IL PIANETA TERRA E I DANNI DELLA “MALECONOMIA”: CONFERENZA AD ORISTANO [ADRIANO SITZIA]

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Ancora una volta grazie al MEIC ed al Movimento dei Focolari, Oristano ha avuto la possibilità di ascoltare la voce di un importante esperto, dialogando e confrontandosi con lui. Stavolta all’Auditorium “San Domenico” è stata la volta di Luca Fiorani, laurea in fisica a Padova, dottorato a Losanna, ricercatore dell’ENEA a Frascati, docente in vari atenei, rappresentante dell’Italia presso il gruppo di lavoro “Protection of the Arctic Marine Environment” del Consiglio Artico, coordinatore di “EcoOne”. Fiorani, insieme al suo lavoro di scienziato porta avanti un’appassionata attività di divulgazione rivolta in modo particolare ai ragazzi. Frutto di questo suo impegno in giro per l’Italia e del mondo sono alcune interessanti pubblicazioni scientifico-divulgative, tra cui ‘Che favola la scienza!‘ con Franco Favero, ‘Il pianeta che scotta‘ insieme ad Antonello Pasini, e il recentissimo ‘Il sogno (folle) di Francesco. Piccolo manuale (scientifico) di ecologia integrale‘. Questa sua ultima fatica è un’introduzione all’enciclica papale ‘Laudato si’ ‘, pubblicata nel 2015, con la quale l’attuale pontefice Francesco, sulle orme dei suoi predecessori – da Giovanni XXIII in poi – ha inteso prendere inequivocabile posizione sulla situazione del pianeta e sulla necessità di intervenire e prevenire quella che potrebbe diventare una catastrofe planetaria, rischiosissima per la stessa sopravvivenza della specie umana. Una posizione che si può riassumere con l’antico principio “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”, che poi altro non è che amore, rispetto e cura nei confronti della natura così come dell’uomo.
Fiorani ha preso le mosse dal fenomeno più preoccupante al quale stiamo assistendo: l’aumento della temperatura dell’aria superficiale. “
A partire dagli Anni 80 sulla terraferma – ha sottolineato Fiorani – la temperatura è cresciuta di 1,75 gradi, causando, tra l’altro, la progressiva riduzione della superficie coperta da ghiacci, in particolare nei poli”. Quale la causa diretta di questo rapido aumento? Evidentemente l’effetto serra, ma “non quello naturale (vapore acqueo ecc.) che invece rende il clima adatto alla nostra vita, bensì quello causato dall’aumento senza precedenti, perché concentrato in pochi secoli, dei gas serra”. Si tratta di uno dei principali effetti negativi dell’era moderna, “della rivoluzione industriale, che pure ha fatto fare all’uomo un prodigioso salto in avanti quanto a sviluppo, tecnologia, qualità della vita. Ora però occorre cambiare e farlo in fretta!”, innanzitutto sostituendo i combustibili fossili.
Gli effetti sull’uomo e le gravi conseguenze di questo surriscaldamento del pianeta – ha proseguito il relatore – sono già chiaramente visibili. Fiorani si è soffermato soprattutto sulla siccità, che, generando carestie e desertificazione, spinge intere popolazioni a spostarsi, ed è alla base di molti conflitti armati. Inoltre “
se nei paesi più evoluti si riesce a far fronte agli eventi atmosferici più gravi, limitandone le conseguenze, ben più grave, più tragico è l’impatto di questi sui paesi più poveri”.
Fiorani poi è entrato in un’analisi diretta della ‘Laudato si’ ‘, evidenziandone quelli che ha definito gli “
assi tematici”, tra cui in particolare “l’intima relazione tra la povertà e la fragilità del pianeta, dove tutto è intimamente connesso”, ma anche la critica al paradigma tecnocratico, che unisce strettamente tecnologia e finanza. Così – ha proseguito – certe soluzioni “green”, che creano business e perciò sono fortemente “spinte”, come i gas inerti, in realtà possono essere molto più dannose del problema che risolvono.
Occorre dunque che l’economia cerchi nuove vie, per giungere alle quali però sono necessari dibattiti sinceri ed intellettualmente onesti, senza mascherare o ovattare la portata e la gravità dei problemi. Perciò serve una nuova politica, ben diversa da quella attuale, che, condizionata spesso dai grossi interessi economici, riesce a produrre solo ancipiti accordi internazionali, che, per non scontentare nessuno, rimandano all’infinito gli interventi concreti. Così la ‘
Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici’ (UNFCCC), stipulata nel 1992 a Rio, senza alcun vincolo per i firmatari, ed il successivo ‘Protocollo di Kyoto’ del 1997 (mai ratificato dagli USA e successivamente disatteso da Canada, Russia e Giappone), hanno prodotto risultati molto limitati, comunque ben al di sotto delle attese e delle speranze. Solo con l’accordo di Parigi, entrato in vigore nel 2016, allorché 55 paesi (tra cui tutta l’UE) che rappresentano almeno il 55% delle emissioni globali di gas Serra, lo hanno ratificato, si è giunti a prevedere dei vincoli, anche se per gli strumenti di attuazione dell’accordo, tutto è stato rimandato alla COP 23 di Bonn (novembre 2017) ed alla COP 24 di Katowice (2018), dove però alcuni tra i maggiori produttori di combustibili fossili, USA, Russia, Arabia e Kuwait, hanno proseguito con il loro ostruzionismo.
Altro “asse tematico” indicato da Fiorani, è la sobrietà, proposta come modello alternativo a quello consumistico-compulsivo che sta alla base dell’attuale economia, ma anche all’ambientalismo “
con il muso lungo”, che troppo spesso ha caratterizzato negativamente il mondo “verde”, limitandone fortemente l’attrattività.
E Dio? E’ “
il vero asse portante perché è presente nel più intimo di ogni cosa, e, ovviamente, dell’uomo”.
Quali possono essere le soluzioni concrete? A questo riguardo Fiorani, pur ribadendo la necessità di proseguire nella via dell’efficientamento energetico e delle rinnovabili (oggi solo il 25 % del totale) e di modificare anche certi stili di vita (p. es. con la riduzione del consumo della carne bovina), ha puntato il dito ancora una volta contro il sistema economico vigente, fondato soprattutto sul movimento dei capitali e sul totem PIL, che certamente non misura il reale benessere delle persone, magari andando nella direzione, suggerita da Maurizio Pallante, di una “
riduzione delle merci che non sono beni e di un aumento dei beni che non sono merci”, ed ha auspicato un coinvolgimento educativo sempre più forte delle nuove generazioni, le sole che possono davvero cambiare concretamente le cose.