QUANDO GREEN (SENZA PASS) STA SOLO PER CAMPO DA GOLF [ADRIANO SITZIA]

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Come ben si sa la politica ogni tanto si scopre “verde” – forse per una sorta di inconscia solidarietà nei confronti dei sempre più numerosi cittadini finiti “al verde” – ed allora individua qualche facile “target” – voglio essere internazionale! – su cui concentrare il fuoco mediatico e, poi, quello legislativo (a volte letale). In questo eccelle soprattutto la nostra beneamata UE con le sue crociate green, che, negli ultimi anni, dopo un progressivo aggiustamento del tiro, hanno iniziato a colpire con sempre maggiore precisione alcuni bersagli: la plastica su tutti, ma anche le auto a gasolio piuttosto che i detersivi. Battaglie certo giuste, doverose, ma, a mio avviso, alla fine più che altro “specchietti per le allodole”, dal limitato impatto ambientale, ma, tra aumento dei costi con i prodotti “bio” e “green”, tasse ecologiche ed altro, in grado soprattutto di portare qualche utile soldino nelle casse pubbliche e in quelle dei produttori più previdenti. Pensiamo per esempio agli oggetti monouso in plastica (piatti, posate, bicchieri, cannucce etc.), banditi dal luglio di quest’anno (direttiva europea 904 “S.U.P.”, cioè Single-use plastic products) in tutti gli stati UE, che saranno sostituiti da più o meno analoghi, ma adesso molto più costosi oggetti in polimeri organici, cioè in fibre naturali non modificate chimicamente, come l’ormai celebre “bagassa“, che nulla ha a che vedere con il professionismo del piacere. Il fine, oggettivamente, è giusto. Del resto gli iceberg di plastica che “navigano” negli oceani sono immagini davvero inquietanti. Tuttavia, siamo così sicuri che eliminando un po’ di plastica, riusciremo a migliorare davvero le cose, oppure il problema non è solo o tanto negli oggetti quanto nei discutibili comportamenti umani?
La foto di stamane nel parcheggio di un noto supermercato oristanese – per non parlare del “caddozzimine” diffuso! – mostra quanto il discorso “ambientale” in molte persone alla fine, come si dice, lasci il tempo che trova, tanto che forse anche i “target” dovrebbero essere quantomeno rivisti.