ANCHE “POSSIBILE” E “UNIDOS” A ORISTANO PER IL “NO” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE [ADRIANO SITZIA]

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Due interessanti appuntamenti referendari si sono svolti ieri sera ad Oristano, entrambi a sostegno del “NO”. Alle 18,00 presso il Teatro San Martino la sezione oristanese di “Possibile”, la nuova formazione politica che fa riferimento all’ex piddino Pippo Civati, ha organizzato un incontro per presentare le ragioni del suo “NO” alla riforma Renzi-Boschi. I lavori, introdotti dall’ex consigliere comunale Selma Bellomo, hanno visto intervenire il responsabile oristanese di “Possibile” Gianni Sanna, la segretaria provinciale della CGIL Roberta Manca, il parlamentare Luca Pastorino e Massimo Dadea, già assessore regionale ai tempi di Soru. A moderare l’incontro è stato chiamato il giornalista Roberto Petretto.
Gli intervenuti non si sono limitati a porre l’accento sui numerosi e gravi limiti di questa riforma, sui suoi aspetti negativi, ma hanno sottolineato il percorso molto divisivo che la stessa riforma ha seguito fino all’approvazione, la programmatica assenza di una qualche volontà di ampia condivisione della stessa riforma e le grandi fratture createsi nella politica e nel Paese, le “strane” alleanze, il convulso dietro le quinte che ha contraddistinto tutta questa vicenda politica. Non sono mancati riferimenti alla grande e pericolosa confusione che c’è nel Paese dovuta soprattutto ad una tambureggiante, costosissima quanto ingannevole azione propagandistica del governo e del PD a sostegno del “SI'”. “In Sardegna non si sono mai visti tanti ministri in così poco tempo!” ha sottolineato più di uno dei relatori.
Introducendo i lavori Selma Bellomo ha dedicato un commosso ricordo a Gianclaudio Pinto, “uno degli amici, anzi compagni che hanno reso possibile con impegno, tanta passione e sacrificio, la nascita e la crescita di questo nostro movimento politico“, scomparso neppure quarantenne alcuni giorni orsono.
Circa un’ora dopo, al Mistral 2, è stata la volta di “Unidos” con il suo leader Mauro Pili, a far sentire le ragioni del proprio “NO” al referendum di domenica 4 dicembre. Introdotto da Stefano Licheri, Sindaco di Ghilarza, l’incontro ha visto il lungo e appassionato intervento di Mauro Pili, che ha declinato un “NO” tutto sardo a questa riforma, che rischia di diventare la pietra tombale dell’autonomia speciale della Sardegna. Il grimaldello per arrivare a questo risultato sarebbe, secondo l’ex presidente della Regione, il famigerato comma 4 dell’art. 117, soprattutto nel passaggio relativo alla “tutela dell’interesse nazionale”. Infatti il lessico usato farebbe direttamente riferimento proprio all’articolo 3 dello Statuto sardo, ove si dice che la Regione esercita la sua potestà legislativa “in armonia con la Costituzione … e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali …“. Stando ai pareri raccolti da Pili questo collegamento tra “tutela dell’interesse nazionale” e “rispetto degli interessi nazionali” sarebbe proprio quel “vaso comunicante” in grado di bypassare la potestà e le competenze della RAS ogniqualvolta Roma lo ritenga “strategico”. “Questo escamotage – ha proseguito il parlamentare sardo – è stato inserito allorché ci si è resi conto che in Senato non c’erano i numeri per far passare la cancellazione delle Regioni a statuto speciale“.
I “soprusi” che la Sardegna rischia di subire se questa riforma passasse sono secondo Pili molti e gravi, a cominciare dal deposito nazionale delle scorie nucleari, già assegnato ad Ottana, dalla vicenda dell’azienda agricola di Giovanni Cualbu a Decimoputzu, a rischio esproprio per realizzarvi l’ennesima centrale fotovoltaica (e dietro la londinese Flumini Mannu Limited ci sarebbe un imprenditore molto vicino alla Presidenza del Consiglio), o da quella del “Mater Olbia”, l’ospedale degli emiri pagato dai sardi e che rischia di monopolizzare la sanità dell’isola, con i piccoli ospedali costretti a chiudere per far posto al nuovo ingombrante polo sanitario olbiese. Pili ha poi ricordato altre vicende in cui lo Stato ha fatto il padrone e la Sardegna la colonia: le armi ad uranio impoverito e torio sparate senza badare a spese nei nostri poligoni; la mancata continuità territoriale ed il low cost; il costo dell’energia; le strade e le ferrovie ecc.
Infine anche Pili si è soffermato sull’affollarsi in Sardegna in questi ultimi giorni di campagna di ministri, sottosegretari e importanti politici del PD: “tutti recanti borse piene di promesse milionarie, di patti e di generosi accordi“. Secondo Pili a Roma si è consapevoli che i Sardi sono fortemente ostili a questa riforma, ma nel contempo fiduciosi di poter “comprare consenso con il solito piatto di lenticchie“, sfruttando la grave situazione di povertà in cui versa l’isola. “Occorre invece che il NO non solo vinca ma vinca con grande margine. Solo così la battaglia per i diritti e il futuro della Sardegna padrona si se stessa potrà continuare con efficacia e possibilità di successo“.