MARTINEZ: LA FANTASIA IN POLITICA? BENE, MA FORSE NON BASTA [ADRIANO SITZIA]

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La politica è l’opera d’arte più complessa, ma, come tale, bellissima. Bisogna riscoprirla e, soprattutto, far sì che la Generazione Millennium, cioè i giovani che hanno meno di trent’anni, che oggi la schifano, invece se ne innamorino”. Ecco, mi è sembrato significativo iniziare questo breve resoconto della conferenza stampa di Filippo Martinez ieri sera al Palace Hotel, partendo da una delle sue battute conclusive. Martinez, il quale poi ha proseguito così: “Chi mi ha convinto a candidarmi? E’ stata Linalba Ibba e m’è costato un buonissimo gelato, perché la nostra discussione è stata così lunga che s’è sciolto. Ma sono state anche le argomentazioni di tutti gli amici che, quando ho manifestato questa intenzione, hanno tentato di dissuadermi. Filippo, su dai, non hai esperienza! Filippo, ma se non hai mai fatto politica in vita tua! Cioè? Oh, se i risultati dei politici esperti sono quelli che vediamo, beh, … Ma poi che vuol dire aver fatto politica? Soltanto aver percorso tante volte i sacri corridoi degli Scolopi?”. E qui il noto regista e artista oristanese, per dimostrare che “la politica si può fare in tanti modi, mica solo frequentando i palazzi del potere!” ha dipinto qualche tranche de vie sua e di suo padre. Ovviamente non gli si può dare torto: è evidente che tutto è politica. Ma c’è la politica e c’è la “politica politicante”!
Ora però riavvolgiamo il nastro per scoprire meglio il progetto (?) politico di Martinez, da lui diviso in capitoli, ad una platea composta da diversi potenziali candidati ma, soprattutto, da molti curiosi, che hanno ascoltato con molta attenzione le sue parole, forse in attesa di quella precisa svolta, attesa da tempo come la manna dal cielo. Già, sempre e solo dal cielo!
Premessa di Martinez: “Contrariamente a quanto si va dicendo, dietro di me non c’è nessuno! Stanno tutti davanti! Io infatti parlo ad ogni cittadino, dunque politici inclusi, che, se ci stanno, va bene”.
Capitolo II: bisogna riportare la democrazia alle sue origini, a quella Atene della metà del V secolo a. Cr., ai suoi trentamila abitanti, la dimensione ideale per coltivare i rapporti umani! La dimensione che ha oggi Oristano, che può dunque diventare vero laboratorio di democrazia!
Capitolo III: la città siamo noi, non i muri o le strade! E noi, esseri umani, a cosa miriamo? Alla gioia. Ora la parola “gioia” in sanscrito significa “unione dell’anima individuale con lo spirito universale. Dunque una condizione collettiva dell’essere felici, per cui la campagna elettorale che farò – ha sottolineato Martinez – sarà in questo senso erotica”!
Capitolo IV: costruire la cattedrale di Chartres (n. b.: famosa anche per il suo pavimento a labirinto!). “Il mio amico professor Gessa, affermato farmacologo, in una recente conferenza al carcere di Uta, ha distinto tre categorie umane: gli “schiavi” del lavoro, cioè coloro che – purtroppo! – sono in tutti i sensi costretti al lavoro; i “soddisfatti”, cioè coloro che, dopo una giornata di lavoro, dopo aver realizzato il loro muro, tornano a casa, si mettono in pantofole, si accomodano in poltrona, guardano la tv e sono appunto soddisfatti così; i “vivi”, cioè coloro che, dopo una giornata di lavoro, dopo aver realizzato il loro muro, tornano a casa, e pensano: sto costruendo la Cattedrale di Chartres! Il lavoro deve essere gioia e non peserà, e deve essere il contributo ad un grande progetto collettivo”.
Il Libro Mastro. “Prego l’amico Tarcisio Fodde, mastro legatore, di portare qui questo libro fatto da lui dove troveranno posto tutti i cittadini che decideranno di far parte di questo progetto politico, in cui, dopo le elezioni, al contrario di quanto sempre succede, nessun candidato scomparirà, ma saranno tutti eletti!” E come ci si iscrive? Semplice basta fornire cognome e nome, indirizzo, recapito telefonico e mail e poi indicare almeno due personali scelte di interessi, cui poi dedicarsi nella stesura del programma e nell’azione amministrativa. I settori scelti da Martinez sono sette: arti e mestieri; volontariato; natura e animali; sport e scuola; feste e musica; storia e memoria; web e movimento. Un ottavo settore, quello degli ambasciatori nel mondo, sarà dedicato ai tanti Oristanesi che lavorano ed operano all’estero, vere e proprie antenne in grado di captare le novità. Questi settori diventeranno così gruppi di lavoro pubblici per la stesura del programma, che parte dal territorio. La sede delle riunioni è stata messa a disposizione da Marcella Cominacini, in via Serneste 1.
Il Teatro. “Il teatro – ha ricordato Martinez –  era il vero centro pulsante della politica greca! E lo sarà anche qui da noi. Infatti tutti i nostri candidati, eletti o meno, faranno parte dell’assemblea preconsiliare, il nostro parlamento, che si riunirà con frequenza periodica, per presentare proposte, suggerimenti, proporre tematiche, ma dove non ci sarà posto per le lagnanze, per le prefiche. Tutto verrà discusso e votato. E i consiglieri eletti dovranno portare queste istanze in Comune”.
Capitolo Comunicazione. E’ fondamentale, per Martinez, perché “democrazia e comunicazione vanno a braccetto e sono indispensabili l’una all’altra”. Dunque in fase di campagna elettorale ci sarà un sito web “capitaleoristano” e, per i tanti che non hanno dimestichezza con questo strumento, le “apiscedde megafonate” in giro per la città, come ai tempi di Zorro. Dopo la vittoria elettorale, si potenzierà l’ufficio stampa del Comune, verrà realizzato un tg web, verrà creata una radio in streaming, si stamperà un bollettino murale, e, dulcis in fundo, ci sarà un servizio “apivox” (le solite apiscedde). Nel caso speriamo che oltre ai mezzi ci siano anche buone nuove da divulgare!
Capitolo Sglobalizzazione: “bisogna stimolare la creatività, sia aprendosi alla collaborazione con i Comuni viciniori, sia creando un Ufficio progetti, che accoglierà ogni idea, proposta, progetto che verrà dai cittadini e insieme lavorerà alla ricerca dei finanziamenti, attraverso i bandi regionali, europei, nazionali ecc.”. Secondo Martinez, bisogna rilanciare l’immagine del territorio mostrandone con i metodi più efficaci la sua bellezza, i suoi tesori (il Nicodemo, la Basilica di Santa Giusta, i Giganti ecc.), eliminando quelle criticità che impediscono di goderne appieno. “Volete un esempio: la musica di notte. Il problema dei decibel si può facilmente risolvere con la tecnologia e investimenti complessivamente modesti. Conoscete l’Hypersonic Sound System, inventato da Woody Norris.? Ecco, questa è la soluzione! Per trovare le soluzioni, non sempre servono i soldi, spesso ci vuole testa, ci vuole fantasia!!!”.
Che dire? Intanto, come ieri m’ha ricordato un conoscente, la proposta di Martinez riprende in parte un’altra proposta di … Martinez, quella dei gremi, lanciata anni orsono quando usciva il suo giornale “Eleonora”. Ma, a parte questo doveroso ricordo, le domande da porsi sono molte. OK, la politica deve cambiare. Ce lo ripetiamo tutti come un salmo responsoriale, almeno da alcuni decenni. Sempre senza riuscirci, vuoi perché ai “capi” – e alle loro “truppe” – le cose vanno (più che) bene così; vuoi perché ai militanti più critici – e non sono pochi! – fa difetto non tanto il coraggio quanto la capacità di mettersi in discussione, di mettere in discussione la propria storia, di scommettere sul cambiamento uscendo dai ranghi – e magari anche dalle conseguenti attese di (sempre meno probabili) gratifiche – per fare gruppo, squadra creando aggregazioni nuove, aperte o, almeno, “accessibili” ai cittadini. In questo senso gli esempi, anche a livello locale, non mancano: ultimo lo sforzo, logorante quanto finora infruttuoso, di mettere in piedi un concreto progetto identitario in grado di andare oltre le Comunali. Oppure quelle associazioni, nate a ridosso delle scorse Comunali, con la velleità di avere un “durante” e, soprattutto, un “dopo”, e che, però, tirate le somme, non hanno avuto neppure un “prima” (se non a puro livello teorico-elaborativo)! Adesso si cimenta Filippo Martinez, con il suo indiscutibile entusiasmo, la sua geniale verve, ma anche con una proposta politica, un “laboratorio”  – come dire? – certo affascinante quanto fantasiosamente leggera, comunque da meglio definire e rifinire. Faccio solo alcuni esempi. Intanto le liste: da formarsi attingendo solo dai famosi sette “settori” e non su base politica? Che dire poi di quell’ecclesia di tutti i candidati con sede al “Garau”, che dovrebbe determinare la politica comunale? Banale domanda: sulla base di quali effettivi poteri istituzionali? Peraltro vale la pena ricordare che uno dei punti da sempre più controversi nelle relazioni intrapartitiche è stato quello del complicato rapporto tra organismi politici interni ed eletti! Figuriamoci cosa potrà essere quello tra un’assemblea “spontanea” e senza sostanza giuridica e, invece, chi ha la legittimazione del voto e l’ombrello della carica!
E poi la Giunta? Come sarà formata? Con quali requisiti? Chi la nominerà? E la “ventilazione” politica? Maestrale, libeccio o sempre bonaccia? Ma la bonaccia non fa muovere la barca, ancor più quella vecchia e scassata di Oristano! In conclusione, è giusto plaudire all’iniziativa di  Filippo Martinez, da sempre impegnato a scuotere la statica Oristano; a un’iniziativa che, tra le altre cose, ha avuto anche il merito di agitare le acque sempre troppo stagnanti della nostra politichetta. Ma con il plauso anche la richiesta al suo ideologo di una maggiore e migliore definizione del progetto. Anche perché il TUEL, ieri citato, contiene ben più di sei articoli, come dimostrano proprio le ultime vicende comunali.