PERCENTUALI ELETTORALI E STRUZZISMO POLITICO: UNA LETTURA DEI RISULTATI SICILIANI ED OSTIENSI (ADRIANO SITZIA)

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Ancora una volta meno di un cittadino su due (addirittura solo uno su tre a Ostia!) si è recato a votare in questa ultima tornata elettorale, imperniata sulle Regionali siciliane. Trova dunque conferma clamorosa il distacco ormai netto tra un’ampia fetta della “società civile” e la politica politicante, o, viceversa, tra la politica politicante e la “gggente”. Eppure il dato sull’affluenza sembra interessare poco sia chi “fa politica”, che si rifugia nei comodi risultati espressi in percentuali – notoriamente ottimi per celare i crolli di consenso -, sia chi “fa informazione”. Del resto, secondo una massima fin troppo usata, “gli assenti hanno sempre torto”. Ma è davvero così? Di fronte all’attuale offerta politica i dubbi aumentano.
Ma queste elezioni confermano altre due tendenze molto preoccupanti. Una è quella del distacco chiaro e deciso tra la stessa “gggente” e la sinistra in tutte le sue variopinte versioni e riedizioni rivedute ma – ahinoi! – non corrette. Infatti in Sicilia come ad Ostia il PD è ormai ridotto al rango di terza forza dello scacchiere politico, senza neppure la possibilità di giocarsi il ruolo di ago della bilancia come era il PSI di Craxi; mentre i suoi ex “compagni”, sparpagliati in diversi “rosselli”, dopo tante – e a volte del tutto incomprensibili – divisioni e scissioni, si sono ormai abituati a vivere di nostalgia e con – sempre meno – nostalgici. Questa borghese o imborghesita classe dirigente “progressista”, del resto, non ha più niente di rivoluzionario, e, ovviamente, non non ha nessuna voglia o intenzione di captare i segnali che da tanto tempo giungono dal “popolo” e, soprattutto, dalla sua stessa stanca e delusa base. Ciò del resto significherebbe anche ammettere i propri errori e, dunque, lasciare tante comode e ben remunerate poltrone ad altri fondoschiena, magari troppo ossuti per riuscire a dire ai propri elettori, con l’attuale distaccata distaccata nonchalance, “Ce lo chiede l’Europa!”. Preferisce quindi continuare a comunicare attraverso encicliche, che, come tali, non ammettono repliche, trasmettendo i suoi dogmi modernisti e quartomondisti – purché not in my back yard – con qualche spruzzata di bergoglismo che oggi fa pure tendenza. E prosegue presuntuosamente con le sue presunte “riforme”, con la speranza, sempre più remota, di trovare un giorno la formula magica per salvare capre e cavoli (propri) senza rischiare più di tanto.
L’altra tendenza incontrovertibile è la profonda crisi del partito politico, non solo come struttura, come “forma”, ma anche come idea stessa. Per rendersene conto basta soltanto dare uno sguardo ai nomi delle liste, quasi tutte create “ad hoc”: “Idea Sicilia”, “Sicilia vera”, “Diventerà bellissima”, “Alleanza per la Sicilia”, “Noi con Salvini”, “Sicilia futura”, “Alternativa popolare”, “Arcipelago Sicilia-Movimento dei territori”, “Cento passi per la Sicilia”, “Movimento siciliani liberi”, “Popolo della famiglia”, “Laboratorio civico X”, “Liberi”, “Assotutela” e così via. Boh! Il bricolage ha conquistato la politica! Ideologie, orizzonti ideali, punti di riferimento, punti fermi, marxismo, liberalismo, socialdemocrazia, cattolicesimo democratico, scuole politiche? Tutta roba inutile ormai “rottamata”, sostituita prima da un riformismo, più moderno e duttile anche se – o proprio perché – insipido, oggi patrimonio “ideale” del PD, e, in tempi più recenti, da un eterogeneo, multiforme, versatile quanto superficiale “eclettismo”, che si nutre avidamente dell’ “oggi” quando non dell’ “adesso”, senza avere come “bersaglio” il “domani”. E’ questa la politica camaleontica del “carpe diem”! Dove ci porterà? Beh, fate voi.