FENOSU: SOGNO DI UNA CITTA’ CHE CREDEVA NEL FUTURO [ADRIANO SITZIA]

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In questi ormai molti giorni di forzata casalinghitudine, può capitare di andare per casa a scovare o recuperare cose di cui si era persino smarrito il ricordo: foto, riviste, libri in grado di accendere una luce dentro il ripostiglio della memoria. E’ questo il caso di una curiosa pubblicazione dell’ottobre 1978, dal titolo “Mach:03 Oristano”, uscita in occasione di quella bellissima manifestazione che fu la “Seconda giornata aerea della Sardegna” svoltasi all’Aeroporto di Fenosu, per l’organizzazione dell’Aeroclub di Oristano. Giovanissimo – era nato solo 22 mesi prima – l’Aeroclub era però stato protagonista del recupero funzionale della storica aviosuperficie oristanese, diventata nel frattempo campo incolto, per organizzarvi corsi di paracadutismo, una scuola di volo sia con aerei a motore sia con alianti e appunto manifestazioni come questa, che vide anche l’esibizione della PAN, il cui capo formazione era il leggendario maggiore Antonio Gallus, pilota originario di Selargius, scomparso tre anni dopo per una accidentale collisione con un altro aereo durante un volo di esercitazione.
Alla fine degli anni 70 Oristano era – ancora! – un centro molto attivo, vitale, ambizioso, che, nonostante la crisi, guardava al futuro con fiducioso ottimismo e con l’aspirazione, anzi l’obiettivo di ritagliarsi un suo importante spazio nell’economia, nella cultura, nella società sarda. In tale visione il porto industriale e l’aeroporto avrebbero dovuto costituire i pilastri di questo sviluppo e di questa crescita. Allora Oristano era – ancora! – un luogo dove si poteva fare gruppo per dare gambe ad un’idea concreta, ad una passione, così da ottenere risultati tangibili. Proprio ciò fecero coloro che si misero insieme per far nascere l’Aeroclub e resuscitare Fenosu. Ma Oristano aveva – ancora! – politici che “contavano” qualcosa “fuori le mura” e che accanto all’io sapevano coniugare i verbi anche al plurale! Insomma ben altra cosa rispetto al dopo!
Il suddetto fascicolo contiene soprattutto una serie di interventi di giornalisti e politici, che trattano appunto il tema del ruolo di Fenosu come scalo funzionale al suo territorio. Interventi, va detto, lucidi, razionali, chiari, soprattutto se confrontati con certa “roba” che si è fatta, vista e sentita dopo. Interventi che, proprio per questo, è interessante rileggere a quarant’anni di distanza. E’ il caso per esempio dell’articolo “Dagli Stukas alle fragole” di Dino SANNA CORTI, storico giornalista RAI, molto ferrato in storia e questioni aeronautiche. Sanna così scriveva: “
in media, tutti i giorni, da Oristano 90 persone si imbarcano su un aereo di linea…. Tutto questo movimento, cui deve essere aggiunto quello delle merci (i 150.000 fiori esportati quotidianamente dai serricoltori della Quarta provincia; la produzione ittica, le primizie della terra) tende a far ritenere economicamente interessante, se non necessaria, la riapertura di Fenosu al traffico commerciale. L’aeroporto,…, deve integrare con la nuova agile struttura del porto industriale, la piattaforma strutturale sulla quale si fondano le prospettive di lavoro dell’alto Campidano. … Oristano deve uscire dalla sua condizione intermedia tra i due maggiori poli di Cagliari e Sassari in virtù della sua tradizionale funzione di produttrice. È impensabile, attualmente, ipotizzare l’istituzione di una linea aerea diretta con i maggiori centri nazionali: occorrerebbero costose strutture a terra per finire di creare quello che sarebbe 1’antieconomico doppione di Elmas e Fertilia. La filosofia prevalente in tutto il mondo,…, sceglie la costituzione o la conservazione di centri aeroportuali primari lontani almeno 15 minuti di volo uno dall’altro (cioè 200-250 km). Tale filosofia viene condivisa anche dal governo italiano che recentemente ha varato una legge per la dismissione di 53 aeroporti nazionali. Tuttavia, si rischia di cadere nell’errore opposto. Dopo i grandi capolavori della mafia politica cui si debbono la pericolosa Punta Raisi e l’inutile, deserta Lamezia Terme si rischia di creare degli altri di segno contrario. Il problema va invece osservato con maggiore sottigliezza: occorre ridurre il numero degli aeroporti che gravano sul bilancio dello Stato e che debbono accogliere assistere aeroplani solitamente voti ma è necessario potenziare favorire la ripresa di quegli scali che abbiano un loro importante funzione da svolgere e che possano essere gestiti da enti locali o camere di commercio con finalità turistiche, sanitarie, culturali oltre che mercantili. Giusto dieci anni addietro con chiaro intendimento della realtà, il Consorzio per l’industrializzazione dell’oristanese affidava ad un professionista la redazione di un progetto per 1’aeroporto commerciale a Fenosu. 1200 m di pista, prolungabile fino a 1500, 1’aviorimessa funzionale nella sua essenzialità, le più importanti installazioni per l’assistenza dei velivoli in avvicinamento, atterraggio e decollo. Una struttura non particolarmente costosa, che ancora oggi conserva tutta la sua validità quale auspicabile prospettiva e che ha il pregio di non imporre … alcuna profonda modifica di quanto già esistente. Si tratta di continuare, e soprattutto di credere nel futuro di Fenosu”.
Tutto incentrato sull’opportunità di fare di Fenosu innanzitutto uno scalo internazionale di servizio per aerei da diporto è l’articolo di Mario LICHERI, ‘Nel cuore delle rotte aeree mediterranee’, che così si chiude: “La Sardegna è al centro del Mediterraneo occidentale e Oristano è al centro della Sardegna, speriamo che gli Oristanesi ed i Sardi se ne accorgano”.
Un altro giornalista, il cagliaritano Ovidio FIORETTI, nell’articolo ‘Passato, presente e futuro di Fenosu’ così si esprime: “l’aeroporto non può servire solo per attività ricreative e sportive in una provincia nuova, … tutta tesa a riscattare il suo glorioso passato, in una provincia i cui abitanti brillano per la loro operosità, per la loro intraprendenza in tutti i settori economici. Una provincia che vuole sfruttare appieno le sue risorse, che vuole uscire dall’isolamento, che é doppio rispetto a quello delle altre province sarde. Unitamente al porto, per fare questo ha anche bisogno dell’aeroporto. Non deve essere un duplicato di quelli di Elmas, di Alghero, di Olbia. Deve essere un complemento di questi scali maggiori, ma con una sua autonomia, una sua indipendenza, che gli consenta di essere un supporto importante per l’industria, per l’agricoltura, per il turismo. La zona industriale di Oristano è una realtà, il volo privato è in continua evoluzione, il turismo si basa quasi esclusivamente sui collegamenti aerei…. La Sardegna è grande, d’estate assolata, viaggiare in auto non è molto agevole. Una gita dalla Costa Smeralda Oristano, per esempio, è quasi un’impresa. Quanti sono i turisti che la compiono? Sarebbero molti di più se potessero giungervi in poco tempo con piccoli aerei. …”
L’allora assessore regionale ai trasporti, il DC Eusebio BAGHINO, potente leader della corrente andreottiana in Sardegna, scomparso pochi anni fa a causa di un grave incidente stradale, sosteneva che “p
er la sua posizione quasi baricentrica nell’Isola Fenosu può essere una delicata infrastruttura aerea. Ovviamente non si deve pensare di fare di Fenosu un aeroporto simile a quelli di Elmas, di Alghero e di Olbia, questo sia ben chiaro. Ma è altrettanto chiaro che non si discute la sua importanza come elemento di supporto all’economia oristanese….. Dare a Oristano e al suo vasto entroterra così ricco di produzione agricola e dei suoi derivati la possibilità di poter trasportare nella penisola merci facilmente deperibili, più che un dovere è un obbligo“.
L’oristanese Sandro GHINAMI, assessore regionale all’industria dell’allora Giunta in carica, presieduta da Pietrino Soddu, ma soprattutto indiscusso leader del PSDI sardo, invece ricostruisce così la vicenda di Fenosu fino al 1978: “
l’utilità di un aeroporto sufficientemente attrezzato per lo sviluppo della zona dell’oristanese è stata da me più volte sostenuta e dimostrata in diverse sedi sia sotto l’aspetto industriale (viaggi rapidi degli imprenditori, dei tecnici, dei pezzi di ricambio), sia sotto quello agricolo (problema delle primizie e dei prodotti pregiati dell’agricoltura), sia sotto quello turistico (le aree e le infrastrutture turistiche non devono distare dall’aeroporto più di 40 km senza di che non possono svilupparsi). Il mezzo aereo infatti mentre annulla le distanze e quindi è particolarmente vantaggioso per la nostra isola, contribuisce anche a saltare quelle località che non abbiano un’attrezzatura aeroportuale nelle vicinanze … Queste e altre argomentazioni, trovarono accoglimento presso la Giunta regionale, prima, e poi presso il Consiglio regionale che stanziò per la costruzione dell’aeroporto di Fenosu 600.000.000 sui fondi del turismo del Quarto programma esecutivo 1967-1970 (io ero assessore al turismo e Lucio Abis alla programmazione). I fondi poi vennero incamerati quando io e Abis lasciammo la giunta regionale ed anche perché il progetto incontrò l’incomprensione del ministero competente …, e quella delle autorità militari che hanno sostenuto l’interferenza fra i voli sull’aeroporto e quelli degli aerei della Nato sul poligono di Capo Frasca. Di tutto ciò non è rimasta traccia se non il bel progetto dell’ing. Marra fatto redigere dal Consorzio della zona industriale di Oristano, il quale ultimo continua ad avere nei suoi programmi quello di trasformare la pista di fan o su in 1 aeroporto dotato di adeguate attrezzature“.
Tra gli altri interventi c’è quello del presidente della giovane quarta provincia sarda, il diccì Tonino FRANCESCHI, il quale sostiene che “p
orto e aeroporto sono le due grandi infrastrutture sulle quali ruotano le prospettive di sviluppo economico dell’oristanese. Il porto industriale è ormai quasi una realtà. … Quello dell’aeroporto di Fenosu è un problema sul quale ci siamo a lungo soffermati. È chiaro che noi vogliamo la sua riattivazione, perché siamo certi che costituisca un elemento che può contribuire allo sviluppo della provincia. Riteniamo … che debba essere dotato delle attrezzature minime necessarie per l’atterraggio e la circolazione di voli charter, turistici e commerciali. Vediamo l’aeroporto come il naturale completamento del porto: un’attrezzatura non faraonica che però assolva un suo ruolo specifico soprattutto, come punto di rapido smistamento delle produzioni agricole dell’intero Campidano. La riattivazione dello scalo avrebbe anche un senso come possibile pista d’emergenza in tutti quei casi … in cui per un motivo o per l’altro si rendano indisponibili gli aeroporti principali dell’isola”.
Anche per l’avv. Sandro USAI, presidente della Camera di Commercio di Cagliari, “se si vuole incrementare il turismo lungo la splendida costa dell’Oristanese Fenosu potrebbe accogliere voli charter provenienti dai paesi europei e inoltre favorire lo sviluppo industriale già avviato nella Sardegna centrale … Considerate le notevoli distanze e i tempi di percorrenza degli altri mezzi di trasporto, quello aereo è l’unico in grado di soddisfare una certa domanda nel settore turistico e di rendere, per gli operatori economici, la Sardegna centrale più vicina ai tradizionali mercati nazionali ed esteri … La costruzione di un aeroporto a Fenosu non può essere considerata un’opera inutile o di lusso perché l’insularità della Sardegna non consente altre alternative. I flussi turistici estivi stanno ormai utilizzando sempre più il trasporto aereo, soprattutto dal Nord al Sud dell’Europa, e la Sardegna, come altre regioni meridionali d’Italia, ha perso notevoli correnti turistiche dal Nord Europa in in favore di altre regioni mediterranee, per l’insufficienza e l’inadeguatezza del trasporto aereo”.
Nella pubblicazione sono riportati anche gli interventi dell’allora sindaco di Oristano, dott. Ladu, dell’assessore regionale al turismo l’avv. Mario Puddu, anch’egli oristanese, e del suo omologo comunale Sergio TROGU. Ecco le significative parole di quest’ultimo: “Sia l’aeroporto che il porticciolo turistico sono i nodi fondamentali da risolvere per il rilancio del turismo oristanese. Stiamo infatti risolvendo il problema della ricettività – è in fase di costruzione, tra l’altro, un grande camping a Torregrande – e questo perché già contiamo migliaia di presenze, ma vorremmo averne di più. E dunque fondamentale la necessità di disporre, …, di un porto turistico che sarebbe praticamente l’unico lungo la costa occidentale della Sardegna. … Esiste già un traffico di imbarcazioni da diporto di dimensioni ragguardevoli, c’è già una potenziale clientela. Certamente la realizzazione del porticciolo ne convoglierà dell’altra. Uguale discorso si può fare per l’aeroporto di Fenosu. Forse, in passato, questo problema è stato affrontato con l’ottica sbagliata. Bisogna considerare le condizioni di chi arriva, non tanto di che parte: per gli oristanesi, l’aeroporto di al massimo un’ora di viaggio. Per chi arriva, Oristano è assai più lontana nel senso che deve affrontare trasferimenti in pullman fino alle zone di soggiorno e villeggiatura. La possibilità di accogliere direttamente a Fenosu dei voli certe renderebbe più agevole questo processo di espansione turistica che auspichiamo…. Molto dell’avvenire della Quarta provincia è legato alla rete di trasporti, compresi quelli aerei”.

Sapete tutti come le cose poi sono andate …: 30 anni – tanti, troppi – per aprire l’aeroporto al traffico commerciale, un solo anno per chiuderlo del tutto, il fallimento della Sogeaor … ed ora il silenzio, spazzato di quando in quando dal vorticare turbinoso dei rotori d’elicottero. Fine di un sogno? Chissà!

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