“IDEE DI SARDEGNA” DI CARLO PALA, PRESENTATO LUNEDI’ AD ORISTANO [ADRIANO SITZIA]

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Lunedì scorso, nei locali del Centro Servizi Culturali, si è svolto un interessante incontro, organizzato da “Sotziu Culturale Arbaree” insieme all’UNLA, e dedicato alla presentazione del libro di Carlo Pala, “Idee di Sardegna. Autonomisti, sovranisti, indipendentisti oggi” (Carocci 2016). A parlare del libro, insieme all’autore c’erano il caporedattore oristanese della “Nuova Sardegna”, Roberto Petretto, Frantziscu Sanna, uno dei fondatori di IRS e di Progres, e Isabella Tore di “Sotziu Culturale Arbaree”. Con loro il padrone di casa, Marcello Marras, che non ha ancora svelato il “miracolo” dell’ascensore per disabili, di cui a breve la sede dell’UNLA, dopo tante attese e promesse disattese, sarà dotata.
Chi è Carlo Pala? Quarantenne, orunese, laurea a Sassari, dottorato a Firenze, incarichi a Sassari e Rennes, politologo, autore di diversi interessanti articoli e saggi, in questi ultimi anni ha profuso particolare impegno proprio sul versante dedicato ai fenomeni politici sardi che, per brevità, potremmo definire “identitari”, finora trascurati dalla ricerca accademica politologica. Il risultato è stato questo ponderoso volume di 325 pagine, vera e propria “cassetta degli attrezzi” – è la definizione datagli da Frantziscu Sanna – per chi voglia conoscere e approfondire lo sviluppo di questo filone ideologico e poi politico, che ha come fondamento la Sardegna intesa come nazione o, se vogliamo, la “sardità”. Un libro dalle cui righe emerge, secondo Petretto, “una grande passione politica e per la politica” oltre che la dottrina, il rigore e la competenza dello studioso. Una passione riconosciuta dallo stesso Pala, che però ha parlato del libro come di un tentativo di “sanare la grande ingiustizia del silenzio perpetrata dalla ricerca politologica italiana nei confronti della Sardegna, che invece ha trovato grande considerazione in altre discipline dalla sociologia, all’etnografia, dall’antropologia alla stessa ricerca storica”. Silenzio che innanzitutto ha privato i Sardi della possibilità di conoscere un filone ideale importante che, da Angioy in poi, attraverso Tuveri e poi con il combattentismo sardo e l’azionismo – che negli Anni Venti ebbe anche un forte consenso elettorale, almeno fino all’avvento del fascismo – ha contribuito a dare alla Sardegna coscienza di sé e della propria alterità rispetto all’Italia. D’altronde la politica italiana, la “sua” stessa scuola hanno sempre fatto sì che “noi ignorassimo – ha proseguito Pala – il fatto di essere a tutti gli effetti una Nazione, o una etnia, termine scientificamente corretto, ma giudicato dagli altri pericoloso soprattutto perché in grado di risvegliare le coscienze!”. Tuttavia, nonostante questi italici sforzi, secondo Pala, “nel sardo è radicato un qualcosa di profondamente identitario, una sorta di embrione di nazionalità, che non sfoga nel consenso elettorale, ma si manifesta in tanti altri modi, culturali, sociali, musicali ecc.”. Un qualcosa di genetico dunque che corrisponde però alla realtà dei fatti: noi Sardi siamo qualcosa di diverso rispetto al “centro” al quale attualmente siamo legati. Secondo Carlo Pala proprio in quest’ultimo decennio, anche in conseguenza di un generalizzato risveglio dei movimenti etnoregionalistici un po’ in tutta Europa, rimasto a lungo sopito dopo i gloriosi Anni sessanta e settanta, nella stessa Sardegna si è avuto una sorta di rinascimento identitario, grazie al sorgere di alcuni movimenti come IRS, che hanno puntato il loro obiettivo anche e finalmente su tematiche concrete, come la “Vertenza entrate” con lo Stato, facendo emergere insieme le complicità delle succursali sarde dei partiti nazionali in queste politiche per noi suicide, e, insieme, costringendoli (vedi Soru) “ad inseguire questi nuovi soggetti politici proprio su tali temi” (molto strumentalmente! ndr).
Quale futuro politico per questi movimenti, peraltro oggetto di un fenomeno di autentica balcanizzazione, con il fazionario moltiplicarsi di vessilli, dietro i quali però ci sono sempre meno milites? Intanto i Sardi – ha ricordato Pala – hanno preso coscienza del proprio essere “polity”, “comunità politica” e, con essa, del cleavage rispetto al contesto centrale italiano. Ancora: la crisi di questi anni ha fatto emergere l’inefficienza del sistema, anche se, solo recentemente – ha ricordato lo studioso – “si sta comprendendo che questa inefficienza e la stessa eccessiva subalternità nei confronti dello Stato centrale, dipendono dall’inadeguatezza dello Statuto speciale, ormai superato dai tempi e dalla storia!”. Del resto i Sardi, unici in Italia, si pagano interamente sanità, che assorbe oltre il 60 % del bilancio regionale, e trasporti, mentre lo Stato ci trasferisce sempre meno risorse e soprattutto – nonostante Paci! – non ci dà neppure ciò che ci deve (art. 8 dello Statuto).
La necessità di un Nuovo Statuto, o, di una nuova carta pattizia, che superi l’autonomismo e dove finalmente i concetti di “popolo sardo”, di “lingua sarda” trovino lo spazio dovuto, è oggi anche urgenza di fronte alla revanche centralista dello Stato nazionale, e al suo “copia e incolla” della stessa Regione sarda. Pala ha concluso ricordando che “indipendenza non significa esclusione, clausura, ma è una diversa idea di policy”.