REFERENDUM ABBANOA: QUANTA ACQUA NEL BICCHIERE? (ADRIANO SITZIA)

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Ieri mattina, andando alla funzione domenicale, ho “incrociato” un conoscente, che subito m’ha chiesto: “Stai andando a votare?”. Lì per lì, non ancora molto lucido dopo il solito lento risveglio festivo, non ho colto bene il senso della domanda ed ho bofonchiato un: “Votareee!?”. “Eh, il referendum per Abbanoa?”. “Ah, è vero! Quella cosa inutile, già!”. Il tipo m’ha guardato perplesso per poi ribattere: “Ma? Perché inutile? Non dirmi che sei favorevole ad Abbanoa!?”. “No – gli ho risposto un po’ bruscamente – ma sono contrario alle prese per il … naso!!!”. Al che ognuno ha seguito la sua rotta originaria: la persona in questione, alla quale qui chiedo scusa se il tono da me usato non è stato dei più amichevoli, probabilmente verso via Santu Lussurgiu ed io verso la Chiesa del Sacro Cuore.
La sera, però, alla chiusura dei seggi, evidentemente più lucido ma soprattutto incuriosito, mi sono precipitato a guardare il dato dell’affluenza: 8803 votanti su circa 26700 aventi diritto, cioè più o meno un terzo. Di questi, 8731 hanno votato SI’ e 72 NO. Non sapevo se arrabbiarmi, gioire … soprattutto alla luce del fatto che un momento elettorale, qualunque ne sia la natura, non dovrebbe mai fallire, per evidenti motivi ed ancor più in un passaggio storico nel quale certe tendenze accentratrici e verticistiche, se non persino autoritarie, stanno riprendendo forza per l’incertezza del presente ed i fallimenti di certo “riformismo” conservativo infarcito di finto europeismo (mamma mia quanti “-ismi”!).
Ora, letti così i suddetti numeri dovrebbero portarci alla banale conclusione che a Oristano “soltanto” 8800 persone non accettano l’attuale (sistema di) gestione dell’acqua, mentre le altre 18000 ne sono pienamente soddisfatte.
E’ chiaro ed evidente che le cose non stanno così. Ma appare anche evidente che mai come in questo specifico caso il non voto, l’astensionismo è stata un’inequivocabile espressione di voto: e cioè un “NO” a operazioni politiche come questa tanto inutili dal punto di vista delle conseguenze pratiche, quanto invece “furbesche” da quello propagandistico.
Facciamo allora un po’ di memoria e ricordiamoci come si iniziò. Al momento della raccolta delle firme, sull’onda delle lamentele, del malcontento persino della rabbia e della disperazione di tanti utenti contro il gestore, i proponenti – non tutti, ovviamente, ma molti di loro – hanno fatto credere, hanno fatto passare il messaggio che con questo referendum si sarebbe ritornati – udite, udite!!! – alla gestione comunale del servizio, cosa attualmente non solo impossibile ma addirittura impensabile!!! Poi, però, una volta raggiunto lo scopo con un comunque ragguardevole numero di firme, ecco la svolta: infatti gli argomenti pian piano cambiano, mutano pelle, diventano più moderati, più “
sensati”: sì, è vero non possiamo fare niente di concreto, di pratico per voi, cari cittadini, e per le vostre bollette, ma se ci votate questo splendido referendum-panzana, beh mandiamo un segnale chiaro, esplicito alla politica, a Cagliari-padrona!!! E, questa volta, ci dovranno ascoltare!!! Le cose dovranno cambiare, date retta a chi ha portato ad Oristano Abbanoa solo per “atto dovuto” (sic!, poveretti, c’erano le SS pronte a deportarli in caso di “non debemus, non possumus, non volumus”) ma ora la farà scappare con la coda fra le gambe. Ci stiamo facendo in quattro per voi, non perdete l’occasione se no poi ve ne pentirete! Votate il referendum, ma soprattutto votateci (a giugno)!
Purtroppo per i neo-referendari la maggior parte dei cittadini, gli stessi che non avevano neppure voluto firmare il referendum (il paragone ci sta tutto!), non ci ha creduto neppure stavolta ed è rimasta a casa! Ha dimostrato cioè una maturità politica tale da non cascare nell’ennesimo tranello tesole dalla politica, come quello di un altro referendum, quello del 4 dicembre 2016. Una politica che, grande illusionista, ti fa vedere una cosa e poi ti “rifila” un …!
Qualcuno dice: io sapevo, io ero perfettamente conscio del fatto che questo referendum non poteva avere nessun effetto pratico, ma l’ho votato e sostenuto, in assoluta buona fede, come possibile strumento – ora l’unico disponibile –  per il cambiamento, per dar voce alla necessità di cambiare le cose. Nobile intento, certo, onesto e valido proposito, ma “strumento” – un referendum senza sostanza! – totalmente sbagliato. Uno strumento questo che, badiamo bene, per come è stato (male) utilizzato e per il risultato che ne è scaturito, non solo rafforza Abbanoa, ma rafforza anche tutti coloro – e tra questi in testa c’è il nostro beneamato primo cittadino – che, pur non entusiasti del servizio, dicono che comunque il percorso è quello giusto, che si tratta solo di far funzionare meglio le cose, che in fondo ci sta che un cittadino paghi non i vecchi 40/50 euro per avere un allaccio idrico bensì i 900 e più di Abbanoa, perché l’acqua costa – costa soprattutto portarla dove non c’è e dove non si è mai investito per essa! – che Abbanoa sta facendo grossi sforzi per cambiare lo stato dell’arte ecc. ecc. In realtà si tratta di partire dall’abc per riprendere in mano tutta la normativa, uscendo dall’ambiguità attuale per arrivare a determinazioni chiare, univoche e definitive. Che cos’è l’acqua? Di chi è? Come va distribuita? Chi deve amministrarla? In che modo e con quali strumenti? A carico di chi i costi? E in quale percentuale? Ecc. ecc.
Si tratta insomma di ripartire dalla politica vera, seria, consapevole e partecipata, ossia non da quella oristanese!!! Solo così, forse, un giorno, riempiremo quel famoso bicchiere, anche ieri e per l’ennesima volta rimasto vuoto!