IL DOPO GT DELLA POLITICA ORISTANESE? PER ORA SOLO UN REFERENDUM IN RITARDO DI DIECI ANNI (ADRIANO SITZIA)

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Oggi Oristano si è risvegliata con il “traumatico” annuncio della non-ricandidatura di GT alle prossime Amministrative. La cittàdinanza, letteralmente sconvolta dalla nefasta notizia, per l’incredulità è rimasta come al solito … indifferente in attesa di scatenarsi (eh!) domenica in occasione dell’appuntamento referendario e decidere …. Alt! Stop! Decidere!? Scegliere!? Nooo, niente di tutto questo!!! Infatti il quesito referendario “Volete voi che il Comune adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie affinché Oristano possa gestire direttamente il servizio idrico?”, non può essere trasformato in nessun atto concreto. C’è un contratto valido in tutto e per tutto, che non può essere certo unilateralmente “strappato”; per non farci mai mancare nulla c’è pure un contenzioso aperto tra Comune e gestore unico; e c’è soprattutto un sistema normativo, nazionale e regionale, che non consente margini di manovra ad un ente locale.
A dirla proprio tutta, secondo un’opinione corrente, che faccio mia, questo referendum non si sarebbe neppure dovuto indire sulla base dello stesso Statuto comunale di Oristano, che (art. 21, c. 2) recita: “Il quesito o i quesiti … devono essere relativi ad atti di competenza del Sindaco, della Giunta o del Consiglio comunale”!!!
Invece – scusate se mi esercito nell’inutile rilettura del passato – un referendum sulla gestione del servizio idrico avrebbe avuto ben altro senso e significato dieci anni fa, quando l’Amministrazione di centrodestra  (inclusi alcuni amministratori diventati oggi accaniti “referendari”) decise inopinatamente di cederla ad Abbanoa – senza peraltro entrare nella stessa – nonostante la contrarietà di diversi esponenti della sua maggioranza consiliare e con un solo voto di scarto!!! Perché nessuno lo chiese? Perché nessuno, compresi coloro che erano contrari, non pensò di dare la parola ai cittadini? Come mai? Eppure, anche se solo sottovoce, alcuni avevano pronunciato quella parola diventata dieci anni dopo – e proprio alla vigilia delle Comunali! – magica. Invece proprio allora, proprio dieci anni fa, avrebbe avuto senso lasciare ai cittadini l’onere della decisione. Tra l’altro quella sarebbe stata anche un’ottima occasione per discutere pubblicamente tutte le tematiche relative alla risorsa idrica, alla sua gestione, ai costi, agli stessi vantaggi che andrebbero concessi a chi la “possiede” nel proprio territorio. Allora non certo oggi, a cose – purtroppo! – già fatte!
Semmai adesso il lavoro da fare è propriamente politico: aprire un grande dibattito sulla questione “acqua”, mobilitando tutte le energie, individuando le migliori soluzioni possibili, e conseguentemente riscrivendo le relative leggi!
L’acqua è un bene indispensabile quanto prezioso e sempre più raro, e come tale va preservato consumandolo con efficienza e oculatezza, dandolo con tariffe accessibili e gestendo in maniera trasparente tutta la sua “filiera”, in particolare manutenzione e appalti. A questo proposito vale la pena di ricordare che lo scorso dicembre Abbanoa ha annunciato solo per il 2017 ben 33 gare d’appalto per un valore di oltre 37 milioni di euro ed altre 126 opere da progettare e realizzare negli anni successivi, per un importo vicino ai 400 milioni di euro! Stiamo dunque parlando di investimenti importanti e “appetibili”; investimenti che in qualche modo dovranno rientrare. Ci siamo capiti!?