PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DELL’ERA LUTZU: TRA CERIMONIE, DISCORSI E QUALCHE POLEMICA (ADRIANO SITZIA)

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Con il giuramento del Sindaco Andrea Lutzu ieri sera, nella prima seduta del rinnovato Consiglio comunale, è iniziata ufficialmente l’avventura della nuova Amministrazione di destra.
Tante sono state le persone accorse, nonostante il caldo afoso, nell’angusta Aula degli Evangelisti per seguire questo primo atto di una consiliatura, che si annuncia non certo facile. Tra il pubblico si sono notati molti dirigenti politici e anche candidati “sfortunati” un po’ di tutte le liste: mancavano soltanto i “NoiOr-UPC”, che comunque diversi rumors danno in smobilitazione.
Una seduta quella di ieri tutt’altro che banale, come invece facevano pensare le “pure formalità” del suo odg. Infatti almeno due eventi devono essere sottolineati e analizzati con una certa attenzione. Il primo è senza dubbio il fatto che la minoranza consiliare, già molto spezzettata per la diversa provenienza politica dei suoi componenti, sta cominciando anche a perdere pezzi. Infatti nelle ben quattro – inutili! – votazioni per l’elezione del Presidente del Consiglio Antonio Franceschi – che proprio ieri ha incassato l’ “espulsione” dalla SPD Tharros in seguito alle sue esternazioni sul cambio di dirigenza -, e nella stessa votazione per l’elezione del suo vice Efisio Sanna, un consigliere di “opposizione” (???) ha sempre votato difformemente da tutti gli altri. Ora, ricordando le ancor fresche dichiarazioni del leader provinciale dell’UDC, Giuliano Uras, non è difficile ipotizzare di chi si tratti.
Niente da dire sulla legittimità dei cambi di rotta di una forza politica, pur se a distanza un po’ troppo ravvicinata dalle elezioni. Ciò che soprattutto preoccupa è lo stato di forma di una minoranza già numericamente esigua e che, ripeto, si presenta – quanto mai prima! – “policroma” per formazione, esperienza, storia e provenienza politica dei suoi rappresentanti, nonché per le stesse loro motivazioni e prospettive, e che ora viene a perdere uno dei suoi uomini più esperti e coriacei. Ne va della salute stessa del Consiglio e dell’amministrazione, oltre che della sua trasparenza, che solo un’attenta, attiva e combattiva minoranza, allo stato delle cose, può garantire.
L’altro passaggio importante è stata la missiva presentata al protocollo e indirizzata all’aula da Lucia Tomasi circa alcuni “dubbi sulla legittimità della posizione della consigliera Patrizia Cadau (Movimento Cinque Stelle, ndr): la stessa infatti si è proposta come candidata a Sindaco in violazione del disposto comma 1 bis dell’articolo 61 del TUEL (“non possono ricoprire la carica di sindaco o di presidente di provincia coloro che hanno ascendenti o discendenti ovvero parenti o affini fino al secondo grado che coprano nelle rispettive amministrazioni il posto di appaltatore di lavori o di servizi comunali o provinciali o in qualunque modo loro fideiussore”) in quanto coniuge di soggetto che ha in corso appalti di lavori col Comune di Oristano. Detta posizione – ha scritto la Tomasi – sanzionata quale condizione di ineleggibilità, non legittima il suo ruolo di consigliere comunale, ove entra come candidata incompatibile ed ineleggibile Sindaca e non come candidata consigliera …”.
La risposta a questa comunicazione, davvero significativa per “degustare” la prelibatezza di molte pietanze legislative italiane, è venuta ovviamente dal segretario generale Luigi Mele: “(la comunicazione) è infondata per i seguenti motivi: intanto l’elemento che pone a fondamento è previsto dall’articolo 61 … La consigliera Cadau poteva tranquillamente e serenamente essere candidata a sindaco perché non esiste nessuna causa di ineleggibilità. Nel caso invece avesse vinto le elezioni e fosse diventata sindaco, sarebbe scattata una causa di incompatibilità (!!!). E in quel momento (la Cadau) avrebbe dovuto eliminare una delle due cause (???). Non entriamo nel merito dello status dei coniugi perché questo non è il momento. Si ribadisce che l’articolo 61, 1 bis dice che non possono ricoprire la carica di Sindaco, diversa dizione rispetto al primo comma che dice “non può essere eletto alla carica di sindaco”. Non essendo stata eletta sindaco quindi non esiste assolutamente il problema”.
Avete capito? Ineleggibilità no, incompatibilità sì ma se si elimina la causa … E poi Sindaco eletto sì, Sindaco perdente no, consigliere ni, assessore di più nin zo, ecc. ecc. Ecco perché sempre più cittadini esclamano fantozzianamente: “Eh, quando c’era lui caro lei”.
D’altro canto questo rilievo giuridico di Lucia Tomasi forse non a caso viene a pochi giorni dalla efficace presa di posizione – unica fra le sempre più distratte forze politiche oristanesi! – di M5S e della stessa Cadau sulle “irregolarità” nella Giunta Lutzu prima versione: una di queste infatti era relativa proprio all’incompatibilità per parentela, sancita peraltro solo dallo Statuto comunale (art. 42, c. 3) di Mauro Solinas. Una sorta di contrappasso probabilmente, ennesimo fatto d’armi dello scontro “fratricida” che contrappone da diverso tempo le due anime del movimento grillino oristanese. Neppure le “Comunarie” del 19 aprile, che hanno visto in competizione proprio Lucia Tomasi e Patrizia Cadau, hanno favorito un riavvicinamento tra le parti. Anzi, la vittoria di stretta misura (31 a 28) della Cadau ha pure rinfocolato le polemiche – p. es. riguardo allo stesso curriculum vitae della vincitrice durante la campagna elettorale s’è sentito e, sui social, pure letto abbastanza – e di fatto sancito uno strappo che, se non è definitivo, poco ci manca. Discussioni a non finire, che a volte sono esondate nel personale, social utilizzati da alcuni militanti a mo’ di clava per colpire duro l’avversario, accuse reciproche di occulti appoggi politici “in alto loco” per danneggiare l’altra parte, ecc. ecc. tutto hanno fatto venire in mente tranne una politica “nuova” ed “alternativa”. Proprio quella politica “nuova” ed “alternativa” che tanti cittadini, delusi e schifati dalla antica come dalla recente castocrazia politicante italica, stanno cercando in M5S. Che probabilmente anche molti oristanesi a giugno avrebbero voluto trovare in M5S. Certo può trattarsi di peccati di gioventù, magari dovuti a metodi, secondo me rivedibili, per quanto riguarda la selezione della militanza e della stessa classe dirigente. Ma il problema di come vivere l’inevitabile dialettica interna e gestirla senza perdere o espellere pezzi ritengo che M5S debba porselo e risolverlo in ben diversa maniera. Del resto, le persone che oggi si avvicinano all’impegno politico vanno considerate preziosi tesori e non, come oggi in tante formazioni politiche spesso accade, fastidiosi ingombri tollerabili solo nei momenti elettorali (portatori d’acqua, riempilista ecc.).
In generale, la costante e sempre più pesante crescita dell’astensionismo impone a tutta la politica una seria e profonda riflessione. Ora sento sempre più spesso ripetere che mancano i partiti. Lo sto sentendo persino da persone che, solo fino a poco tempo fa, di fronte a simili affermazioni si mettevano a ridere e dall’alto del loro cosmopolitismo ti davano, disinvoltamente, dell’antico e del provincialotto. Oggi, invece, cominciano a rendersi conto che la politica non è solo spontaneismo ed improvvisazione, giovanilismo e nuovismo anagrafico. La politica è impegno costante, crescita graduale, conoscenza, studio e applicazione, né più né meno come tutte le altre arti e professioni, ma con una responsabilità ben maggiore, che grava sulle spalle di chi governa e amministra: quella dell’interesse collettivo!
Dunque la politica va assolutamente ripensata nei modi, luoghi, percorsi e fini prima che sia troppo tardi. Magari ricostruendo partiti veri, seri e seriamente vissuti ed organizzati.