SANITA’ SARDA E AUTISMO: SE NON CI FOSSERO LE FAMIGLIE! E SE A ORISTANO SORGESSE UN CENTRO PER LE PERSONE AUTISTICHE? [ADRIANO SITZIA]

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In questo periodo di forzata clausura e di decretato isolamento, che ha provocato e sta cagionando tanti seri problemi, le cui conseguenze non sono ancora né valutabili e forse neppure immaginabili, vi sono persone che hanno tribolato e sofferto ben più della media. Tra queste senza dubbio devono essere inclusi gli autistici e coloro che ne hanno cura. Purtroppo non mancano neppure qui da noi notizie di contesti familiari trovatisi in grave difficoltà nel gestire soprattutto gli autistici più gravi e con disturbi psichici come per esempio il D.O.C. In questi casi particolarmente complessi, infatti, già in tempi “normali” – cioè quando, persino in Sardegna, è comunque disponibile qualche sostegno esterno – le problematiche da affrontare sono molteplici, in quanto, soprattutto nei momenti di crisi acute, sorgono notevoli rischi per la stessa incolumità fisica sia della persona autistica sia di chi le è vicino. Si può dunque facilmente immaginare che cosa possa essere accaduto in questi quasi tre mesi di reclusione domiciliare, con conseguente sconvolgimento delle quotidiane abitudini, senza possibilità di contatti esterni e magari pure dentro spazi alquanto angusti e quindi disagevoli.
In generale, il fenomeno dell’autismo in Italia, come in molte altre realtà del mondo occidentale, sta assumendo dimensioni numeriche importanti, anche per il progredire dei criteri diagnostici e delle strategie di screening, che, tra l’altro, hanno permesso un abbassamento dell’età di prima diagnosi. Così recenti stime parlano di un bimbo autistico ogni 77, ossia, basandoci sulle nascite del 2019 – 435000 nuovi nati – ci sarebbero almeno 5650 potenziali autistici!!!Per quanto riguarda la Sardegna, ogni anno nascono in media almeno 70 bambini ai quali viene diagnosticato l’autismo. Un dato più concreto è quello del “Centro Disturbi Pervasivi dello Sviluppo” dell’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari e struttura di riferimento regionale, che, dal 2003 al 2017, ha visitato e segue circa 2.000 pazienti.
A fronte di questi numeri, qual è la risposta della sanità italiana? Come sempre molto disomogenea, perché varia da regione a regione. In Sardegna, per esempio, è ancora alquanto insufficiente, come, del resto, inadeguato e carente appare essere tutto il suo sistema sanitario. Un dato quest’ultimo oggi fin troppo evidente alla luce delle preoccupazioni emerse in questo lungo periodo emergenziale ed esternate persino da chi è il principale responsabile di tale situazione: la nostra classe politica! Nel caso in oggetto, oltre al succitato Centro dell’A. O. “Brotzu”, al Centro Terapie Farmacologiche in Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria sempre – e non può che essere così! – di Cagliari, e, ovviamente, ai servizi territoriali di neuropsichiatria, pare che ci sia … il deserto! Soprattutto – e nonostante le ricorrenti voci di imminenti inaugurazioni o aperture! – mancano in tutto il territorio isolano quelle strutture in grado di accogliere e di prendersi carico degli autistici, instradandoli, ove possibile, verso un percorso di valorizzazione delle loro particolarità e di costruzione di una loro autonomia, o, comunque, di gestire quei casi più difficili, dove, come detto, ci sono ulteriori gravi complicanze a livello di psiche. Centri diurni e residenziali con tutta una gamma di servizi educativi, riabilitativi e formativi per le persone autistiche, per i loro familiari oltre che per le varie figure professionali interessate, che, invece, in altre realtà italiane sono ben presenti e attivi. A questo proposito va evidenziato il fatto che in molte regioni “continentali” queste strutture sono sorte anche per l’azione diretta, concreta e determinata di specifiche fondazioni e di associazioni del terzo settore, ossia della famosa “società civile”. Tuttavia tale rilievo non può assolutamente essere valida giustificazione alla finora scarsa … attenzione delle istituzioni sarde, politiche e sanitarie.
In queste drammatiche settimane molte sono state le solenni affermazioni di una improcrastinabile svolta epocale come risposta alla gravissima crisi che stiamo attraversando. Una crisi, si dice, che deve sollecitare un ripensamento generale a livello economico, sociale, politico e, persino, burocratico-organizzativo. Se le cose stanno davvero così, allora anche in Sardegna sono auspicabili iniziative in questo senso. E sono ancor più auspicabili ad Oristano, la grigia addormentata nel bosco, che deve svegliarsi e darsi una mossa, al di là dei soliti trottoirs sfasciati, delle deiezioni canine, dei rifiuti in piazza Mariano e delle interminabili beghe politiche comunali. Una di queste iniziative potrebbe riguardare proprio la creazione nella città di Eleonora, anche in virtù della sua arcinota “posizione baricentrica” – ahi ahi!, l’ho evocata, amuleto cercasi! – di un centro residenziale e diurno dedicato alle persone autistiche ed ai loro familiari. Un centro in grado di fornire – finalmente! – a tutti i Sardi quell’approccio multidisciplinare e personalizzato, dove percorsi clinici e strumenti terapeutici, (ri)abilitativi ed educativi sempre aggiornati si integrino in una dinamica prospettiva riguardante non solo infanzia e adolescenza, bensì l’intero ciclo di vita del paziente – eh sì, anche gli autistici fortunatamente crescono, diventano adulti e pure vecchi!!! – e di chi gli è accanto. Per tentare di raggiungere un risultato così importante occorrono innanzitutto una particolare sensibilità sociale e una forte volontà politica da parte dei rappresentanti istituzionali oristanesi, in grado di condurre un’azione sinergica, quale finora è quasi sempre mancata! Ecco, il vero grande cambiamento di Oristano potrebbe essere proprio questo: unità di intenti e compattezza d’azione, al di là degli interessi particolari delle singole “botteghe”, del resto troppo piccole per poter reggere da sole il confronto con quelle di altre realtà, ormai cresciute a livello di … centri commerciali.