IL CENTRALISMO DEL FARAONE (ADRIANO SITZIA)

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In Italia si sta finalmente riaprendo il dibattito su un diverso assetto politico-amministrativo del Paese, in conseguenza del turbine catalano ma anche dei “clamorosi” risultati dei referendum consultivi di Lombardia e, soprattutto, Veneto. Tuttavia a fare da padrona è sempre la solita “timidezza” di fronte al totem del centralismo. Una timidezza, al limite della ritrosia, avvertibile perfino in molti tra coloro che, per storia politica e per passati trascorsi, dovrebbero avere ben altro coraggio e determinazione nel condurre una tale battaglia, ormai irrimandabile. Non parliamo poi dei “lealisti congeniti”, che giurano e spergiurano continuamente fedeltà alla bandiera.
Tra questi ultimi si distinguono ovviamente molti politici sardi, eredi legittimi di quella casta che agli interessi della Sardegna ne ha troppo spesso anteposto altri, diciamo pure meno … collettivi. Costoro però, il cui olfatto è molto sviluppato, devono aver annusato l’aria diversa già dopo il grande successo del “no” nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, e compreso che occorreva inventarsi subito qualcosa di … “sardistico”. Del resto, in tempi molto meno sospetti, alcuni loro colleghi di grido, come Paolo Maninchedda e Mauro Pili, avevano avviato personali percorsi “sovranisti” o “indipendentisti”, raccogliendo un crescente consenso. Così anche la politica tradizionale, da provetta surfista, ha tentato ancora una volta di cavalcare in qualche modo l’onda. Lo ha fatto togliendo dalla polvere degli scaffali idee che anche oggi possono avere senso e validità, e che, soprattutto, consentono in qualche modo di salvare capra, cavoli, ovviamente senza uccidere il lupo. Così – come d’incanto – sono venute fuori alcune presunte panacee: prima la “zona/zone franche” e le sue riduzioni e variabili, poi, fresca fresca, l’insularità costituzionale.
Ma oggi non voglio discutere di queste proposte, che comunque meritano un adeguato approfondimento. Voglio invece rimarcare un’uscita in senso diametralmente opposto, fatta all’indomani dei risultati referendari lombardo-veneti, da Davide Faraone, uno dei quarantenni piddini rampanti, renziano doc e Sottosegretario alla sanità dell’attuale governo. L’argomento? Abolire lo Statuto autonomo siciliano!!!
Sentite un po’ le sue motivazioni, così come riportate da “Repubblica”: Nella mia regione, per colpa dello Statuto tutte le riforme nazionali, di destra o di sinistra, o non sono state recepite o sono state applicate con i piedi, se mi passa il termine. Una barzelletta, insomma“. Più avanti rincara la dose: “Io credo che senza il paravento dello Statuto molte cose sarebbero state fatte” (termovalorizzatori, strade, ferrovie, acquedotti) e alcuni settori, ieri e oggi blindati dall’autonomia, come la sanità ed i beni culturali, avrebbero funzionato molto meglio. Quale sia il suo pensiero di fondo, che poi è lo stesso che si sente in vasti settori dell’italico progressismo, si evince chiaramente da questa affermazione: “Il Veneto e la Lombardia sono già due Ferrari, non hanno bisogno dell’autonomia. La Sicilia, con la sua autonomia, è stata un triciclo”.
Siamo alle solite: il problema sono sempre le Costituzioni e gli Statuti, mica i politici o i dirigenti “non all’altezza”! Ovviamente Faraone, nel suo confuso melting pot ideologico efficientistico, manda a farsi benedire storia, specificità, differenze ecc, ma soprattutto il buonsenso, non vedendo che i suoi argomenti possono essere facilmente rovesciati, evidenziando per esempio i grandi progressi di regioni “speciali” come il Friuli, il Trentino e la Valle d’Aosta, o, al contrario, il disastro di molte regioni “ordinarie” in primis Campania, Calabria, Basilicata ma anche lo stesso Lazio, fra l’altro proprio in quei settori, come sanità e beni culturali, da lui citati.
Comunque attendiamo fiduciosi – eh! – le sue proposte referendarie per abolire lo Statuto siciliano e – udite udite!!! – per fare il ponte sullo Stretto!!!
A proposito di Statuto siciliano e del modo in cui è stato applicato, almeno in questi ultimi anni, molto interessante è questo articolo. Leggendolo si ha l’impressione di ripercorrere una storia a noi molto più vicina:

Lo Statuto Speciale Siciliano ai tempi delle lacrime di coccodrillo