IN RICORDO DI UN GRANDE AMICO: EMILIO NAITZA [ADRIANO SITZIA]

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Ricordare con parole non scontate una persona cara che viene a mancare è una delle cose più difficili persino per quelli “bravi con la penna” (oggi tastiera). Ancor più se questa persona, senza farne mistero, ha sempre detestato la retorica santificazione, tradizionalmente riservata ai trapassati. Perciò Emilio ti chiedo scusa fin d’ora per questa mia grave mancanza di rispetto. Se poi dovessi esagerare, dai, non badarci, tutt’al più mandami dove già altre volte mi hai “cordialmente” mandato. Del resto, consentimelo, sento di doverlo fare, di doverne parlare. Sei stato non solo un amico, ma qualcosa di più e di diverso: sei stato un punto di riferimento. Non posso né dimenticare né tralasciare quel sincero rispetto reciproco, quel voluto custodire il nostro rapporto personale persino nei momenti di maggiore frizione, che non sono mancati negli oltre vent’anni di costante ed assidua frequentazione.

Una conoscenza e un’amicizia le nostre nate peraltro in un ambiente tutto fuorché facile qual è quello politico; un mondo dove, a tutti i livelli, una delle attività maggiormente praticate è… ci siamo capiti, anche se si sta dalla stessa parte o, addirittura, – e non era il nostro caso, almeno nel periodo margheritiano – nella stessa corrente. Ecco, invece per noi è stato diverso: il confronto non è mai mancato, in diversi momenti è stato anche aspro, ma poi smesse le divise, o scoperte le carte, subito la partigianeria cedeva il posto al ragionamento. E poi ci sono stati tanti altri momenti, come quelli ludici, magari davanti ad un buon caffè. E come dimenticare le mitiche cene, alle quali Emilio dava un contributo fondamentale con la sua notevole abilità ai fornelli; o la sua inconfondibile risata, forte, sonora, una vera esplosione di sana vitalità. E non dimentico anche il soprannome da lui affibbiatomi, il/su “Presidente/i”, al quale per un certo periodo rispondevo: “A pagu i beffasa”, “Premolare”, “Pretendente, prego” etc. E, ultimo acquisto, la gatta, che aveva adottato e che era immancabile oggetto delle battute degli ospiti.

Negli ultimi anni Emilio si era dedicato anima e corpo – è proprio il caso di dirlo! – al progetto ‘Atletico Oristano calcio femminile’. La sua intenzione era quella di trasformare questo sodalizio, dandogli una vera struttura, radicandolo nella città di cui porta il nome e nel suo territorio, insomma farne una società calcistica come quelle maschili, proiettata nel futuro. Per far questo ci aveva messo soldi, tempo, tanto impegno, entusiasmo, anzi posso obiettivamente affermare che si era messo in gioco con tutto se stesso. Un lavoro, uno zelo h24, in cui ha fatto praticamente di tutto: contabile, cuoco, autista, magazziniere, agente di viaggio, osservatore, psicologo,… E, pur tra tante difficoltà, qualche risultato stava iniziando a vedersi, anche sul rettangolo verde.

E appunto così voglio ricordarlo: in tribuna, presidente e soprattutto tifoso, incitare le sue ragazze, prendersela con gli arbitri, e il lunedì, qualche volta, criticare i miei resoconti, a suo dire eccessivamente severi con la squadra. Che poi, Emilio, in fondo è colpa tua: chi mi ha invitato a vedere le partite e a scriverne?

Ciao Amico!