SANTU LUSSURGIU RICORDA “SU MASTRU” FRANCESCO SALIS A CENT’ANNI DALLA SUA NASCITA [ADRIANO SITZIA]

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Solo la scuola può compiere il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. Così la pensava un democratico doc quale è stato Piero Calamandrei. Proprio pensieri come questo hanno ispirato in tutte le sue vicende terrene Francesco Salis, a Santu Lussurgiu, centro in cui nacque un secolo fa, conosciuto come “su Mastru”. E Maestro, Salis lo è stato davvero, per tante generazioni di lussurgesi, pizzoccheddos e omines mannos.
In un’intervista ancor oggi reperibile nel web, il Maestro Salis sosteneva tra l’altro che “la scuola non deve rimanere ferma in una posizione astratta, lontana dalla realtà. Deve invece continuare la sua azione educatrice nella vita“. Parole queste ancora oggi attualissime.
Ma Francesco Salis non è stato solo un appassionato educatore, nelle scuole del paese come nel Centro di Cultura Popolare UNLA (Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo). Infatti, proprio grazie al suo pluridecennale impegno di conservazione della memoria e delle tradizioni locali, nel 1976 ha aperto i battenti il ‘Museo della Tecnologia Contadina’, oggi dedicatogli, che conserva oltre duemila strumenti di lavoro e varia oggettistica di uso quotidiano, raccolti solo ed esclusivamente nel capoluogo del Montiferru.
Questa sua appassionata dedizione ha prodotto anche una serie di studi e ricerche relativi all’idioma locale, ai modi di dire, al linguaggio per così dire tecnico – ricordo un suo corposo e dettagliato contributo sul carro agricolo nelle sue varianti, parti costitutive, evoluzione, animali utilizzati ecc., con centinaia di termini lussurgesi raccolti e spiegati – dei quali alcuni sono diventati una ponderosa pubblicazione, adesso ultimata per i tipi dell’editore oristanese E. P. D’O. (Roberto Cau): ‘Studio della lingua sarda logudorese meridionale‘, dedicata ai “detti e proverbi sardi“.
Ieri sera, al salone del Centro di Cultura di Santu Lussurgiu, nel corso di un incontro sul tema ‘Il Sardo. Una lingua. Storia, identità, lessico‘, di questa cospicua opera sono stati presentati i volumi II (‘Gli animali‘) e III (‘La casa. La famiglia. Il vicinato. Il paese. La gente‘). Lo hanno fatto la figlia del Maestro, professoressa Mimi Salis, lo storico e scrittore Antonio Flore Motzo, attuale Sindaco di Scano di Montiferro, e Presidente della Corona de Logu, un’associazione di amministratori locali indipendentisti; e Silvia Mastinu, studiosa e docente di lingua sarda, nonché operatrice negli sportelli linguistici.
Mimi Salis, nel suo intervento, è andata indietro con la memoria fino agli anni della sua infanzia, in cui già aveva visto il padre insieme a diversi giovani iniziare le interviste e la raccolta di detti, frasi, modi di dire. “Ricordo meglio gli anni successivi – ha proseguito – quando babbo iniziò a classificare la raccolta. Un lavoro minuziosissimo, durato diversi anni e che comprendeva per ogni proverbio una traduzione letterale ed una per significato in italiano“. Si trattò in effetti di un lavoro imponente di “cinque quadernoni poi trascritti al computer“.
Dopo la scomparsa del Maestro Salis, avvenuta nel 2007, è stato edito il primo volume dedicato ai proverbi, modi di dire, oggetti di uso quotidiano e strumenti di lavoro presenti nelle stanze del Museo della Tecnologia contadina. La curò – ha ricordato la professoressa Salis – l’Associazione ‘Elighes Uttiosos’. “Ma all’epoca dovevano essere ancora trascritti al computer tre quaderni ed io stessa ho preso l’iniziativa di dividerli in due volumi
Mimi Salis poi è entrata nel dettaglio dell’opera, illustrandone le diverse parti, che praticamente riportano e descrivono con i relativi termini e le contestuali spiegazioni tutto ciò che era la vita della singola persona e della comunità.
Nel Montiferro si usa dire che “boe solu non tirat carru“. Ecco, l’auspicio è che il carro con la nostra memoria, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia trovi sempre qualcuno lo faccia muovere. Non uno, qualcuno!