THE DAY AFTER (ADRIANO SITZIA)

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PD

Oggi giornata di commenti, tra gioie e delusioni, entusiasmo e stanchezza, buoni propositi (l’immediata riapertura del teatro) e recriminazioni, certezze e dubbi. Oggetto principale di discussioni ed analisi sono state soprattutto le dimensioni della vittoria di Andrea Lutzu e del tonfo non tanto di Maria Obinu, che ha fatto del suo meglio – e purtroppo in qualche caso anche del suo peggio – quanto del Piddinistra cittadino. Ovviamente non si contano i compiaciuti “cosa vi avevo detto!?”, “avete visto!?”, “non c’erano dubbi!”, molti dei quali pronunciati – come troppo spesso accade – da chi anche solo fino a poche ore prima continuava a praticare la più appropriata arte del tacere. Sono però diversi anche i commenti “arrabbiati”, astiosi o maliziosamente velenosi nei confronti del partito di via Canepa. Del resto chi cerca trova e chi semina raccoglie ciò che semina!!! Da parte sua il nostro rissoso irascibile carissimo … Sindaco uscente GT ha liquidato il tutto con la banale spiegazione del trionfo dell’usato sicuro sul nuovo! Fate voi!
Da parte mia invece preferisco astenermi da giudizi in un verso o nell’altro nei confronti del PD. Quanto c’era da dire e quando c’era da dire, penso di averlo fatto dentro e fuori dal partito. Ora invece penso che sia più opportuno attendere di capire se all’interno di questa formazione politica, ancora oggi la più “democratica” – pensate un po’ a che punto siamo! – del panorama politico italiano, viva ancora qualcuno capace di “uscire dagli schemi”, di rompere con le perniciose dinamiche interne para-diessine, di “rovesciare per davvero questa scatola” sempre più vuota – a proposito qualcuno mi sa dire che fine ha fatto il segretario provinciale del PD oristanese? – per iniziare un cammino nuovo. Un percorso nuovo che veda al centro del dibattito una generale riconsiderazione dell’idea di società, di Stato, di organizzazione politico-amministrativa, di diritti e doveri, di economia e finanza, di istruzione e cultura, di esteri, di Europa e – perché no? – di immigrazione, di giustizia, cioè la vera politica, e non le carriere, gli “equilibri(smi) interni” e le logiche di pura e semplice gestione del potere e per esse l’inseguimento propagandistico di emozioni ed emergenze con o senza slide. Un cammino che per quanto riguarda la Sardegna dovrebbe vedere il Partito Democratico diventare finalmente e a tutti gli effetti “sardo”, mettersi alla testa di una lotta per il riconoscimento sia di antiche o recenti quanto vitali rivendicazioni, sia di una diversa “statura” costituzionale della Sardegna, e battersi per un’Italia altrimenti organizzata e governata, e cioè per vere riforme, tali da cambiare realmente, positivamente e non più solo fittiziamente le cose (e le regole). Un partito insomma “costituente” e non un partito “conservante”, e che come tale affronti finalmente anche il problema della selezione della sua classe dirigente, da adeguare senza indugio ai nuovi obiettivi e ai tempi!
Per quanto riguarda l’ormai ex Centrosinistra saranno da seguire anche i percorsi futuri sia di coloro che hanno sostenuto Annamaria Uras, sia del Partito Sardo d’Azione sia anche di quei gruppi ormai senza ossigeno e perciò arrivati al capolinea, come il “NoiOr” di Peppino Marras.
Per quanto riguarda le altre coalizioni, appare invece molto interessante e preoccupante quanto ho letto stamani a proposito di una richiesta di allargamento della maggioranza comunale fatta da Giuliano Uras, leader provinciale dell’UDC. Ricordo che questo partito, al primo turno, aveva sostenuto la coalizione civico-identitaria con candidato a sindaco Vincenzo Pecoraro. Non so e, francamente, non mi interessa sapere se in tal senso ci siano stati accordi sottotraccia tra l’UDC e/o altre forze politiche al primo turno schierate differentemente, con le risuscitate Destre, in base ai quali l’ex assessore regionale stia adesso presentando il conto. Mi interessa invece sottolineare il grave rischio insito in tali operazioni: il rischio di ulteriore indebolimento numerico della già piccola e frazionata minoranza consiliare! Infatti il Consiglio senza una vera e attiva opposizione sarà una seria, inquietante incognita per la stessa vita democratica della città oltre che per la efficacia e la trasparenza dell’attività amministrativa!
Infine è doveroso soffermarsi ancora una volta sul dato, quanto mai negativo – checché ne dica il neo-eletto sindaco – della partecipazione al voto. Ad Oristano, per le Comunali, non si era mai scesi sotto il 50%, neppure in un ballottaggio! Ieri invece hanno votato solo 12261 cittadini, il 43,91 % degli aventi diritto (circa 28000), 5000 in meno di due settimane fa e 2000 in meno rispetto al ballottaggio del 2012. A questi numeri “drammatici” vanno aggiunte anche le 280 persone che al seggio hanno voluto esprimere comunque il loro distacco da questa politica – e forse anche da questo sistema elettorale – senza però rinunciare al voto. Tutto questo ha fatto sì che oggi il Sindaco delle miracolate destre sia stato votato solo dal 27,85 % degli Oristanesi!!!
I segnali dunque sono fin troppo chiari, anche se la classe politica dirigente continua a far finta di niente – o al massimo minimizza – perché così le conviene, tanto che adesso è già presa dai ragionamenti in vista delle regionali del 2019!!! Se n’è però accorto GT, che, riscoperta – ahinoi! – troppo tardi l’importanza della partecipazione, s’è così espresso: sul Comune è stato scaricato tutto il malcontento ed il malessere diffuso, al quale però l’Ente, da me guidato con tanta perizia e bravura, e che tanto ha fatto ed impostato per il futuro, non può porre subitaneo o rapido rimedio, per cui “si cambia con la speranza che il cambiamento determini da domani mattina una possibilità migliore per il proprio futuro”. Vabbé, ne prendiamo atto! E andiamo avanti, sperando che Andrea Lutzu non ci faccia troppo presto rimpiangere proprio l’esimio GT, così come lui ci ha fatto rimpiangere Angela Nonnis, la Nonnis Barberio, Barberio Ortu, Ortu Scarpa, Scarpa Arca, …! Infatti (H)AL 9000 è già in agguato!