IL 30 GIUGNO SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELL’IGIENE AMBIENTALE CONTRO L’ART. 177 DEL CODICE APPALTI [ADRIANO SITZIA]

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La FP-CGIL, la FIT-CISL e la UIL-Trasporti, con un duro comunicato hanno annunciato la proclamazione per il 30 giugno prossimo della mobilitazione mediante sciopero generale di tutto il comparto dell’igiene ambientale (raccolta rifiuti, pulizia centri urbani etc.). Obiettivo di questa forte presa di posizione della categoria è l’art. 177 del Codice degli Appalti, secondo cui: “Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 7, i soggetti pubblici o privati, titolari di concessioni di lavori, di servizi pubblici o di forniture già in essere alla data di entrata in vigore del presente codice, non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell’Unione europea, sono obbligati ad affidare, una quota pari all’ottanta per cento dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni di importo di importo pari o superiore a 150.000 euro e relativi alle concessioni mediante procedura ad evidenza pubblica, introducendo clausole sociali e per la stabilita’ del personale impiegato e per la salvaguardia delle professionalità. La restante parte può essere realizzata da società in house di cui all’articolo 5 per i soggetti pubblici, ovvero da società direttamente o indirettamente controllate o collegate per i soggetti privati, ovvero tramite operatori individuati mediante procedura ad evidenza pubblica, anche di tipo semplificato. Per i titolari di concessioni autostradali, ferme restando le altre disposizioni del presente comma, la quota di cui al primo periodo è pari al sessanta per cento”.
Secondo i sindacati confederali tale norma, che riguarda ovviamente anche altri settori, da quello idrico a quello elettrico e del gas fino all’autostradale, “impatta pesantemente sui costi economici, obbligando le aziende a spezzettare rapidamente il servizio con gare al ribasso, e su quelli sociali, anche in previsione della perdita dei posti di lavoro [si calcola che siano a rischio complessivamente almeno 150.000 posti di lavoro] e dell’applicazione contrattuale non di settore che ne deriverebbe”. Il rischio è quello – si legge ancora nel comunicato delle segreterie nazionali del settore – di una “privatizzazione spezzatino” che provocherebbe “la destrutturazione del settore che ha visto crescere soggetti industriali capaci con l’apporto fondamentale di professionalità importanti cresciute negli anni” e, conseguentemente, “il disastro in un settore che, nonostante la crisi, sta provando a risollevarsi”. Inoltre potrebbe esserci una pesante ricaduta anche alla voce tariffe per l’utenza!!!
Le sigle sindacali confederali rimarcano infine la sordità mostrata finora dalla parte politica di fronte alla ripetuta disponibilità delle stesse a mettersi attorno ad un tavolo per trovare valide alternative all’attuale norma.
Contro l’art. 177 si sono schierate anche diverse associazioni di imprese tra cui recentemente ‘Elettricità futura’ e ‘Utilitalia’, che per bocca dei loro presidenti, rispettivamente Re Rebaudengo e Castelli, hanno sottolineato sia alcuni profili d’incostituzionalità riscontrabili nel testo della norma, sia le pesanti conseguenze che potrebbero aversi a livello di organizzazione d’impresa – si parla anche di SPA quotate in borsa – e sull’efficienza e la continuità stessa dei servizi pubblici, soprattutto nella fase di transito all’esternalizzazione.
Di parere opposto invece l’ANCE (Associazione Nazionale dei Costruttori Edili), il cui presidente, Buia ha evidenziato soprattutto il fatto che l’Europa avrebbe voluto che il 100 % dei lavori fosse affidato secondo le procedure descritte nell’art. 177, in quanto considera basilare il principio di concorrenza, non a caso uno dei pilastri dello stesso PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), contro le rendite di posizione. Buia ha ricordato che in questi anni sono stati persi circa 600.000 posti di lavoro “senza che nessuno sia sceso in piazza”.
Lo sciopero generale del 30 giugno ovviamente avrà come conseguenze il mancato ritiro dei rifiuti e l’interruzione di tutti gli altri servizi di pulizia e raccolta previsti dai contratti d’appalto.