LA GIORNATA DELLA MEMORIA … IL GIORNO DOPO [ADRIANO SITZIA]

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Più o meno un mese fa, uscendo dal Duomo dopo la funzione domenicale, mi sono imbattuto in una installazione di pannelli, nei quali faceva capolino l’innocente viso di un ragazzino in tonaca. Incuriosito, mi sono avvicinato per saperne di più e capire di chi/che si trattava. Era – ahinoi! – il racconto visivo della tragica storia di un giovanissimo seminarista, Rolando Rivi, originario di San Valentino, in comune di Castellarano (Reggio Emilia), rapito, torturato e ucciso all’età di 14 anni (!!!) da una brigata “partigiana”, nell’aprile del 1945. Chi gli sparò ed il comandante dell’unità vennero poi condannati a 23 anni di reclusione! Questa coraggiosa impresa militare venne ideata e portata coraggiosamente a termine con l’obiettivo strategico di … avere “domani un prete di meno”, come disse il commissario politico ad un partigiano che pare avesse osato protestare!
Tale brutta vicenda, certo non isolata in quei tragici momenti di guerra civile, ancor di più in quella zona poi significativamente nota come “triangolo rosso o della morte”, dove in pochi mesi almeno un migliaio di persone furono “eliminate”, anche in forma di strage, solo perché la pensavano diversamente rispetto ad un certo pensiero unico, mi è tornata alla mente ieri mentre guardavo in diverse tv parti di documentari sui campi di sterminio! Una continua esibizione di corpi straziati, gettati in gigantesche fosse, bruciati, abbandonati in miseri, cadenti casolari, smembrati ed umiliati senza alcuna dignità, ripresi ossessivamente dagli operatori alleati di allora, probabilmente increduli di fronte a tanto scempio di carni.  E poi tutt’attorno filo spinato, terreno spoglio, desolazione, torri e, soprattutto, divise prima pronte a dire “gnorsì” battendo i tacchi e ad infierire trionfanti contro chi non poteva difendersi, e poi sconfitte ed umiliate, costrette a interrare quei poveri corpi da loro stesse distrutti, eppure sempre glaciali ed efficienti nell’eseguire persino quest’ultimo, tremendo ordine.
Mi sono chiesto i “perché” di tutto questo. Un “tutto questo” che peraltro nella nostra ormai lunga storia si è tante volte ripetuto, seppure non in maniera così eclatante e, soprattutto, “efficiente” come nella Germania nazista, ma sempre nel quasi assoluto silenzio di chi invece avrebbe dovuto parlare. Francamente una spiegazione non è possibile trovarla, anche se scavando dentro noi stessi, cercando di essere sinceri e “intellettualmente onesti”, e magari evitando consolatori sentimentalismi, forse qualche indicazione più precisa si trova. Magari la troviamo in aspetti apparentemente banali e comuni! Per esempio quante volte ci siamo sentiti dire con arrogante tono di superbo fastidio: “Tu non capisci un ca***!”, o magari lo abbiamo detto anche noi!? E quante volte ci siamo autocensurati evitando di protestare di fronte a cose che legittimamente non condividevamo, soltanto perché “non ci conveniva”, non era “nostro interesse” farlo!? E quante volte abbiamo sentito giustificare o abbiamo giustificato l’ingiustificabile con argomenti sofistici e capziosi? Chi fa politica poi – con qualche eccezione – a ciò si è abituato o è stato costretto a farlo, pena l’oblio!
Il passo successivo sono spesso proprio quei gruppi, laici o religiosi, in cui valori quali “credere, obbedire e combattere”, “fedeltà al capo”, “superiorità” ne costituiscono insieme patrimonio fondante e collante … ideologico!
Nel recente dibattito pre-referendario sulle riforme costituzionali è affiorato ogni tanto, da una parte e dall’altra (e in ambienti insospettabili!) qualche tono troppo “acuto” di intolleranza e di disprezzo verso “l’altro”, che invece avrebbe dovuto essere patrimonio del passato, anche perché in Italia ci si sciacqua la bocca con dentifrici all’aroma di “democrazia”, di “libertà”, di “liberalismo”, ecc. ecc. Evidentemente però l’alitosi persiste. Basta infatti dare un’occhiata anche solo ai “social” per rendersi conto che la temperatura democratica di questa società è piuttosto bassa. Non parliamo poi di chi ci rappresenta!
Esasperazione di un sentimento religioso o fede politica filosofica, ecc. che porta all’intolleranza e al settarismo … Qualsiasi espressione di eccessiva ed esaltata predilezione per un oggetto, una persona, un’idea, ecc.; entusiasmo smodato”: ecco queste sono le definizioni di una parola che le persone “in sé” dovrebbero studiare bene, perché chi la conosce possa evitarla! La parola in questione è FANATISMO!!!