I 25 ANNI DI “CLOSER” (ADRIANO SITZIA)

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dav“Closer” è un nome che, nella memoria dei musicofili, evoca subito i Joy Division, e in quella dei cinefili l’omonimo film di Mike Nichols. Ma per tanti Oristanesi – e non! – “Closer” è soprattutto un negozio di dischi, aperto esattamente 25 anni fa da Bruno Cruciani in quel di via Tirso, dove per tanti anni suo papà, Giovanni, aveva avuto una nota concessionaria Piaggio.
In un’epoca di frenetiche aperture e di altrettanto rapide cessazioni, di trionfante e-commerce e di centri commerciali, che spuntano come funghi, il venticinquennio di ininterrotta attività di un negozio di dischi se non è un primato poco ci manca. E’ dunque doveroso festeggiarlo ed è giusto sottolineare la tenacia del titolare nel portare avanti questa sua creatura, in città (e non solo) ultima sopravvissuta in un segmento su cui proprio la rivoluzione web ha “violentemente” inciso, insieme alla ormai annosa crisi italiana, economica e però anche culturale.
Quando Bruno nell’ormai lontano dicembre 1992 ha iniziato la sua attività, a Oristano la situazione era molto diversa da oggi: vi erano alcuni importanti negozi di dischi, si stava radicando bene anche il videonoleggio e qualcuno di lì a poco avrebbe tentato persino l’impegnativo audionoleggio. Come non ricordare il “Centro del disco” o “Pop music”, che per gli appassionati e non hanno segnato un’epoca. Poi però è iniziato un lento quanto inesorabile declino, che “vivo” ha in pratica lasciato solo “Closer”!
Ecco cosa ci ha raccontato Bruno Cruciani di questo suo lungo percorso.
– Allora, Bruno, 25 primavere! Che ci dici?
Non posso non essere felice e soddisfatto. Ho rischiato su un’attività che per me era innanzitutto una passione, e in fondo sono ancora qui.
Tu hai avuto la sorte di attraversare in pieno un periodo di grandissimi cambiamenti, in cui il progresso tecnologico ha giocato un ruolo fondamentale proprio nel tuo settore.
E’ vero: prima il cd al posto del vinile e poi, soprattutto, l’avvento del web con tutto quello che ha portato. Ci aggiungerei anche il progressivo ridursi dei margini di guadagno in un mercato quanto mai complesso, ma anche quello dei soldi nelle tasche della gente.
– Già, la crisi economica con la forte riduzione delle spese in cultura …
E’ andata così, anche se devo riconoscere che la musica come passione e quindi il disco come passione e oggetto di regalo sono sempre molto gettonati.
– Quali differenze riscontri tra la clientela del passato, quando hai iniziato, e quella di oggi?
Ovviamente la musica è andata avanti e così i gusti sono relativamente cambiati. Peraltro quando ho iniziato, pur trattando tutti i generi, mi piaceva e mi interessava proporre al pubblico artisti e lavori che piacevano innanzitutto a me, come new wave, certa elettronica, ma anche metal. Spesso erano artisti e gruppi alternativi, indie, poco conosciuti. Poi è stato il pubblico a condizionare, spesso positivamente, la mia offerta, come d’altronde è logico. Ma anche adesso mi piace proporre qualcosa di “mio”.
– Oggi chi viene da “Closer”?
Ho un pubblico vario: certamente i giovani e giovanissimi, ma anche quaranta/cinquantenni, alcuni dei quali si sono riaccostati al disco con la rinascita del vinile.
– Il vinile che tutti davano per spacciato, solo roba da inguaribili collezionisti!
A parte il fatto che siamo in anni di revival e di remake, di riscoperta del passato, per cui un tale fenomeno ci sta. Ma va detto che il vinile non è mai morto. In paesi musicalmente più avanti del nostro, con maggiore mercato e cultura musicale, come Gran Bretagna e USA, il vinile ha sempre mantenuto una certa fetta di mercato, così come il disco singolo. In Italia, che fa numeri molto più piccoli e che subisce troppo le mode, questo non è accaduto e, forse, non poteva accadere. Ma anche qui da noi il fascino del vinile non è mai tramontato del tutto, pur diventando una nicchia.
Con gli anni hai aggiunto tante cose legate a musica e cinema: abbigliamento, poster, gadget e da qualche anno anche i biglietti per concerti e spettacoli …
Per rimanere sul mercato bisogna ampliare l’offerta anche tenendo conto delle richieste del pubblico …
Ultima domanda banale e scontata: il futuro?
– Risposta altrettanto scontata: speriamo buono!
Speriamo.