ! !