REFERENDUM COSTITUZIONALE: LE RAGIONI DEL MIO “NO” [LUCA PERDISCI]

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Le vicende di questa oramai estenuante campagna referendaria stanno giorno dopo giorno mostrando, se mai ve ne fosse stato bisogno, lo scadente livello a cui è giunto il dibattito politico nostrano, nonché l’ennesimo irresponsabile e tremendo vulnus che si assesta alla dignità dei cittadini, e delle istituzioni.
Abbiamo sempre sostenuto la necessità di focalizzare l’attenzione sul metodo attraverso il quale si è giunti a questa riforma, ancor prima che sui suoi confusi e variegati contenuti, ciò non solo perché “le forme e le procedure sono principio di sostanza“, come ammoniscono i giusprocessualisti, ma anche e soprattutto perché la materia che si sta toccando è quella che ha tenuto insieme dal dopoguerra questo, per molti versi, sgangherato Paese.
Era giunto il momento di riformare la Costituzione? Lo pensavo qualche decennio fa, ora sinceramente non più, perché viviamo tempi in cui il sistema da questa delineato, con poteri rigorosamente bilanciati e con decentramento autonomistico, rappresenta un perfetto anticorpo per i deliri di un leaderismo avventuristico che, con il maggiore potere e la maggiore velocità decisionale che pretende, riuscirà solo ad accelerare i disastri globali già a tutti evidenti.
E tuttavia, laddove nella società italiana se ne fosse sentito il bisogno, la via maestra per riformare la Carta Costituzionale avrebbe dovuto essere un processo costituente assolutamente sganciato dall’esecutivo, con l’elezione di una nuova Assemblea Costituente nella quale discutere palesemente di presidenzialismo, di premierato, di federalismo, regionalismo, ma soprattutto farlo in maniera seria ed organica, con persone di adeguata levatura politica e tecnico-giuridica. Sto sognando? No, perché l’Italia già nel 1946 ha dimostrato di poterlo fare e quelle persone oggi esistono, ma senza voce, nella società. A riprova della serietà di quel processo costituente ricordo a tutti che all’Assemblea Costituente venne attribuito il solo compito di dar vita alla Costituzione, senza nessuna funzione di governo, e neppure legislativa ordinaria.
Ed invece oggi abbiamo dovuto sorbirci una riformaccia governativa che il Presidente del Consiglio ha cercato, senza contegno, di difendere facendo scempio della neutralità che in questi casi dovrebbe caratterizzare quella istituzione, apparendo come un ossesso sui media e andando in giro per l’Italia ad imbonire e regalare caramelle ai cittadini – bambini.
Da ultimo qui in Sardegna, dove ovviamente le sue attenzioni si sono principalmente  rivolte alla metastasi periferica del cancro del centralismo e cioè alla nuova “meravigliosa” città metropolitana, che si sta già divorando il resto del territorio sardo. Che dire poi di quelle lettere recapitate spregiudicatamente agli italiani all’estero a firma Matteo Renzi, Presidente del Comitato per il “SI” e quindi tutt’altra persona rispetto al Matteo Renzi Presidente del Consiglio ….
Ma vi è di più, la stessa campagna referendaria ha inevitabilmente assunto i toni e le modalità espressive di una qualsiasi “campagnetta” elettorale fatta per lo più di slogan infantili infarciti anche di grossolane scemenze, tra cui l’insopportabile cantilena dell’abolizione dei costi della politica, che i piddini del “SI” continuano a ripetere come psicotici dopo aver però boicottato l’approvazione del disegno di legge del Movimento Cinque Stelle, il quale invece sarebbe stato capace di abolire significativamente e rapidamente i detti costi.
Ed ahimè, siccome entrambe le parti cercano solo gli slogan più accattivanti per conquistare il voto, neppure il fronte del “NO”, a mio avviso, ha rimarcato a sufficienza una cosa enorme e cioè l’intendimento della riforma di rovesciare l’impostazione similfederalista vigente negli attuali rapporti tra Stato e Regioni. E stiano tranquilli, o meglio, stiano sereni, i miei corregionali sardi, tutto ciò non li riguarda nell’immediato, ma investirà anche loro e con veemenza. Quando i cittadini delle altre Regioni incominceranno a prendere atto di come il governo intende usare la clausola di supremazia, vedrete che in nome del principio di uguaglianza si inizierà a rimettere in discussione le motivazioni dell’autonomismo speciale e poi ….
Gli esiti di questa riforma saranno comunque disastrosi anche nell’altra sua parte significativa, e cioè quella che riguarda il procedimento legislativo, dove non è affatto detto che ci sarà maggior speditezza posto che il Senato mantiene molte e rilevanti competenze che – ci si può scommettere – verrebbero esercitate, anche ostruzionisticamente, laddove la sua maggioranza non corrispondesse a quella della Camera. Saranno le nuove leggi elettorali – ma anche il caso – a dirci quanta omogeneità potrà crearsi tra le maggioranze di Camera e Senato e quindi se si verificheranno o meno gli effetti che ho menzionato.
Una cosa è certa, e posso dirla senza alcuna possibilità di essere smentito: questa riforma riduce gli spazi di democrazia, specialmente quelli periferici, ed accentra il potere, allontanandolo sempre più dai cittadini, e ciò è sempre foriero di guai, non sono io ma la storia a dirlo.
Ed allora concluderò riprendendo le ricorrenti frasi del nostro Presidente del Consiglio dicendo che l’Italia in questi anni è stata lenta, forse, anche a causa del nostro sistema costituzionale, ma questo in realtà può essere una grazia venuta dal cielo perché è proprio la lentezza che ci può impedire di schiantarci a folle velocità nel dissennato mondo globalizzato. Allora manteniamo la nostra andatura e consideriamo una ricchezza la varietà delle istanze rappresentative e la ponderatezza delle decisioni che l’attuale sistema costituzionale ci consente di avere. Rifuggiamo dalle tentazioni semplificatorie che conducono inevitabilmente a società miseramente omologate. E soprattutto, come Sardi, iniziamo a difendere con i denti, ed esercitare, l’autonomia che già oggi la Carta Costituzionale ci riconosce, e smettiamola di essere deferenti con coloro che vengono dal “continente” ad offrire caramelle avvelenate alla città metropolitana, perché il popolo sardo non è quella cosa lì.
Insomma, forse accidentalmente, ma questa volta siamo dalla parte giusta della storia, e per restarci VOTIAMO NO, per cortesia !!