LA SANITA’ ORISTANESE: IL PRONTO SOCCORSO [ADRIANO SITZIA]

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Il problema dei tempi d’attesa ai Pronto soccorso di molti ospedali italiani non è di oggi, né di ieri o ierlaltro. Anzi ormai è entrato a buon diritto nel lungo elenco delle criticità che da tempo attendono di essere – finalmente! – affrontate e risolte in maniera organica. L’articolo de ‘La Nuova’ di oggi sul Pronto soccorso del San Martino, cui si rimanda, descrive una giornata considerata “estrema”, con tempi di attesa di mezza giornata e oltre. In realtà di giornate “estreme”, durante l’anno, ce ne sono diverse, ma, quanto a tempi di attesa, anche quelle “meno estreme” non scherzano: chi si reca o viene trasportato, se classificato come codice verde, deve rassegnarsi a tempi d’attesa almeno di qualche ora. Per i codici bianchi, poi, i tempi sono ancora maggiori. Il problema, al di là della sottoutilizzazione del servizio di guardia medica, sul quale sarebbe il caso di aprire una profonda riflessione, è sempre lo stesso: personale decisamente insufficiente per far fronte alle tante quotidiane richieste di intervento e cura. Intervento e cura che spesso non coinvolgono soltanto i sanitari in servizio al Pronto soccorso, ma riguardano la radiologia, il laboratorio analisi, gli specialisti di reparto, la chirurgia, altri ospedali ecc. Insomma una macchina complessa che, in quanto tale e perché vero e proprio punto di contatto diretto e ormai consueto tra servizio sanitario e utenza/cittadinanza, dovrebbe essere al centro dell’attenzione in primis della politica. Invece, come dimostra anche questo articolo e come, in generale, accade per tante altre problematiche eternamente aperte, le cose, anno dopo anno, se va bene, non cambiano. Se va bene! Così ci si affida sempre all’impegno e al sacrificio del personale che lavora e al quale va tutta la nostra riconoscenza. Per il resto – ahinoi! – c’è ovviamente quella “rissosa, irascibile, carissima” politica nostrana impegnata a deliziarci con le sue promesse, a darci cifre, numeri, dati, percentuali, a illustrare soluzioni, magari a cambiare i codici (in futuro forse i colori saranno sostituiti dai numeri 1-5), ma soprattutto a polemizzare con chi governava e amministrava prima … E … amen.
Per quanto riguarda il Pronto soccorso del San Martino va rilevata anche un’altra criticità, quella dei locali, insufficienti quanto a spazio e posti a sedere per gli utenti e gli accompagnatori, soprattutto nei momenti di sovraffollamento in cui, tra l’altro, vi sostano molti pazienti “allettati” o in sedia a rotelle in attesa di visita. Forse sarebbe necessaria una rivisitazione di questi spazi, riorganizzandoli e, soprattutto, ingrandendo e migliorando la sala per il pubblico. Tutto questo con la speranza di non dover attendere il prossimo servizio giornalistico o l’ennesima assemblea sul problema e sugli altri seri e complessi aspetti critici del comparto sanitario sardo.