I TRE ANNI DELLA GIUNTA LUTZU: IL GIUDIZIO DI ROBERTO MARTANI (PD)

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Secondo appuntamento con gli interventi di alcuni politici oristanesi in occasione dei tre anni della Giunta Lutzu. Oggi presentiamo alcune riflessioni sull’operato di questa amministrazione proposte da Roberto Martani, già capogruppo di Insieme nella scorsa consiliatura, attualmente esponente di spicco del Partito Democratico oristanese, per il quale si è candidato alle ultime Comunali, ottenendo con 138 preferenze personali un eccellente quinto posto di lista.
Buona lettura.

Stiamo assistendo a delle evoluzioni politiche che se da un lato, obiettivamente, mettono in difficoltà il sindaco, dall’altro non fanno che sterilizzare qualsiasi tentativo di realizzazione dei programmi annunciati in campagna elettorale.
La Città sta pagando il tempo impiegato a trovare numeri e consensi all’interno del consiglio comunale.
Si spera che chi sino a pochi giorni fa stimolava la giunta dall’opposizione (e prima ne è stato fiero oppositore in campagna elettorale) e ora siede in maggioranza onori gli impegni assunti con le proposte allora formulate alla Giunta ed al Sindaco; prima che politico questo è un preciso dovere morale per giustificare lo sforzo di entrare in maggioranza che non può essere motivato se non dalla necessità di sterzare da quella deriva che ha visto la giunta tradire sistematicamente gli impegni e le promesse assunte in campagna elettorale (ricordiamo la questione della circonvallazione ovest e quella dell’housing sociale con palazzone annesso di via Lepanto, le parti di Oristano dimenticate).
Con colpa grave non hanno avuto seguito quei programmi che da soli avrebbero dato lustro all’azione politica e dato sostegno alla Città e che la stessa avevano disegnato per il futuro: mercato civico e annessi, piano particolareggiato del centro storico e piano urbano della mobilità (si pensi che in quel piano sono presenti le soluzioni che oggi la giunta vorrebbe adottare per aiutare il tessuto produttivo); si tratta di progetti condivisi ed approvati con la partecipazione fattiva dei cittadini e delle associazioni di categoria nella scorsa consiliatura, ma che non hanno ricevuto alcun sostegno (finanziamenti, contributi, agevolazioni, tutti strumenti indicati negli obiettivi dei rispettivi piani).
L’emergenza Covid-19 non potrà essere usata a scusante di questo giudizio proprio perché la stessa emergenza sta mostrando ora quanto stia incidendo negativamente sulla vita dei cittadini non aver tempestivamente agito per sistemare scuole, impianti sportivi, spazi comuni, ludoteche, e non aver dato completa attuazione e sostenuto i progetti che avrebbero creato sviluppo alla Città.
I progetti di Oristano Est ed il polo intermodale, che congiuntamente realizzati, avrebbero avuto decisive ricadute sulla Città, economiche e di mobilità, sono stati frazionati e lasciati senza il sostegno dello strumento economico che era stato previsto per far da moltiplicatore economico.
Purtroppo è diventata patologica la tendenza a non mantenere le promesse elettorali; questo è indice della necessità di un rinnovamento politico della città; la restaurazione dei vecchi equilibri politici cui stiamo assistendo, al di là di colpe e meriti, ha fallito; questa sostanziale ingovernabilità, che in un passato che pare replicarsi oggi, ha portato alla scelta delle dimissioni dei sindaci, necessita ora di una sterzata decisiva; pensiamo alla realizzazione degli impegni assunti sul porticciolo ed al “Piano Marshall” proposto dal sindaco per Torre Grande, e allora potremo archiviare, anche con benevolenza, le fatue promesse e raccolte di firme per uscire da Abbanoa, per non realizzare la circonvallazione ovest o il palazzone di via Lepanto, argomenti determinanti nella scorsa campagna elettorale.
Il giudizio non può essere positivo ma, da cittadino che ama Oristano, ritengo che sia ora necessaria una comunione di intenti ed una sintesi, e proprio partendo da questa fase di emergenza è auspicabile che l’azione del sindaco sia di coinvolgimento e non divisiva, e ciò a partire dal prossimo consiglio comunale, il quale, proprio in ragione del momento storico, dovrà dare la misura del futuro della città.