PRESENTATO A ORISTANO UN LIBRO SU FLAVIO BUSONERA, MARTIRE DELLA RESISTENZA (ADRIANO SITZIA)

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Fino a questi ultimi anni ad Oristano la figura del concittadino Flavio Busonera, protagonista della prima Resistenza padovana, nata lo stesso 8 settembre, arrestato con un tranello nel giugno del ’44 e poi impiccato a Padova il successivo 17 agosto dai militi della RSI per rappresaglia dopo l’assassinio del tenente colonnello Fronteddu, era finita nell’oblio. Solo grazie a scritti e sollecitazioni di qualche cittadino maggiormente sensibile a queste tematiche – soprattutto Beppe Meloni – questo nostro eroe dimenticato ha conquistato un po’ d’attenzione nella tiepida realtà politica e socio-culturale cittadina, tanto da spingere la stessa dormiente Amministrazione di Centrosinistra, guidata dal “sang real” GT, alias Guido Tendas, a dedicargli l’anno scorso il “famoso” – si fa per dire! – Centro giovani in quel di sa Rodia. Fino ad allora l’unico ricordo di Busonera è stata una anonima strada dalle parti dell’ex mercato all’ingrosso di via Marconi.
Ed è proprio per lo stimolo del già ricordato Beppe Meloni, forse ultima memoria storica oristanese, che Giampiero Enna, già direttore didattico di numerose scuole dell’Oristanese, tra cui le elementari di via Solferino, ha deciso di saperne di più, di approfondire le vicende politiche ed umane del Busonera. Da queste sue ricerche, culminate con l’incontro con gli ultimi eredi diretti del medico oristanese, gli ormai ottuagenari figli Maria Teresa e Francesco, Enna ne ha tratto un libro, a metà strada tra racconto, saggio biografico e meditazione storica: “Un’eredità da riconquistare. Storia di Flavio Busonera, medico oristanese, antifascista, partigiano, martire della resistenza” (Edizioni EPD’O Oristano).
Questa pubblicazione è stata presentata venerdì scorso ad Oristano, presso la sala dell’UNLA, la benemerita istituzione culturale di via Carpaccio, in occasione delle manifestazioni collegate con la ricorrenza del 25 aprile. Lo hanno fatto insieme all’autore, Marcello Marras, direttore della struttura, lo stesso Beppe Meloni, Silvana Cintorino e la presidente provinciale dell’ANPI, Carla Cossu, che ha concluso l’incontro ricordando l’importanza per le future generazioni proprio del 25 aprile. Paola Arcau ha invece curato la lettura di brani tratti dal libro e da altre opere.
Dialogando con l’autore la Cintorino ha sottolineato che il suo lavoro non raffigura retoricamente il “santino” di un martire, ma riproduce fedelmente quella che è stata la vera personalità di Busonera, insieme ritroso, schivo e pienamente partecipe, protagonista degli avvenimenti del suo tempo. A questo proposito Enna ha ricordato il percorso politico di Busonera, iniziato fin da ragazzo, quando si impegnò direttamente a favore dell’elezione dell’avvocato socialista Felice Porcella contro il liberale Carboni Boy e poi proseguito, negli anni del suo studentato a Cagliari, con ancor maggiore passione dopo aver toccato con mano le condizioni dei minatori del Sulcis. Enna ha voluto sottolineare quello che forse è stato il momento decisivo nel percorso politico e umano di Busonera: la fondazione a Cagliari della prima sezione sarda del Partito Comunista, insieme ad altri 15 ex socialisti, tra cui l’avvocato Alberto Figus, subito dopo la scissione di Livorno.
Un comunista particolare” Busonera, secondo Enna, dal momento che già in quei primi mesi di militanza propugnava “l‘indispensabile alleanza coi ceti medi”, come risulta dai verbali delle riunioni di sezione.
Costretto a lasciare la Sardegna in seguito ai problemi avuti con il fascismo locale e ai provvedimenti giudiziari nei suoi confronti, si trasferisce prima in Friuli, a Claut, e poi in Veneto, dove trasferisce il suo credo politico nel lavoro di medico: infatti quasi subito gli venne dato l’appellativo di “medico dei poveri”.
Sulla sua vicenda partigiana, di dirigente del CLN di Padova, organizzatore – soprattutto nel recupero dei rifornimenti alleati tramite aviolanci – e medico – curava i feriti in combattimento -, sul fatto che a denunciarne l’attività “sovversiva” sia stato proprio un suo collega, sull’arresto, sul suo eroico rifiuto di evadere dal carcere se non insieme agli altri compagni di prigionia, ha speso belle parole Silvana Cintorino, che si è poi soffermata anche sul dramma dei suoi figli, in particolare del più giovane, il quattordicenne Francesco, di fronte all’improvviso distacco dal padre.
Come si è potuti arrivare alla barbarie nazifascista (e non solo nazifascista aggiungerei io)? Beh, tutti gli intervenuti hanno convenuto nel fatto che una vera spiegazione non c’è, né è stata data da chi quel periodo lo ha vissuto o l’ha studiato a fondo.
La cosa più importante però è non ricaderci! Ma per farlo bisogna innanzitutto conoscere, ricordare e tramandare il ricordo.